Piz Prevat (m.2588) - cresta nord-est, parete sud-est

Piz Prevat (m.2588) - cresta nord-est, parete sud-est

Dettagli

  • Accesso stradale: da Chiasso seguire l'autostrada in direzione del Gottardo fino all'uscita di Quinto, da cui si torna indietro su strada statale per un paio di chilometri fino a Rodi, ove si parcheggia nei pressi della centrale elettrica.
  • Avvicinamento: da quì parte la funivia per la capanna Tremorgia, funivia che è aperta da fine maggio a inizio ottobre, dalle 7.30 alle 19.00. Il biglietto di andata e ritorno costa 20 chf, ed è rilasciato da una macchinetta automatica, che accetta solo franchi svizzeri.
    Dall'arrivo della funivia seguire il sentiero per il passo di Campolungo: è inutile tentare si salire più: direttamente, ci si troverebbe su una faticosa pietraia. Dal passo una stretta traccia si stacca sulla sinistra: seguirla, passare sotto lo spigolo NE, poi sotto il canale che lo divide dalla cresta NE, ed arrivare fino ad un evidente sella della cresta NE.
    Risalire la cresta, inizialmente per roccette e tracce di sentiero, fino a quando questa non si impenna più decisamente (due spit visibili). Quì ci si può legare ed eventualmente lasciare del materiale: l'itinerario di discesa ripassa per la sella. (1h30)
  • Discesa: dalla vetta a sinistra per tracce di sentiero, fino ad una prima calata (25 metri) poi ancora sentiero e altre due doppie (2 x 25 metri) mirando ad una selletta. Da qui per tracce di sentiero si scende a sinistra, prendendo poi una traccia sempre a sinistra, che ripassa dalla sella alla base della cresta NE.
  • Difficoltà: max V.
  • Sviluppo: 8 lunghezze, per circa 260 metri di sviluppo.
  • Attrezzatura: attrezzatura molto disomogenea: in via sono presenti, senza una chiara logica, alcuni spit e qualche chiodo. Soste per lo più da attrezzare, su spuntoni e massi incastrati o su uno spit/chiodo eventualmente da integrare. Sprotetta l'ultima lunghezza, che avrebbe meritato un paio di chiodi. Necessari dadi/friend/cordini.
  • Esposizione: nord-est, sud-est per le ultime due lunghezze.
  • Tipo di roccia: granito (più precisamente uno gneiss con intrusioni di cristalli bianchi).
  • Periodo consigliato: estate, inizio dell'autunno. Probabilmente a giugno la base dello spigolo è innevata, ma la cosa non dovrebbe costituire un problema.
  • Tempo salita: 3h00.
  • Riferimenti bibliografici:
    • Jürg von Känel, Plaisir Sud, Edition Filidor, 2000
    • Fiorucci L., Miotti G., Dimensione Quarto. Le più belle arrampicate delle Alpi Centrali, Edizioni L'Arciere e Vivalda Editori, 1994
  • Relazione
  • Lunghezza 1, III: risalire semplici roccette e poi un'impennata, protetta con qualche spit. Più sopra la cresta si spiana: sostare su spuntoni o massi incastrati.
  • Lunghezza 2, III: proseguire per un tratto orizzontale semplice fino ad una nuova impennata della cresta (spit), cui segue un diedro facilmente proteggibile. Sosta su uno spit (fessure per integrare) alla base di un ampio diedro appoggiato e rocce più verticali a destra, sul filo di cresta.
  • Lunghezza 3, II: risalire il diedro appoggiato uscendone a sinistra (facile). Per gradoni erbosi fino ad una piazzola alla base di rocce verticali: spit e sosta consigliata (noi abbiamo proseguito, ma l'attrito delle corde risultava eccessivo: meglio fermarsi facendo un tiro corto).
  • Lunghezza 4, IV+/V: salire a destra verticalmente sopra lo spit, per diedro aperto ben appigliato e protetto (altro spit e chiodo). Traversare poi a destra scavalcando il filo di cresta (passando cioè sul lato destro della cresta rispetto alla direzione di salita). Chiodo. Risalire quindi per placca a sinistra (spit) fin quasi sul filo di cresta, che si segue verso destra, andando a sostare su spuntoni o massi incastrati. Lunghezza varia e pittoresca.
    Osservando dall'alto si vede uno spit che fa pensare che sia possibile, dalla piazzola di sosta, proseguire a sinistra, anzichè salire il diedro aperto. Soluzione non verificata, apparentemente più semplice, ma, per quanto si può vedere, meno interessante.
  • Lunghezza 5, I, passo di IV: proseguire tra gli spuntoni con percorso orizzontale fino ad un gendarme che si supera diretamente (spit) e che va poi disceso sul lato opposto (spit) con un passo delicato, difficile per i corti. Passo divertente, ma percorso illogico... Sosta da attrezzare su fessure e spuntoni.
  • Lunghezza 6, I: proseguire salendo una specie di rampa appoggiata, poi per erbe e rocce traversare e salire decisamente a destra ad un evidente intaglio, da cui si scorge uno spit sulla parete retrostante. Scendere dall' intaglio entrando nel canale tra cresta e spigolo, e risalirlo per alcuni metri fino ad una selletta, dove sostare su massi incastrati.
  • Lunghezza 7, IV+: risalire una specie di canale poco accennato (spit), e proseguire dritti (o aggirare da destra le difficoltà). Si prosegue per rocce sempre più erbose, ma solide ed appigliate, fino ad uno spiazzo prima di un tratto verticale. Chiodo, sosta da rinforzare. Volendo si potrebbe evitare la sosta, ma il risultato sarebbe un discreto attrito delle corde, e una lunghezza di oltre cinquanta metri.
  • Lunghezza 8, IV+/V: tiro chiave, anche per la scarsa chiodatura (1 ch). In verticale per un diedro fino ad una netta lama: proteggersi con un friend medio piccolo e salire, con un passo atletico, su una cengia. Con percorso logico (e semplice) si segue la cengia verso destra, per salire quando essa termina in un canale erboso: chiodo. Da quì inizia il tratto delicato: dieci/quindici metri verticali, sprotetti ma ben appigliati. Affrontare direttamente la paretina a sinistra del chiodo, possibilità di proteggersi con friend medi. Uscita delicata su erba e con qualche sasso mobile (prestare attenzione). Traversare a sinistra di una decina di metri e sostare su spuntoni.
  • per tracce di sentiero si raggiunge in breve la cima: libro di vetta in una scatola metallica.
  • Note: via discreta, con chiodatura poco omogenea. Potrebbe essere consigliabile a principianti con un po' di esperienza, se non fosse per le ultime due lunghezze, poco chiodate, con percorso da cercare, ed uscita delicata.
  • Aggiornamento: relazione a cura di Riccardo Girardi, 26 giugno 2005.
  • Disclaimer
    L'alpinismo su roccia e ghiaccio è un'attività potenzialmente pericolosa se non praticata con adeguata prudenza e cognizione di causa.
    Le vie descritte in queste relazioni sono state da noi percorse e descritte "di prima mano" con la maggior precisione possibile, ma questo non può in alcun modo sostituire la vostra valutazione e responsabilità personale.