Pizzo Tignaga (m.2653) - spigolo Sud
Dettagli
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Avvicinamento:
da Carcoforo (Valsesia - Val Sermenza) salire al rifugio Boffalora (0h40). Proseguendo dietro il rifugio per l'evidente sentiero che risale la valle, si supera l'alpe Egua e si percorre il successivo tratto a tornanti fino ad un bivo: seguire a sinistra la diramazione 122a, che ritorna verso valle alzandosi in quota, fino alla baite di pian delle Ruse (m.2025, 1h30 da Carcoforo, sentiero poco tracciato nell'ultima parte).
Da qui lo spigolo sud del Pizzo Tignaga è ben visibile: si sale direttamente verso la sua base, aggirando da dx o sx una fascia di rocce, con percorso libero (qualche ometto) su terreno erboso abbastanza disagevole ed in ultimo su pietraia. (2h30 da Carcoforo) - Attacco: l'attacco della via è nel punto più basso dello spigolo, in corrispondenza di una placca appoggiata sovrastata da un saltino e da un diedro compatto.
- Discesa: a dx (est) rispetto al percorso di salita, seguendo una serie di ometti. Da un certo punto in poi non abbiamo più trovato ometti, ma siamo rimasti sulla cresta, con qualche passo delicato e percorso da cercare, fino ad una netta sella, da cui in breve ad un sentierino. Per pietraia si ritorna alla base della via. (0h45) Da quì ridiscendere a valle per il percorso usato per l'avvicinamento. (1h45 ulteriori)
- Difficoltà: prevalentemente III e IV, max IV+.
- Sviluppo: 7 lunghezze di corda per circa 250 metri di dislivello.
- Attrezzatura: via completamente da attrezzare, sia sui tiri, sia alle soste, che di solito si preparano agevolmente su massi incastrati o spuntoni. Portare nut, friend e cordini. Martello e chiodi per eventuali emergenze.
- Esposizione: sud.
- Tipo di roccia: granito.
- Periodo consigliato: estate, inizio dell'autunno.
- Tempo salita: 4h00.
- Primi salitori: A. Superti, C. Kammer, 1998.
- Riferimenti bibliografici: relazione in rete dei primi salitori (http://mountaincafe.altervista.org/files/VIE/M4N/Tignaga.pdf)
- Cartografia: Kompass foglio 88, Monte Rosa, scala 1:50.000.
- Relazione
- Lunghezza 1, IV, III, 50 metri: non affrontare direttamente il diedro in partenza: strapiombante e poco proteggibile. Spostarsi a dx di qualche metro e risalire un diedrino più proteggibile, uscendone poi a sx. Seguire verso sx una rampa con una bella fessura ben proteggibile. Poi a dx per rampe erbose fino ad una strozzatura erbosa. Risalirla e proseguire verso sx nel canale erboso o sulla rampa alla sua sx fino a delle rocce rotte, da cui proseguire dritti ancora per qualche metro.
- Lunghezza 2, IV, IV+, IV, 45 metri: a dx per diedrino, riattraversare poi a sx con passi delicati su lame fino alla base di un diedro fessurato costituito da una grossa lama staccata, proteggibile nella fessura di fondo con uno/due friend medio/grossi. Risalire la lama uscendo su una cengia erbosa alla base di una placca compatta. Spostarsi a dx e risalire un caminetto a lame ben proteggibile.
- Lunghezza 3, IV, III, 50 metri: a dx per diedrino difficile, si prosegue poi con percorso abbastanza libero per rocce rotte fino a dove la cresta torna a raddrizzarsi.
- Lunghezza 4, IV, III, 50 metri: si aggira a sinistra il gendarme adiacente alla sosta, poi si torna subito in cresta a dx su un canaletto di rocce rotte, salendo così alla base del gendarme placcoso e triangolare ben visibile già all'inizio del tiro. Salire a dx (due chiodi) scavalcando lo spigolo, e proseguire traversando in obliquo a dx. Superare un profondo intaglio e sostare poco dopo.
- Lunghezza 5, III, IV, III, II, 50 metri: proseguire per rocce rotte, con percoso via via più semplice. Più facile stando a sx, un po' più difficile stando al centro, dove si può risalire un risalto con molte fessure.
- Lunghezza 6 e 7, passi di II, un centinaio di metri: rocce rotte e percorso libero e via via più semplice fino alla vetta. Libro di vetta in una scatola metallica.
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Note:
rispetto alla relazione dei primi salitori abbiamo evitato alcuni dei tratti in placca indicati, che risultavano sprotetti e improteggibili, e che erano di solito aggirabili per caminetti e diedrini più proteggibili (anche se più erbosi...).
Via discreta, da ricercare data l'assenza di chiodatura, ma con percorso logico, in ambiente panoramico sul Monte Rosa e le vallate circostanti. La zona sembra essere poco frequentata: nonostante Carcoforo fosse invasa di camper ed il parcheggio pieno, abbiamo incontrato solo due o tre escursionisti in tutta la giornata. - Aggiornamento: relazione a cura di Riccardo Girardi, da una ripetizione con Bruno Illuminati il 25 luglio 2010.
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Disclaimer
L'alpinismo su roccia e ghiaccio è un'attività potenzialmente pericolosa se non praticata con adeguata prudenza e cognizione di causa.
Le vie descritte in queste relazioni sono state da noi percorse e descritte "di prima mano" con la maggior precisione possibile, ma questo non può in alcun modo sostituire la vostra valutazione e responsabilità personale.