Monte Plu (m.2195) - via dello Sperone Grigio integrale
Dettagli
- Accesso stradale: da Ceres (Val d'Ala - TO), si raggiunge la frazione Chiampernotto 941 m e si parcheggia in prossimità del ponte sul torrente (stradina a s. salendo).
- Avvicinamento: individuato il segnale del sentiero, d. orografica del torrente, si transita nei pressi di alcune abitazioni, per guadagnare la traccia segnalata che ripidamente risale un castagneto. Raggiunta l'alpe Monaviel 1260 m (sorgente prima della radura), traversare fra le case e tendere a ovest (bolli color lilla) fino a raggiungere un tratto del sentiero che traversa pianeggiante fino al canale de Plu. Lo sperone è ora visibile in tutta la sua imponenza. Risalire il canale inizialmente sulla d. orografica, per circa 200 m, fra placche e saltini (bolli rossi), talvolta traversando il torrente, fino a che la via è sbarrata da un enorme blocco tavolare. Vincere il camino sulla s. orografica (corda fissa) e depositare gli zaini in questo comodo luogo di sosta. Risalire ancora il canale, piegando verso la s. orografica, fino alla base dello sperone. (2h00)
- Attacco: attaccare circa 10 m a monte del punto più basso dello sperone, in corrispondenza di una evidente lama staccata, cui segue la fessura della prima lunghezza. Notare anche un bollo di smalto giallo con la scritta "integrale" piuttosto sbiadita.
- Discesa: raggiunta la sommità del IV° risalto, percorrere pochi metri in direzione del punto più basso della crestina e imboccare il canale ad est. Scenderlo integralmente, talora con semplici passaggi in arrampicata, e aiutandosi con 2 brevi doppie, fino a raggiungere il blocco tavolare, deposito dei sacchi. (1h45/2h00)
- Difficoltà: IV/V+ e A0.
- Sviluppo: 260 m (sviluppo 300 m - 10 lunghezze).
- Attrezzatura: normale dotazione alpinistica, 12 rinvii, serie di nuts e friends, 2 corde da 50 m. La via è chiodata e le soste sono attrezzate a spit.
- Esposizione: sud.
- Tipo di roccia: serpentino.
- Tempo salita: 3h30/4h00.
- Primi salitori: M. De Albertis con P. e L. Fornelli per la via Classica - 1950. G.P. Motti, P. Fulgenzi, P. Giglio, U. Manera, A. Re e I. Pivano per le prime 5 lunghezze (la penultima lunghezza è la variante Appiano) - 1966.
- Riferimenti bibliografici: A. Gogna, Cento nuovi mattini, Ed. Zanichelli
- Relazione
- Lunghezza 1, V+, III, 30 metri: direttamente per la fessura sopra la lama che distingue l'attacco, per poi piegare leggermente a d. (S1 su 2 spit)
- Lunghezza 2, IV+, V, 25 metri: superare la successiva lama staccata e proseguire nel diedro fessurato, con lame verticali, fino ad uscirne verso s. ad un comodo punto di sosta. (2 ch., S2 su 2 spit)
- Lunghezza 3, A0, V, 20 metri: seguire la cengia verso s. per qualche metro (lato ovest) fino a riconoscere il diedro verticale e fessurato della via di salita (vecchio cuneo). Risalire il diedro fino a quando perde di verticalità, arrampicare sul lato s. per poi rientrare sul fondo del medesimo. (4 ch., S3 su 2 spit)
- Lunghezza 4, V, V+ poi IV+, 30 metri: proseguire nel diedro fino ad un ripiano (sosta possibile, 2 spit), appoggiare a d. scavalcando lo spigoletto, proseguire per placca dapprima diritto poi verso d. fino alla sommità della placca. (3 ch., S4 su 2 ch. e 1 clessidra)
- Lunghezza 5, V e VI, poi IV, 30 metri: proseguire seguendo la fessura a s. in direzione di un mugo, su diritto fino a 2 ch., spostarsi leggermente a s. e guadagnare la sommità del I° salto superando un piastrino e poggiando a d. (4 ch., S5 su 2 spit)
- Lunghezza 6, V poi IV, 25 metri: traversare a d. fino a doppiare lo spigolo, risalire la larga fessura, quindi seguire il diedro adagiato che riporta a s. fino ad un comodo terrazzino. (4 ch., S6 su 2 spit)
- Lunghezza 7, IV+ poi III, 30 metri: direttamente per lo strapiombino, uscendone a d. e proseguendo per lo spigolo tenendo leggermente a d. (1 ch., S7 su 2 spit)
- Lunghezza 8, III+ poi II, 20 metri: ancora diritto sullo spigolo e la crestina orizzontale alla sommità del II° salto; da cui spostarsi a s. qualche metro e guadagnare la sommità di un blocco. (S8 su 2 spit)
- Lunghezza 9, V, V+ poi IV, 40 metri: salire il diedro superficiale e aperto, parallelo al più evidente e profondo diedro di d., spostarsi a s. per placca, superare uno strapiombo e il seguente diedro verticale che sfocia alla sommità del III° salto. (4 ch., S9 su 2 spit)
- Lunghezza 10, III-, 30 metri: più facilmente fino alla sommità del IV° salto, per crestina orizzontale e spigolo.
- Note: ci siamo ritrovati ad effettuare la salita, in un tiepido sabato di giugno, godendo di un'assoluta solitudine. Nonostante lo sperone e le sue creste siano noti quale palestra d'allenamento, soprattutto agli alpinisti torinesi, l'ascensione si connota come un'interessante avventura di media montagna. L'avvicinamento un poco laborioso, forse aiuta nel limitare un accesso di massa. Senz'altro una gita da consigliare a chi non si accontenta di frequentare sempre i soliti luoghi. La roccia è un entusiasmante serpentino ricco di fessure ed appigli netti.
- Aggiornamento: relazione a cura di Davide Rogora e Claudio Camisasca, 5 Giugno 2004.
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Disclaimer
L'alpinismo su roccia e ghiaccio è un'attività potenzialmente pericolosa se non praticata con adeguata prudenza e cognizione di causa.
Le vie descritte in queste relazioni sono state da noi percorse e descritte "di prima mano" con la maggior precisione possibile, ma questo non può in alcun modo sostituire la vostra valutazione e responsabilità personale.