Punta della Sfinge (m.2802) - via Bramani
Dettagli
- Avvicinamento: dai Bagni di Masino, in Val Masino (parcheggio a pagamento in estate) salire al rifugio Omio per sentiero (1h50). Dal rifugio Omio seguire il sentiero per il passo Ligoncio. Prima che il sentiero salga decisamente verso il passo, abbandonarlo uscendo verso sinistra. Ci sono indicazioni su un sasso, ometti e tracce di sentiero che permettono di salire agevolmente verso la Sfinge (ma si può passare un po' ovunque), arrivando quasi alla base dello spigolo di destra, guardando la Sfinge da valle. (1h10 dal rifugio Omio. Da valle: circa 3h00)
- Attacco: sul lato sinistro di una placca appoggiata alla parete.
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Discesa:
due possibilità:
- dall'ultima sosta scendere a doppie lungo la via, utilizzando gli anelloni di sosta. Soluzione sconsigliata in caso di affollamento sulla via;
- dall'ultima sosta proseguire in orizzontale e scendere poi obliquamente verso sinistra, per roccette, puntando a due evidenti ometti. Passare a monte del secondo ometto e scendere arrampicando per alcuni metri, arrivando così ad una comoda cengia fino ad un ancoraggio di calata (segni di vernice rossa su un masso).
Da qui con 1x40 e 1x20 si arriva ad un intaglio, da cui si scende con altre due calate: 1x30 e 1x50. Le prime due doppie sono molto appoggiate, le ultime due molto verticali. Tutte le calate lunghe sono spezzabili su ancoraggi intermedi.
- Difficoltà: max IV (passi).
- Sviluppo: 5 lunghezze, per circa 250 metri di sviluppo.
- Attrezzatura: soste attrezzate con anelloni cementati, presente anche qualche sosta intermedia su chiodi, che normalmente si salta. Per il resto la via è quasi completamente da attrezzare: utili quindi friend e dadi.
- Esposizione: nord-est, al sole al mattino e nel primo pomeriggio.
- Tipo di roccia: granito.
- Periodo consigliato: estate.
- Tempo salita: 2h00/3h00 (secondo l'affollamento della via...).
- Primi salitori: G. Alessio, L. Binaghi, V. Bramani, G. Forgiarini, 30 agosto 1931.
- Riferimenti bibliografici: Maspes G., Miotti G., Masino Bregaglia Disgrazia, Guide dalla Guide, 1996 (schizzo generico e indicazioni sommarie)
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Cartografia:
- CNS (Carta Nazionale Svizzera) n° 1296 - Sciora, scala 1:25.000
- Meridiani Montagne, Pizzo Badile, scala 1:40.000
- Kompass, foglio 92, Chiavenna - Val Bregaglia, scala 1:50.000
- Relazione
- Lunghezza 1, IV-, III, IV-: salire in placca e poi sfruttando l'evidente fessura formata dal lastrone appoggiato alla parete (in loco un friend incastrato). Arrivare in cima al lastrone e proseguire verticalmente per placchette e lame, semplici ma da verificare: non sono tutte solide come possono sembrare. Salire fino ad un cordino in clessidra, da cui traversare a sinistra in orizzontale di poco meno di due metri, ragiungendo un sistema di lame che permette di proseguire agevolmente fino alla sosta, costituita da un anellone cementato. E' possibile spezzare la lunghezza fermandosi qualche metro sopra il lastrone appoggiato.
- Lunghezza 2, IV-, III: la via prosegue con percorso logico lungo un ampio diedro-canale che sale sopra la sosta, piegando leggermente a sinistra: arrampicata simile a quella della lunghezza precedente, per placchette, lame e fessure. Ci si avvicina poi allo spigolo, proseguendo per rocce più rotte, con percorso libero, fino alla sosta.
- Lunghezza 3, III, IV-, IV: proseguire senza particolari difficoltà fino ad una placca, chiusa in alto da un risalto. Risalire la placca sfruttandone il bordo destro, e traversare poi orizzontalmente a sinistra sotto il risalto. Salire obliquamente verso sinistra entrando in un diedro (chiodi) che più sopra strapiomba. Alzarsi un poco nel diedro e uscirne subito orizzontalmente a destra: da quì si sale abbastanza agevolmente. Poco sopra, a sinistra, chiodo fuori linea con fettuccia rossa. Segue una placchetta con buoni appoggi, che si sale sfuttando il bordo verticale di una placca. Lungo il tiro è anche presente una vecchia sosta su chiodi da saltare.
- Lunghezza 4, IV-, III, III+: salire leggermente a destra della sosta per una placca apparentemente compatta, che in realtà: è invece ricca di appigli (clessidra). Seguono placchette più semplici (chiodi per sosta possibile) e poi una breve impennata, che permette di arrivare ad un anellone di sosta posto sopra un gradino, che si sale agevolmente da destra.
- Lunghezza 5, III+, IV-: proseguire per diedrini e placchete fino a cambiare versante (verso la Val Codera, in ombra!). Un breve tratto semplice (chiodo) da cui tornare poi a sinistra in obliquo sullo spigolo (delicato) (spit sullo spigolo). Proseguire lungo lo spigolo, costituito in parte da grossi massi, con percorso non obbligato, piegando infine un poco a sinistra fino ad una sosta costituita da uno spit con anello. In caso di attrito eccessivo delle corde, è possibile attrezzare agevolmente una sosta qualche metro più in basso, su un masso incastrato proprio sul filo dello spigolo.
- Note: bella via, non difficile ma non banale, in ambiente grandioso. Abbiamo salito la via nell'ambito del corso base di alpinismo del 2006: usciti dal rifugio nella nebbia, siamo sbucati, dopo un quarto d'ora, sopra le nuvole, che formavano un tappeto sotto di noi, mentre la sfinge sfolgorava nel cielo blu...
- Aggiornamento: relazione a cura di Riccardo Girardi, 10 settembre 2006.
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Disclaimer
L'alpinismo su roccia e ghiaccio è un'attività potenzialmente pericolosa se non praticata con adeguata prudenza e cognizione di causa.
Le vie descritte in queste relazioni sono state da noi percorse e descritte "di prima mano" con la maggior precisione possibile, ma questo non può in alcun modo sostituire la vostra valutazione e responsabilità personale.