Punta della Sfinge (m.2802) – via dei Morbegnesi
Dettagli
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Avvicinamento:
raggiungere i Bagni di Masino, parcheggiare ai lati della strada di accesso alle Terme oppure nel parcheggio riservato al suo interno (a pagamento). Superare l'albergo ed un piccolo bosco, attraversare un ponte sul torrente e seguire le indicazioni per il rifugio Omnio. Superata una radura si giunge ad un bivio segnalato da una palina indicatrice. Imboccare a destra il sentiero che sale ripido nel bosco, supera un'ampia radura e sale ancora costeggiando la base di alcune pareti rocciose. Oltre il bosco sale per prati e balze erbose. Ben segnalato da bolli rossi e bianchi, il sentiero supera due masi e porta ad un piccolo pianoro dove è posto il rifugio Omnio. (2h15)
Dal rifugio seguire il sentiero per il passo Ligoncio. Ad un bivio proseguire dritti in direzione sud-ovest sul sentiero Dario di Paolo (ben segnalato da bolli rossi e bianchi) che sale un canale detritico e porta ad una zona di placche rossastre molto abbattute. Da qui abbandonare la traccia e salire verso destra su morena e raggiungere la base della parete sud-est della Punta Sfinge. (1h00 dal rifugio Omnio) - Attacco: circa in centro parete, alla base di una placca fessurata sulla verticale di un netto diedro.
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Discesa:
n° 2 calate in corda doppia da 50 metri lungo la parete nord-est, in prossimità della cresta Est.
La prima dalla S8 fino ad un grosso anellone resinato, la seconda e ultima porta alla base della parete. Scendere fra grossi blocchi seguendo qualche sporadico ometto di pietre che porta all'estremità destra della parete (faccia a monte). Imboccare il sentiero dal passo Ligoncio che porta al rifugio Omnio ben segnalato inizialmente da ometti di pietre ed infine da numerosi bolli rossi e bianchi. (1h30)
Dal rifugio si rientra poi ai Bagni di Masino. (1h30) - Difficoltà: TD-, VII o V+ e A1.
- Sviluppo: 250 metri.
- Attrezzatura: soste da attrezzare su chiodi, presenti un fix sulla seconda lunghezza ed uno ad integrazione dei chiodi della S2. Necessaria serie di friend fino al n°4 BD, staffa utile ma non indispensabile. Utili cordini in kevlar e qualche cordone da 3 metri per attrezzare alcune soste su chiodi distanziati.
- Esposizione: sud-est.
- Tipo di roccia: granito.
- Periodo consigliato: estate.
- Tempo salita: 4h00.
- Primi salitori: F. Botta, F. Bottani, G. Dell'Oca, A. Passerini, L. Romegialli il 28/08/1964.
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Riferimenti bibliografici:
- Gaddi A., Masino Bregaglia – Regno del Granito, Edizioni Polaris, Sondrio
- Sertori M., Lisignoli G., Solo Granito – Masino Bregaglia Disgrazia – Arrampicate classiche e moderne, Edizioni Versante Sud, Milano
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Cartografia:
- CNS (Carta Nazionale Svizzera) n° 1296 - Sciora, scala 1:25.000
- Meridiani Montagne, Pizzo Badile, scala 1:40.000
- Kompass, foglio 92, Chiavenna - Val Bregaglia, scala 1:50.000
- Relazione
- Lunghezza 1, V, 45 metri: salire un gradone e proseguire per una bella fessura, raggiungere un piccolo pulpito sulla destra. Con un passaggio delicato riprendere la fessura e salire fino ad un vecchio chiodo. Obliquare a destra su piccole lame superficiali e raggiungere la base del diedro. Sosta su due chiodi collegati da un vecchio cordone. Presente un tassello di un fix a cui è stata rimossa la piastrina.
- Lunghezza 2, IV+, 25 metri: salire il netto diedro fino ad un fix sulla parete destra. Proseguire in verticale (chiodo) fino ad un pulpito dove si sosta su due chiodi ed un fix.
- Lunghezza 3, V, 25 metri: proseguire nel diedro, superare uno strapiombino (chiodo) ed uscire su cengia su grossi ciuffi d'erba. Sosta a destra su tre chiodi molto vicini.
- Lunghezza 4, IV, 25 metri: salire un diedro-canale erboso fino ad una buona cengia (un chiodo). Sosta da attrezzare su due chiodi.
- Lunghezza 5, IV, 30 metri: in verticale fino ad un chiodo con anello aperto (strozzare un cordino), obliquare poi a sinistra su placca e salire il successivo diedro molto abbattuto. Superare una breve placca sfruttando una grossa lama (una fettuccia incastrata) e raggiungere una comoda cengia. Sosta su due chiodi.
- Lunghezza 6, IV, V+ 35 metri: non salire il diedro verticale sopra la sosta ma traversare a sinistra in graduale ascesa per circa 6 metri superando una bella placca fessurata. Ristabilirsi a destra su piccola cengia alla base di un diedro (possibile sosta su due chiodi vicini). Rinviare la sosta e salire il diedro, superare un blocco instabile (attenzione) e traversare a sinistra fino ad un chiodo con cordino usurato. Continuare la traversata a sinistra sfruttando delle piccole lame superficiali di colore grigio. Con un passo delicato afferrare lo spigolino e ristabilirsi su un comodo terrazzino alla base di un diedro sovrastato da un tetto fessurato con masso incastrato al suo interno. Sosta da attrezzare su due chiodi.
- Lunghezza 7, IV, VI, III, 15 metri: non salire in verticale verso il tetto con il sasso incastrato (fuori via), ma traversare a sinistra su esile cornice erbosa, rimontare un gradone e portarsi alla base di una placca sovrastata da uno strapiombo con sasso incastrato (chiodo in basso a sinistra). Salire la placca verso destra fino ad un chiodo con cordino usurato, traversare verso sinistra pinzando delle lame rovesce (delicato), superare lo strapiombo, salire un breve diedro erboso ed uscire su comoda cengia erbosa. Sosta da attrezzare su due chiodi lontani. E' possibile unire le lunghezze 6 e 7 allungando per quanto possibile le protezioni per evitare eccessivi attriti delle corde.
- Lunghezza 8, IV, VII o V+ e A1 su chiodi a pressione, VI+ o V+ e A1, V+, 50 metri: salire il diedro erboso sopra la sosta, uscire a destra alla base della placca attrezzata con i chiodi a pressione. Salire in verticale per delle belle lame e raggiungere i chiodi. Salire in artificiale superando due chiodi a pressione poi un chiodo con grosso anello infisso nella fessura ed i successivi due chiodi a pressione. Raggiungere una nicchia alla base del camino d'uscita (vecchio cuneo marcio). Superare lo strapiombo verso destra (chiodo con anello) ed entrare nel camino a "V". Salire faticosamente il camino aiutandosi anche con lo spigolo destro (due chiodi di cui il primo inutilizzabile: non si riesce a strozzare neanche un cordino) ed uscire sulla cresta di vetta. Sosta su due fix ed un chiodo collegati da una fettuccia ed un cordino con moschettone per calata in corda doppia (senza ghiera). Recupero scomodo del secondo di cordata.
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Note:
bella via classica, tra le più ripetute della valle. Si affrontano fessure, placche, diedri, camini, strapiombi ed un breve tratto in artificiale su chiodi a pressione. Noi abbiamo trovato il diedro che caratterizza la parte inferiore della via completamente bagnato a causa di una forte precipitazione avvenuta durante la notte precedente alla nostra ripetizione. Pertanto in simili condizioni, anche su difficoltà modeste, la scalata risulta essere estremamente delicata per via della vegetazione presente sull'itinerario. La parte alta della via invece è meno disturbata dall'erba e con buon soleggiamento la roccia asciuga molto velocemente.
Ignoti hanno effettuato un tentativo di spittatura della via che si è concluso alla S2. - Aggiornamento: relazione a cura di Simone Rossin, da un'ascensione effettuata con Michele Borgonovi il 14 agosto 2012.
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Disclaimer
L'alpinismo su roccia e ghiaccio è un'attività potenzialmente pericolosa se non praticata con adeguata prudenza e cognizione di causa.
Le vie descritte in queste relazioni sono state da noi percorse e descritte "di prima mano" con la maggior precisione possibile, ma questo non può in alcun modo sostituire la vostra valutazione e responsabilità personale.