Resegone, Torre Elisabetta (m.1500 circa) - via Normale
Dettagli
- Accesso stradale: da Lecco salire al parcheggio della funivia per i Piani d'Erna.
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Avvicinamento:
raggiungere i Piani d'Erna in funivia (corse dalle 8.30 circa, conviene prendere solo l'andata) scendere lungo la strada asfaltata, e imboccare il sentiero n° 5, che in poco più di mezz'ora conduce al Passo del Fo. Fino a quì è anche possibile arrivare salendo a piedi dal parcheggio alla partenza della funivia, in 1h30.
Dal Passo del Fo salire a sinistra seguendo le indicazioni per la ferrata del Cinquantenario, il cui attacco si raggiunge in pochi minuti. Proseguire per sentiero, e, dopo un cinquantina di metri, salire a destra per una decina di metri per tracce di sentiero: a sinistra si vede una catena, che serve per raggiungere l'attacco di alcune vie moderne. La normale attacca invece a destra, dove si vede (poco!) un grosso spit grigio, con qualche traccia di vernice rossa intorno. (0h45 dall'arrivo delle funivia) - Discesa: a destra dell'ultima sosta catena di calata, da cui effettuare una doppia da 50 metri (porre attenzione nel recupero delle corde) o due da 25 metri. Al termine della doppia spostarsi un poco a destra (viso a monte) risalendo di pochi metri fino a raggiungere il cavo della ferrata del Cinquantenario. Scendere la ferrata (assicurarsi, è piuttosto esposta) raggiungendone in una decina di minuti l'attacco, ritornando così in breve alla base della via: non vale la pena salire con gli zaini. Dal Passo del Fo si ridiscende direttamente per comodi sentieri al parcheggio della funivia in un'ora scarsa: inutile tornare fino ai Piani d'Erna per scendere con la funivia.
- Difficoltà: max IV+.
- Sviluppo: 3 lunghezze, per circa 100 metri di sviluppo.
- Attrezzatura: soste attrezzate (spit e catena con anelli per eventuali calate). In via chiodi: utili dadi/friend e cordini per integrare, soprattutto sulla seconda lunghezza (le altre sono meglio protette).
- Esposizione: ovest.
- Tipo di roccia: dolomia.
- Periodo consigliato: primavera, estate, autunno.
- Tempo salita: 1h30.
- Riferimenti bibliografici: Porta D., Tutto il Resegone, Edizioni Albatros, 1990
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Cartografia:
- Multigraphic - Brianza, Prealpi Lombarde - scala 1:25.000
- Kompass, foglio 105 - Lecco, Valle Brembana - scala 1:50.000
- Relazione
- (difficoltà e lunghezze parzialmente riprese dal riferimento bibliografico indicato)
- Lunghezza 1, IV, III, IV-, 25 metri: dallo spit di partenza salire nella fessura sovrastante (due chiodi vicini). Dal secondo chiodo proseguire obliquamente verso destra, spostandosi poi decisamente ancora verso destra (breve tratto di roccia delicata). Chiodo dietro il pilastro che rimane a sinistra. Da lì traversare ancora a destra quasi orizzontalmente alla base di una placca compatta, fino ad un chiodo poco visibile, da cui si prosegue verticalmente e leggermente a destra (cordino in clessidra) su rocce appigliate, fino alla comoda cengia di sosta.
- Lunghezza 2, III, IV+, III+, IV, 45 metri: salire verticalmente sopra la sosta (chiodo visibile) per rocce gradinate fin sotto l'evidente strapiombino, protetto da due chiodi vicini. Superare direttamente lo strapiombino (ottimi appigli, cercare bene!) e proseguire leggermente a destra in un canaletto. Più sopra cordino in clessidra. Il tratto successivo non ha percorso obbligato: rispetto al cordone in clessidra salire un po' a sinistra, trovando un chiodo, da cui progressivamente spostarsi verso destra, fino a raggiungere lo spigolo. Salirlo direttamente fino a che non si abbatte, arrivando così ad una comoda sosta. Lunghezza abbastanza bella, con qualche tratto erboso, roccia molto lavorata (in qualche punto delicata, prestare attenzione) e qualche tratto aereo e spettacolare sullo spigolo.
- Lunghezza 3, IV+, II, IV, 30 metri: salire direttamente il muretto sopra la sosta (2 chiodi), più impegnativo di quanto possa sembrare dal basso. Per cengia superare lo spigolo a destra e salire verticalmente per bella parete appigliata. Prima del terzo chiodo (già visibile dalla cengia) uscire sullo spigolo a sinistra, salire per alcuni metri e traversare poi ancora a sinistra per evitare una zona erbosa, raggiungendo un ultimo tratto di roccia molto lavorata. Si esce così sull'erbosa cima della Torre, che si attraversa quasi completamente fino alla sosta, costituita da un grosso anello.
- Note: via discreta, in un bell'ambiente. Percorsa in un giorno nebbioso e nuvoloso in cui siamo riusciti a vedere ben poco del paesaggio circostante...
- Aggiornamento: relazione a cura di Riccardo Girardi, 23 settembre 2006.
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Disclaimer
L'alpinismo su roccia e ghiaccio è un'attività potenzialmente pericolosa se non praticata con adeguata prudenza e cognizione di causa.
Le vie descritte in queste relazioni sono state da noi percorse e descritte "di prima mano" con la maggior precisione possibile, ma questo non può in alcun modo sostituire la vostra valutazione e responsabilità personale.