Rocca Sbarua, sperone Cinquetti (m.1100 circa) - via Cinquetti-Burdino

Rocca Sbarua, sperone Cinquetti (m.1100 circa) - via Cinquetti-Burdino

Dettagli

  • Accesso stradale: da Pinerolo (Piemonte) seguire le indicazioni per Talucco e Val Lemina, proseguendo per strada sempre più stretta e ripida, fino alla borgata Dairin. Nell'ultimo tratto indicazioni per il rifugio Melano, che immettono in una strada chiusa: seguirla fino alle case, parcheggiando quasi al suo termine in opportuni slarghi.
  • Avvicinamento: attraversare il piccolo paese e, per sentiero quasi pianeggiante, raggiungere il Colle Ciardonet, da cui per sterrata e sentiero al rifugio Melano (in ristrutturazione all'epoca della nostra ripetizione - maggio 2007). Dal parcheggio circa 0h30 su comodo percorso.
    Per una visione globale della zona occorre spostarsi a destra di poche decine di metri fino alla piazzola dell'elicottero, da cui si abbraccia l'insieme dei vari speroni che costituiscono la Rocca Sbarua, poco visibili dai sentieri di avvicinamento, che percorrono fitti boschi.
    Nei pressi del rifugio vi sono indicazioni per i vari settori: per lo sperone Cinquetti proseguire dritti nel bosco per sentiero. Superare le indicazioni per lo sperone Rivero (scritta su un masso), e continuare fino a superare un canalone con evidenti tracce di franamento. Salire subito a sinistra di poche decine di metri, fino alla base dello spigolo (scritta poco visibile con il nome della via). La via è la prima a partire dallo spigolo. (0h15 dal rifugio)
  • Discesa: per sentiero inizialmente evidente (catene) che scende a traversare il canale franoso (attenzione!) e prosegue poi nel bosco alla destra del canale (viso a valle). Scendere per tracce di sentiero e, dopo aver perso un po' di quota, ad un bivio, scendere a sinistra (catenella) riattraversando il canalone e arrivando esattamente al punto di attacco. Se si scende dritti si arriva invece sul sentiero, e si torna comnque in breve al punto di attacco.
  • Difficoltà: 4b/4c.
  • Sviluppo: 7/8 lunghezze, per circa 200 metri di sviluppo.
  • Attrezzatura: chiodatura discreta a spit non molto ravvicinati, utile una scelta di friend/dadi, anche grossi.
  • Esposizione: sud.
  • Tipo di roccia: gneiss.
  • Periodo consigliato: autunno e primavera. Dalle indicazioni bibliografiche la zona dovrebbe essere frequentrabile anche in inverno (in tal caso, per l'accesso, si consiglia di salire a destra alla borgata Brun, per strada meno ripida, anzichè fino a Dairin). Sconsigliabile d'estate per il caldo.
  • Tempo salita: 2h30/3h00.
  • Primi salitori: Cinquetti, Burdino, anni '30.
  • Riferimenti bibliografici:
    • Oviglia M., Michelin F., Passaggio a Nord-Ovest, Edizioni Versante Sud, 2005
    • Jurg von Kanel, Plaisir Sud, Edition Filidor, 2000
  • Relazione
  • (Le difficoltà indicate sono riprese da Passaggio a Nord-Ovest. Tra parentesi invece la valutazione di Plaisir Sud, che mi è sembrata più corretta.)
  • Lunghezza 1, 3c (4a): salire per lo spigolo inizialmente a placche fino ad una fenditura, mediante cui si sale con difficoltà un primo saltino. Ancora un tratto placcoso ma ben gradinato, che sale da destra verso sinistra in obliquo, fino ad uscire ad una comoda cengia di sosta.
  • Lunghezza 2, 3c (4b): salire per un evidente diedro aperto (senza infilarsi nella nicchia a sinistra) uscendo poi a destra. Proseguire per placca gradinata e risalire un ulteriore diedrino. Catena per possibile sosta, tranquillamente evitabile. Proseguire per placchette facili a destra della catena, fino alla base di una placca più compatta, da salire seguendo la fessura di sinistra e poi traversando a destra, o direttamente più a destra, arrivando così alla sosta su comoda cengia (catena a sinistra, oppure alberi a destra).
  • Lunghezza 3, 4b (5a): salire per una placchetta cui segue un magnifico diedro di alcuni metri fessurato sul fondo (spit): ottimo appiglio nella fessura. Uscire dal diedro a destra (placchetta) e proseguire per placca gradinata obliquando leggermente a destra. Dallo spit proseguire piegando decisamente a destra, fino a raggiungere poi un'evidente cengetta che sale obliquamente verso destra: percorrerla (alberello) fino ad un'ultima placchetta, che si traversa verso destra salendo poi alla sosta. Sostare subito solo se si vuole seguire a vista il secondo, altrimenti vale la pena spostarsi a destra di qualche metro ad una sosta successiva, più comoda per la lunghezza seguente.
  • Lunghezza 4, 4c (4c): inizialmente semplice, spostarsi poi un poco a sinistra (il bordo per la mano destra termina poco sopra) e superare poi a destra un risalto, proseguendo lungo una fessura. Salire in spaccata e proseguire poi in parte in placca e in parte sfruttando con difficoltà la fessura di fondo a sinistra, fino ad un piccolo gradino. Salire con difficoltà sul gradino, e proseguire poi più semplicemente, traversando a destra e uscendo ad una pianta: sosta sullo spigolo. Anche quì vale la pena sostare solo se si deve seguire a vista il secondo, altrimenti proseguire per canalino semplice fino a sostare su una comodissima cengia.
  • Lunghezza 5, 3b (4b): spostarsi a destra e salire fino alla base del tratto più ripido di un netto strapiombino, in corrispodenza di una pianta. Salire a sinistra della pianta: poco sopra lo strapiombino, non visibile dal basso, c'è uno spit e alcuni ottimi appigli. Superare con difficoltà lo strapiombino, eventualmente aiutandosi con la pianta (ma con attenzione: non sembra molto robusta!). Proseguire ora per uno spigolino gradinato, uscendo a piacere a sinistra per seguire un diedro appoggiato più semplice. Sosta su cengia.
  • Lunghezza 6, 3b (3c): traversare orizzontalmente a destra per cengia, abbassandosi dopo alcuni metri con i piedi sulla pacca sottostante: delicato ma buoni appigli per le mani. Al termine della cengia superare alcuni alberi e sostare su catena.
  • Lunghezza 7, 4b (5a): salire per diedro appoggiato fino ad uno spit vecchio. Poi a sinistra alzandosi in spaccata. Risalire parte in placca e parte sfruttando la fessura di destra, uscendo poi in placca sfruttando in dulfer il bordo superiore della fessura, quasi orizzontale. Proseguire infine per difficile diedrino a destra, o, più semplicemente, salire a destra per rocce gradinate, tornando nel diedro al suo termine. Sosta su spigolino o su alberi più dietro.
  • Note: bella via piuttosto varia: spigoli, placchette, fessure, diedri... un po' di tutto! Un'ottima idea può essere quella di fermarsi in zona un paio di giorni, soggiornando per esempio al Bed & Breakfast San Bernardo come abbiamo fatto in occasione della nostra ripetizione, avvenuta durante un'uscita di due giorni con il Corso Base di Alpinismo 2007.
  • Aggiornamento: relazione a cura di Riccardo Girardi, 19 maggio 2007.
  • Disclaimer
    L'alpinismo su roccia e ghiaccio è un'attività potenzialmente pericolosa se non praticata con adeguata prudenza e cognizione di causa.
    Le vie descritte in queste relazioni sono state da noi percorse e descritte "di prima mano" con la maggior precisione possibile, ma questo non può in alcun modo sostituire la vostra valutazione e responsabilità personale.