Rocchetta Alta di Bosconero (m.2412) - via Navasa (o via 'Delle Grole')

Rocchetta Alta di Bosconero (m.2412) - via Navasa (o via 'Delle Grole')

Dettagli

  • Accesso stradale: raggiungere la Val Zoldana, e da lì seguire la strada per Forno di Zoldo, fino ad un ampio parcheggio sulla sx, in località lago di Pontesei (il lago non è visibile), poco dopo il cartello a dx che indica il sentiero per il rifugio Bosconero.
  • Avvicinamento: dal parcheggio salire per il sentiero che porta al rifugio Bosconero (circa 1h10/1h30). Dal rifugio Bosconero, prendere il sentiero che si trova alla sua sx e sale verso la Forcella di Toanella, nel bosco e tra i mughi, fino ad arrivare alle pietraie. Si continua per il sentiero fino a quando si è circa all'altezza del centro della base della parete N. Qui si abbandona il sentiero e si va a dx verso la parete. (circa 0h45)
  • Attacco: circa nel centro della base della parete, in corrispondenza di una rampa di rocce che sale da sx verso dx.
  • Discesa: assolutamente da non sottovalutare, soprattutto in presenza di neve nel canale.
    Descrizione di discesa dalla cengia (non siamo saliti in vetta), con utilizzo delle doppie per superare il canale (che abbiamo trovato pieno di neve dura). La lunghezza delle doppie è puramente indicativa.
    • traversare lungamente a sx sulla cengia, abbastanza facile. Aggirato lo spigolo ci si trova nella parete est. Si continua per cengia, che scende leggermente, fino ad incrociare un primo canale che NON deve essere seguito. Si continua invece seguendo le tracce e qualche ometto, fino ad arrivare su rocce che stanno sopra il canalone principale, che separa la Rocchetta dal Sasso di Toanella. Qui si trova, su roccia orizzontale, una sosta su due chiodi e cordoni;
    • fare la prima doppia verso il canale, arrivando ad un'altra sosta su due chiodi e cordone su roccia orizzontale (circa 40m);
    • seconda doppia verso la cengia sottostante. Qui traversare a sx (faccia a valle) su cengia per una decina di metri, a trovare un'altra sosta su chiodi e cordone (circa 30m);
    • doppia verso la cengia sottostante. Continuare a scendere anche sulla successiva cengia. Da qui traversare a sx (faccia valle), fino a trovare una sosta su due chiodi e cordone (circa 30m, trovato un chiodo con maillon e aggiunto un altro chiodo). Penso che attraversando ancora si trovi un'altra sosta, che se utilizzata può portare ad una calata sotto di essa, che abbiamo visto dal canale ma che non siamo più riusciti a prendere (???);
    • calarsi nel canale e scenderlo. La doppia non basta ad arrivare al termine del canale. Noi siamo scesi, quasi al termine delle corde, a sx (faccia a valle) nella crepaccia formata dalla neve con la roccia. Da li per rampetta ad una sosta attrezzata da noi con due chiodi e cordone (60m);
    • calarsi nel canale ed arrivare alla zona meno inclinata;
    • si traversa a dx (faccia a valle), a raggiungere i ghiaioni da cui si scende agevolmente a raggiungere il sentiero e il rifugio.

    Tempo per la discesa: con neve nel canale calcolare almeno 3h00.
    Attenzione, alcune manovre con i crepacci laterali vicino alla roccia possono risultare pericolose o non fattibili.
    Meglio sentire bene per le condizioni e se necessario munirsi almeno di ramponcini e piccozzino. Martello e chiodi risultano quasi indispensabili.
    Nel caso non ci sia neve, la discesa risulta molto più agevole e può essere utile fare solo le prime doppie per raggiungere il canale.

  • Difficoltà: VII max oppure VI/VI+ e A0.
  • Sviluppo: 670 metri.
  • Attrezzatura: serie di friend fino al 3 BD, utile anche il n°4. Meglio raddoppiare la serie se ci si vuole proteggere bene, due mezze corde da 60 metri, martello e chiodi molto consigliabili per emergenze e necessità.
  • Esposizione: nord.
  • Tipo di roccia: dolomia di qualità buona e comunque ripulita dalle ripetizioni, ma diverse zone con roccia da verificare.
  • Periodo consigliato: estate – autunno (attenzione alle ore di luce).
  • Tempo salita: 10h00/11h00.
  • Primi salitori: Milo Navasa, Claudio Dal Bosco, Franco Baschera, 1965.
  • Riferimenti bibliografici: Buscaini G., Le Dolomiti orientali, Edizioni Zanichelli
  • Relazione
  • Lunghezza 1, III+, 50 metri, nessun chiodo di rinvio: salire la rampa per facili roccette, fino ad un saltino verticale che si affronta inizialmente e poi si evita verso dx. Si continua di nuovo su roccette facili, fino ad una sosta su due chiodi.
  • Lunghezza 2, III, 40 metri, nessun chiodo di rinvio: continuare per roccette e poi caminetto, per arrivare ad una sosta a chiodi prima della fine del tratto facile.
  • Lunghezza 3, III+, II, 40 metri, nessun chiodo di rinvio: ancora per tratto facile, fino ad una lama a sx da salire. Non andare fino al termine della rampa, ma piegare a sx, aggirando uno spigoletto, a raggiungere una zona facile ma delicata di una cengia. Traversare a sx seguendo la cengia, fino ad arrivare alla base di un camino, dove di trova la sosta su 3 chiodi e cordone.
  • Lunghezza 4, VI, 35 metri, qualche chiodo: salire nel camino fino al suo termine, poi facilmente per un breve tratto verso sx. Arrivati ad un muro verticale, ignorare un chiodo con maillon verso sx, ma traversare su muro verso dx (chiodo), a raggiungere una spaccatura. Continuare in verticale cercando i punti di minor resistenza, arrivando alla sosta su 3 chiodi e cordone alla base di un tratto più abbattuto.
  • Lunghezza 5, III, 30 metri: su per zona più abbattuta, cercando i punti di minor resistenza, prima leggermente verso dx, poi verso sx puntando ad arrivare alla base del grande diedro giallo sovrastante. Si arriva ad una sosta, che si evita, per salire qualche metro nel diedro ad un'altra sosta su 2 chiodi e fettucce.
  • Lunghezza 6, VI, 50 metri, qualche chiodo: salire il diedro, inizialmente anche nella placca di dx, quindi continuare con passi faticosi (alcuni blocchi da non tirare!), fino alla sosta su alcuni chiodi e cordone sotto il tetto.
  • Lunghezza 7, VII- o A0, 20 metri, molti chiodi: traversare a sx sotto il tetto, utilizzando i diversi chiodi presenti. Le difficoltà sarebbero inferiori stando più bassi, ma non è possibile rinviare in questo modo. Alla fine del tetto si traversa ancora leggermente, fino alla sosta su due chiodi con cordone.
  • Lunghezza 8, VI, 35 metri, qualche chiodo: salire leggermente e traversare a sx, quindi continuare per una serie di fessure verticali, fino alla sosta su cengia detritica, 2 chiodi con cordone.
  • Lunghezza 9, II, 20 metri: traversare a sx per cengetta fino ad una sosta su due chiodi alla base di un bel muro grigio.
  • Lunghezza 10, VI-, 30 metri, qualche chiodo: salire il muro per belle spaccature, fino a sostare su chiodi alla base di un diedro giallo.
  • Lunghezza 11, VI+ o VI e A0, 45 metri, diversi chiodi: si sale nel diedro, fino a trovare dopo circa 10 metri una sosta su tre chiodi. Qui ci siamo fermati. Probabilmente è meglio arrivare qui dal tiro precedente, oppure continuare per il tiro (dovrebbe essere possibile): salire ancora per il diedro, fino a trovare un chiodo a dx che indica di traversare, evitando di arrivare allo strapiombo sovrastante. Si aggira lo spigolo e si trova una sosta su tre chiodi e cordone.
  • Lunghezza 12, II, 15 metri: non salire per il diedro sopra la sosta (visibile un chiodo nel diedro e un cordino penzolante nel tetto al termine del diedro), ma traversare brevemente a dx per cengetta. Aggirato uno spigoletto si trova un chiodo e un po' più a dx un altro chiodo, da collegare per fare sosta.
  • Lunghezza 13, V+, 50 metri, qualche chiodo all'inizio: salire per roccette sopra la sosta, arrivando ad uno strapiombo e poi traversare a sx. Si arriva ad una zona più articolata, dove occorre tendenzialmente salire verso sx, per arrivare ad una cengia. Qui andare un po' verso sx e poi verso le rocce sovrastanti, a trovare una sosta su due chiodi e cordone, poco visibile.
  • Lunghezza 14, V+, 50 metri, pochi chiodi: salire per facili roccette ad una zona abbattuta, quindi traversare a sx verso un piccolo avancorpo che forma un breve caminetto con la parete. Salirlo e arrivare così ad una placca non proteggibile ma con buoni appigli. Si sale per pochi metri, quindi si traversa a dx per arrivare ad una zona più ricca di fessure, dove si individua un chiodo più in alto. Si sale e si obliqua verso dx, per arrivare ad una cengetta, dove si trovano 3 chiodi sotto uno strapiombetto basso, dove sostare. Se si rinvia la corda nella zona iniziale del pilastrino, l'attrito risulta molto alto.
    Probabilmente è più conveniente, sopra la sosta di partenza, puntare ad un diedro evidente alcuni metri a dx di una larga fessura. Dovrebbe esserci un chiodo. Da li si arriva direttamente alla sosta (fatto da una cordata dietro di noi).
  • Lunghezza 15, V+, 35 metri: non salire per una fessura a dx della sosta (visibile chiodo e cordone penzolante più in alto), ma salire direttamente per muro verticale sopra la sosta. Tratto delicato solo iniziale, ad arrivare ad un chiodo visibile, poi si trovano sempre buoni appigli e appoggi. Si traversa verso sx su roccette compatte ma più facili, fino ad arrivare ad diedro giallo che si sale direttamente (qualche chiodo), uscendo infine a sx su comoda cengia, per sostare su chiodi, a sx di una nicchia gialla.
  • Lunghezza 16, V, 50 metri: salire per roccette che vanno verso sx (evidente), quindi salire cercando i punti deboli ed arrivando infine ad un diedro che si risale, fino ad un punto più difficile. Qui possibile spostarsi in parete salendo verso sx, raggiungere un nut incastrato, per poi traversare a dx e tornare nel diedro (nostra soluzione, ma penso convenga stare nel diedro). Si sale ancora e infine si traversa a dx (chiodo) a raggiungere la sosta su cengetta.
  • Lunghezza 17, IV+, 20 metri: traversare a dx su cengetta, aggirare uno spigoletto e salire per le roccette subito dietro. Si sale verso sx, alla base di una breve fessura, che si utilizza per raggiungere una comoda cengia rocciosa, dove si sosta su chiodo e nut incastrato, possibilmente da rinforzare. Non è la sosta da relazione classica, ma è comoda per diminuire gli attriti delle corde.
  • Lunghezza 18, VII o VI e A0, 35 metri: due possibilità:
    • traversare a dx a raggiungere un evidente diedro giallo. Lo si sale (diversi chiodi), fin sotto il tetto che lo chiude. Qui traversare a dx sfruttando la fessurina sotto il tetto (1 nut incastrato, 1 cuneo, utili friends piccoli). Al termine del tetto, salire per la spaccatura che costituisce il punto debole del tetto e continuare per diedro e muretti facili, fino ad una sosta con due cunei e due chiodi accoppiati. Attenzione agli attriti delle corde (35m, VII o VI/A0);
    • salire per roccette grigie compatte verso sx (visibile un chiodo più in alto, leggermente a sx ed uno molto più a sx). Da li si dovrebbe poi arrivare alla cengia come per l'altra soluzione, ma non abbiamo verificato questa possibilità.
  • Lunghezza 19, IV+, 20 metri: non continuare a salire verso il tetto, ma traversare a sx su cengetta rocciosa, fino a raggiungere una zona con una fessura (chiodo alla base). Salire il breve muretto e uscire in cengia, dove leggermente a sx si trova la sosta su chiodi.
  • qui la via originale continuerebbe per due tiri ad arrivare alla cima (probabilmente seguento la spaccatura sopra la sosta 19), ma comunemente si esce a sx per cengia, come abbiamo fatto noi.
  • Note: la lunghezza dei tiri è indicativa.
    Dove indico "qualche chiodo", non ricordo il loro numero esatto, ma si tratta sempre di pochi chiodi, (1-3 chiodi mediamente).
    Salita fantastica, molto esposta e varia. Molti tiri con arrampicata "esterna", in parete aperta.
    Accoglienza al Rifugio Bosconero da non perdere, Monica è veramente molto gentile.
  • Aggiornamento: relazione a cura di Walter Pres Polidori, da una ripetizione del 19 luglio 2014 con Renato Re Santulli e Fabio Fabius Milanesi.
  • Disclaimer
    L'alpinismo su roccia e ghiaccio è un'attività potenzialmente pericolosa se non praticata con adeguata prudenza e cognizione di causa.
    Le vie descritte in queste relazioni sono state da noi percorse e descritte "di prima mano" con la maggior precisione possibile, ma questo non può in alcun modo sostituire la vostra valutazione e responsabilità personale.
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