Monte San Martino (m.1046) - via delle Poiane

Monte San Martino (m.1046) - via delle Poiane

Dettagli

  • Accesso stradale: a Lecco raggiungere la Piazza dei Cappuccini. Guardando la chiesa, svoltare a destra, e poi, poco dopo, a sinistra, per via Santo Stefano. Seguirla per qualche centinaio di metri, fino ad individuare sulla destra un cancello e, in basso alla sua destra, un segnavia dell'Alta Via delle Grigne (un quadrato rosso con centro azzurro). Possibilità di parcheggio nei dintorni.
  • Avvicinamento: passare il cancello sulla destra e seguire i segnavia: si rimane inizialmente su una stradina di servizio che corre dietro le reti paramassi, per salire poi a sinistra sul sentiero vero e proprio (cartello appeso ad un cavo, con l'indicazione: Sentiero 53, Alta Via delle Grigne). Il sentiero sale a svolte nel bosco fino ad un tratto orizzontale che corre su una cengia, con l'indicazione "53": proseguire verso sinistra, individuando poco dopo il cartello con l'indicazione "Sentiero dei Pizzetti".
    Il sentiero va seguito complessivamente (cioè dalla partenza) per circa 0h45, fino ad un inconfondibile punto panoramico con panchina. (0h45)
  • Attacco: una brevissima traccia porta alla parete retrostante, dove l'attacco della via è chiaramente individuato da una freccia nera tracciata sulla roccia.
  • Discesa: dal termine della via seguire il sentiero sulla sinistra, raggiungendo in una decina di minuti il rifugio Piazza. Dal rifugio scendere verso sinistra (viso a valle, cartello indicatore del Sentiero dei Pizzetti) per traccia esposta, attrezzata in più punti con catene. In circa mezz'ora si ritorna al punto di attacco.
  • Difficoltà: max V e A0.
  • Sviluppo: 5/6 lunghezze, per circa 250 metri di sviluppo.
  • Attrezzatura: via parzialmente attrezzata a spit e con qualche chiodo. Soste da attrezzare quasi sempre su alberelli. Necessari dadi/friend/cordini.
  • Esposizione: ovest.
  • Tipo di roccia: calcare.
  • Periodo consigliato: autunno, inverno, primavera. Probabilmente l'inverno è il periodo migliore, quello in cui si trova meno vegetazione infestante.
  • Tempo salita: 3h00.
  • Primi salitori: Tiziano Stopelli e Aldo Travagliati, 6/1/1981.
  • Riferimenti bibliografici:
    • Pesci E., Le Grigne, CAI-TCI, 1998
    • Mauri G., Le Grigne, Tamari Montagna Edizioni , 1981 (per la sola sentieristica, poco chiara nelle carte della zona sotto indicate)
  • Cartografia:
    • TCI - Gruppo delle Grigne - scala 1:20.000
    • Multigraphic - Brianza, Prealpi Lombarde - scala 1:25.000
    • Kompass, foglio 105 - Lecco, Valle Brembana - scala 1:50.000
  • Relazione
  • Lunghezza 1, III+, IV/IV+, passi di V: a destra della freccia tracciata sulla roccia, salire per un diedrino-canale per alcuni metri, uscendone poi a sinistra su roccia più compatta (due spit) da cui si arriva ad un comodo terrazzo con una pianta. Sosta consigliata.
    Proseguire sulla verticale della pianta per placche a tacche e lame, spostandosi leggermente a destra (due spit). Segue un tratto più semplice ed un chiodo vecchio alla base di uno strapiombino. Superare direttamente lo strapiombino (spit poco sopra) o aggirarlo parzialmente spostandosi un poco a sinistra, e ritornando poi a destra. Due spit sopra lo strapiombino. Dal secondo dei due spit, salire spaccando su una fessura verticale a sinistra con un passo impegnativo, che permette di raggiungere ottime maniglie, su cui si prosegue su terreno via via più semplice, fino a sostare su alberelli.
    Abbiamo fatto un'unica lunghezza di circa 55 metri, senza particolari problemi di attrito, ma il tiro poteva comunque essere spezzato in due dopo una quindicina di metri, sostando sul primo terrazzo.
  • Proseguire, corde in spalla, per poche decine di metri, fino alla base del risalto successivo: ben evidente un chiodo ad alcuni metri da terra.
  • Lunghezza 2, IV+, III+, IV: salire un diedro strapiombante, traversando a sx ad un chiodo visibile da terra. Dal chiodo tornare a destra (difficile) proseguendo poi per fessure verticali e lame. Segue un tratto più semplice fino ad uno spit in placca sotto uno strapiombino, forse superabile direttamente. Personalmente ho seguito un percorso che mi è sembrato più logico, spostandomi a sinistra di alcuni metri, e salendo per rocce più rotte e delicate. Da quì in poi, e per i tiri successivi, i tratti con blocchi instabili divengono più numerosi: prestare attenzione!
  • Per roccette semplici e sfasciumi si raggiunge la base del salto successivo: un chiodo di sosta.
  • Lunghezza 3, V e A0, IV: rispetto al chiodo di sosta (poco utile, in realtà) salire a destra verso tre spit arrugginiti ben visibili, aiutandosi con la fessura di destra (a braccio steso). I pochi metri sono parzialmente azzerabili. Dal terzo spit si prosegue un po' a destra su rocce più rotte. Poco più sopra si affronta direttamente una placca, più appigliata di quanto sembri (e più solida delle rocce circostanti) uscendo infine per blocchi ad un ampio terrazzo. Sosta su uno spit alla base del salto successivo.
    Quella descritta è forse una variante, e si dovrebbe riuscire a salire la parete passando sin dal basso più a sinistra. In realta gli spit sono comunque vicini, e si può quindi azzerare facilmente.
  • Lunghezza 4, IV+: meno difficile di quanto sembri dal basso... Per fessura a destra (friend incastrato profondamente) salendo su un primo bloccone. Da qui in obliquo a destra (chiodo), ancora leggermente a destra, e poi dritto, per un breve tratto leggermente strapiombante, ma molto appigliato, da cui si esce su una placca. Tornare a sinistra (albero) e, ancora per blocconi, fino ad una larga cengia. Sosta su alberello.
  • Risalire per roccette e bosco per una sessantina di metri fino ad un ometto. Proseguire poi per poche decine di metri fino alla base di un ultima paretina.
  • Lunghezza 5, IV: percorso non obbligato (e nessuna protezione in loco): io sono salito dritto per alcuni metri, ho poi piegato a destra, in orizzontale per qualche metro, su roccia che sembrava più solida, proseguendo infine in verticale su buoni appigli (qualcuno delicato). Sosta su albero.
  • In poche decine di metri di sfasciumi si raggiunge il sentiero (cartello indicatore).
  • Note: abbiamo trovato la relazione della guida CAI-TCI piuttosto vaga, anche perchè forse precedente all'infissione degli spit che abbiamo trovato, e che non risultano da tale relazione: può quindi darsi che la via sia stata in alcuni punti rettificata.
    Due consigli apparentemente contraddittori: in inverno non attaccare troppo presto: all'epoca della nostra ripetizione il sole è arrivato intorno alle 10.00 (ma per fortuna non faceva troppo freddo!). D'altronde, data la qualità della roccia (buona sul primo tiro, poi più delicata, con blocchi mobili) è opportuno non avere davanti a sè (sopra di sè!) altre cordate...
  • Aggiornamento: relazione a cura di Riccardo Girardi, 10 dicembre 2006.
  • Disclaimer
    L'alpinismo su roccia e ghiaccio è un'attività potenzialmente pericolosa se non praticata con adeguata prudenza e cognizione di causa.
    Le vie descritte in queste relazioni sono state da noi percorse e descritte "di prima mano" con la maggior precisione possibile, ma questo non può in alcun modo sostituire la vostra valutazione e responsabilità personale.