Vall del Sarca, Monte Brento (m.1535), Parete Est - via degli amici
Dettagli
- Accesso stradale: partendo dalla zona di Milano, prendere l'autostrada MI-VE e a Verona proseguire per il Brennero, uscendo a Rovereto sud. Continuare per Mori-Arco di Trento, Dro e poi, prima di Pietramurata, individuare il bar Parete zebrata sulla dx, dove si parcheggia (a sx si staglia il possente Monte Brento).
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Avvicinamento:
continuare brevemente sulla strada principale, direzione Trento, arrivando al parcheggio delle Placche Zebrate, sulla sx. Si sale il sentiero di discesa delle Placche Zebrate (guardando la placconata delle Placche Zebrate, è alla loro sx). Attenzione, dopo una placchettina non seguire il sentiero che sale a dx sopra le Placche Zebrate, ma stare a sx, seguendo un altro sentierino. Al termine di esso si trova una strada forestale che si attraversa e si prendono delle tracce che salgono verso gli strapiombi del Brento.
Seguire tracce e ometti che portano gradualmente verso il conoide alla base del grande diedrone, evitando di seguire altre tracce che a un certo punto vanno verso la zona di dx della parete (avvicinamento delle vie L'aspettativa dei mondi superiori, Anniversario, ...). Salire il conoide alla sua dx, quasi contro la parete (meno faticoso). Si deve arrivare fino in cima al conoide. (1h15/1h30) - Attacco: in cima al conoide, vicino ad un alberello, si attacca una zona di rocce che permette di salire verso dx. Leggermente a sx visibili degli spit, forse possibile salire anche di lì e ricongiungersi alla via originale (non verificato).
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Discesa:
salire per bosco, fino ad arrivare ad una barra rocciosa. Li si traversa a dx, lungamente, seguendo delle vaghe tracce. Dopo essere passati sotto uno strapiombino di bella roccia, si arriva ad una zona più abbattuta e boscosa, dove si sale. Si continua seguendo i punti più facili, andando leggermente verso dx. Si arriva cosi ad una prima traccia più marcata, la si segue per poco a dx, quindi si punta alla grande barra rocciosa sovrastante e si trova un sentiero marcato. Lo si segue verso sx, tendenzialmente in piano. Si arriva ad un colletto a dx da salire (corda fissa), quindi si prende il sentiero che va a sx. Il sentiero segue in cresta la montagna, con saliscendi (faticoso), fino ad arrivare infine alla vetta del Monte Brento (croce, molto panoramico).
Ora il sentiero scende a dx, ma conviene invece stare a sx, lato valle del Sarca, scendendo per facile pendio erboso e poi per facile bosco, fino ad arrivare ad una strada sterrata, visibile in qualche punto anche dall'alto. Raggiunta la sterrata, la si segue in discesa (tagliandola per bosco in qualche punto), fino ad arrivare alla strada asfaltata che da Arco arriva a San Giovanni (fino a qui circa 2h00).
Probabilmente San Giovanni è raggiungibile traversando più bassi, come per l'uscita delle vie Boomerang e Speranza, ma non abbiamo verificato questa possibilità.
Alla prima barra rocciosa dopo la via, dovrebbe essere possibile traversare a sx, evitando di salire fino in cima al Brento!!!
Da San Giovanni due possibilità:- scendere con autostop (nostra soluzione);
- individuare il sentiero n°425 per Dro, che porta all'altopiano di Cima alle Coste e da lì scende a Dro. Seguirlo lungamente , anche ripido e con qualche fune metallica , fino ad arrivare a valle. Da lì continuare verso Dro (si raggiunge la statale Arco-Trento) e poi fare autostop, oppure prendere una sterrata che va verso sx, fino ad un cartello che indica Lago Bagattoli. Seguire l'indicazione, prima per strada sterrata e poi per sentiero, arrivando alla statale Arco-Trento, da cui non si è molto lontani dal bar Placche zebrate (tempo da valutare, circa 2h).
- Difficoltà: VI+ e A1.
- Sviluppo: circa 800 metri.
- Attrezzatura: serie di friend fino al numero 4 BD, ma può tornare utile anche il numero 5, una staffa, martello e chiodi per emergenza e se ci si vuole proteggere su alcuni tiri. Due mezze corde da 60 metri.
- Esposizione: est.
- Tipo di roccia: calcare, dolomia, nello zoccolo spesso di cattiva qualità, meglio più sopra, ma sempre con alcune zone pericolose per blocchi mobili.
- Periodo consigliato: primavera e autunno.
- Tempo salita: 9h00/11h00.
- Primi salitori: G.Groaz, F.Gadotti, G.Cantaloni, H.Steinkotter, 1974.
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Riferimenti bibliografici:
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Polidori W., Sarca Verticale, Alpine Studio Editore, 2017
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Filippi D., Pareti del Sarca, Edizioni Versante Sud
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- Relazione
- Lunghezza 1, IV+/V, 60 metri: salire le rocce al vertice del conoide, spostandosi progressivamente verso dx. Si arriva ad una buona lista rocciosa dove sopra si trova un chiodo con cordone. Ora si va ancora verso dx, puntando a salire nella zona più facile ed erbosa, per arrivare in alto ad un evidente grande albero secco con cordone, sotto il quale c'è un albero più giovane su cui fare sosta. In questa zona c'è appena stata una piccola frana, presenti grossi massi appoggiati. In alternativa, è possibile non passare da qui, ma puntare più a sx, arrivando ad uno spit dove fare sosta (però un solo spit). Tiro pericoloso per la presenza di erba e detriti.
- Lunghezza 2, IV+/V, circa 65 metri: dalla sosta con albero traversare a sx, scendere leggermente e traversare ancora a sx, ad una zona più facile e compatta. Ora salire, trovando uno spit, e continuare su placconata a balze, con qualche passaggio delicato (altri due spit). Si raggiunge una zona più facile e si continua fino ad una sosta a spit sulla dx.
- Lunghezza 3, IV/III, 60 metri: continuare nell'evidente canale, con una paretina a roccette abbastanza sane, un chiodo, fino alla sosta a spit sulla dx.
- Lunghezza 4, IV, III, circa 80 metri: ancora nel canale, per diedrini, rocce rotte, e poi erba e ghiaie, fino a sostare su albero a sx, prima di una placconata compatta. Dovrebbe esserci una sosta intermedia, da verificare.
- Lunghezza 5, IV, 40 metri: salire per la placconata, sfruttando alcune rotture che permettono una progressione facile. Si obliqua leggermente a dx, per poi tornare a sx, alla base della grande spaccatura che caratterizza la parte superiore, sosta su albero.
- Lunghezza 6, V, 40 metri: salire i gialli sopra la sosta. Si arriva a due fessure-diedro e si sale quella di sx. Si arriva così ad un terrazzino con un chiodo. Si continua ancora verso i fessuroni sovrastanti, si va verso sx (chiodo) e poi sostare sotto uno strapiombino, a sx del grande fessurone (3 chiodi di sosta).
- Lunghezza 7, VI, 30 metri: salire verso lo strapiombo e superarlo (chiodo sopra la sosta e poi un altro chiodo non visibile poco dopo). Ora salire e poi traversare appena possibile a sx, verso una visibile lista rocciosa da cui parte un vago diedro da salire (chiodo), per poi arrivare a zona compatta con un paio di chiodi, dopo la quale si trova la sosta su chiodi. Noi, invece di traversare a sx al diedro, siamo saliti direttamente su roccia gialla compatta (qualche chiodo distanziato), per arrivare poi alla stessa uscita (VI+).
- Lunghezza 8, VI, 60 metri: salire per muro compatto nero, leggermente a sx di un camino. L'arrampicata è più facile di quello che sembra e si trova qualche chiodo. A metà placca si entra nel camino sopra dei grossi blocchi, per uscirne poco dopo. Si arriva quindi ad un terrazzino detritico sotto un grosso masso incastrato con cordoni, dove è possibile fare sosta (30m, V+/VI). Noi abbiamo continuato salendo a sx della strozzatura ed arrivando ad un altro strapiombino con fessura. Si sale per la fessura e si arriva infine ad una zona abbattuta detritica dove a sx si trova la sosta su due chiodi (in alternativa sosta su albero). Se si vuole evitare di seguire la fessura, dopo il secondo strapiombino traversare brevemente a dx e raggiungere una evidente lama-rampa ascendente. La si segue (improteggibile) e infine si traversa delicatamente a sx per raggiungere la stessa zona detritica dove c’è la sosta (sconsigliato). All'uscita della rampetta un chiodo più in alto, da non seguire (fuori via) (30m, VI, totale tiro 60m).
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Lunghezza 9, V+/VI, 50 metri:
salire per il grande caminone sopra la sosta, alla sua sx, per balze e zone con massi pericolanti (!). Si arriva ad una muro compatto che al centro ha un chiodo. Raggiunto il chiodo, si sta verso sx, e si sale per fessure giallastre poco solide, per poi riuscire verso dx (chiodo) e raggiungere una zona vertical-strapiombante di pilastri poco solidi (cuneo). Si esce quindi su cengia, sostando a sx su masso con cordone.
Noi, arrivati al chiodo in mezzo al centro del muro compatto, siamo saliti a dx nella fessura-camino off width, puntando poi ad un masso incastrato e facendo poi la stessa uscita (sconsigliabile, run-out con difficoltà di VI+/VII). - Lunghezza 10, IV, 50 metri: traversare a sx per facile canalino e poi salire a sx per roccette. Si traversa verso sx e si sale quindi ad una bella cengia alberata, sove si fa sosta su albero.
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Lunghezza 11, VI+, 30 metri:
individuare una lama da salire, per arrivare ad una sosta a chiodi (30m, VI+, soluzione non verificata).
Variante Bocia. Noi abbiamo sbagliato e abbiamo traversato troppo a sx sulla cengia, fino ad un caratteristico buco nella cengia e ad un pino contorto che va verso il vuoto. Li sale un'altra fessura-lama. Si sale con primo movimento di forza, quindi si continua con passi a zone delicate. Si arriva ad una zona poco proteggibile (utile chiodare), quindi si continua fino ad arrivare ad una placca compatta, da cui traversare delicatamente a dx. Si nota in alto un paio di metri un chiodo fuori via, che può tornare utile rinviare, quindi si scende verso dx, arrivando alla sosta su chiodi (ultimo tratto delicato per il secondo, 40 metri, VI+). - Lunghezza 12, VI+ o VI- e A0, 40 metri: salire per diedro compatto sopra la sosta (2 chiodi), quindi spostarsi a dx, per poi rientrare poco più sopra a sx. Si raggiunge una bella lama-fessura, da seguire fino ad una grande lama rovescia, che si segue fino a salirci sopra al suo termine e arrivando ad una lista rocciosa, che a sx porta alla sosta su due chiodi (un chiodo deve essere utilizzato con cordino rigido, per occhiello poco disponibile).
- Lunghezza 13, IV, 70 metri: traversare a sx (chiodo poco visibile dopo lo spigolino), quindi continuare delicatamente su cengette erbose appena accenate e roccia non sempre ottimale. Si arriva ad un spuntone cordonato. Si scende aiutandosi col cordone e si continua lungamente per cengetta, scegliendo sempre le zone più facili (alcune volte si scende un poco). Si arriva quindi sotto la direttiva di un boschetto, e si sale a fare sosta su albero. Da valutare se possibile fare una sosta intermedia.
- Lunghezza 14, IV, II, 60 metri: salire sopra la sosta e seguire una cengetta erbosa verso sx. Si raggiunge lo spigolo roccioso di sx e lo si sale per rocce rotte e lame. Dopo lo spigolo, traversare verso il bosco, passando sotto belle placconate lisce. Si sale ora nel bosco, puntando all'estrema sx della placconata. Si fa sosta su albero sotto la placconata di sx.
- Lunghezza 15, VIII- o V+ e A0, 20 metri: salire verso la placca, puntando verso sx (due chiodi di sosta da rinviare). Ora salire seguendo i chiodi a pressione (possibile anche salire leggermente a dx per lamette e fessura), arrivando sotto uno strapiombo con cordone penzolante (chiodo poco sotto). Si sale lo strapiombo, quindi si esce su placca liscia e si sosta su tre chiodi a pressione.
- Lunghezza 16, VIII- o V+ e A1, 50 metri: seguendo la fessura di sx, si continua per la liscia placconata, con molti chiodi a pressione e normali, fino ad uscire nel bosco, dove si sosta. Tiro con molti chiodi, rinviare le corde sfalsandole e inserire solo un moschettone nei chiodi, altrimenti sarebbero necessari troppi rinvii.
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Note:
dato lo sviluppo della via, nella relazione possono esserci degli errori: consultare anche altre relazioni.
La lunghezza dei tiri è indicativa.
Via classica in grande ambiente, un po' da pelo, soprattutto nello zoccolo iniziale.
Di grande soddisfazione, se si ama questo tipo di vie, è da consigliare solo a cordate che abbiano alle spalle un po' di esperienza con le vie classiche della valle.
L'ambiente con visione continua dei grandi strapiombi del Brento è comunque unico. - Aggiornamento: relazione di Walter Pres Polidori, da una ripetizione del 24 maggio 2014 con Mattia Bocia Guzzetti.
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Disclaimer
L'alpinismo su roccia e ghiaccio è un'attività potenzialmente pericolosa se non praticata con adeguata prudenza e cognizione di causa.
Le vie descritte in queste relazioni sono state da noi percorse e descritte "di prima mano" con la maggior precisione possibile, ma questo non può in alcun modo sostituire la vostra valutazione e responsabilità personale.