Valle del Sarca, Colodri (m.398) - via Umberta Bertamini

Valle del Sarca, Colodri (m.398) - via Umberta Bertamini

Dettagli

  • Accesso stradale: autostrada MI-VE, a VR prendere per il Brennero e poi uscire a Rovereto sud. Continuare per Mori-Arco di Trento. In alternativa si può arrivare anche dalla strada Gardesana Ovest che porta a Riva del Garda e da lì ad Arco. Provenendo dalla zona di Trento, si utilizza la strada che collega Trento alla Valle del Sarca.
    Ad Arco passare di fronte all'entrata pedonale del centro, lato est (la si trova subito di fronte dopo aver attraversato un ponte) e prendere a destra, passando di fianco ad un grosso parcheggio pubblico. Si continua sulla strada che passa sotto alla parete del Colodri, dove si trova un grosso parcheggio sulla destra, nei pressi di un campeggio. In alternativa parcheggiare dove possibile in uno degli slarghi della strada.
  • Avvicinamento: continuare a piedi sulla destra per Ceniga, fino ad individuare la pizzeria California sulla sinistra. Entrare nel parcheggio della pizzeria e subito dietro di essa individuare un sentiero a destra che sale verso la parete. Seguirlo, tenendo sempre il ramo principale. In breve si arriva alla parete. (0h10)
  • Attacco: attraversando brevemente sotto la parete, verso sinistra, si arriva alla base di un muretto con una spaccatura e la scritta Bertamini e Barbara.
  • Discesa: dirigersi verso la parte opposta a quella di uscita, trovando in breve un sentierino. Lo si segue verso sinistra, salendo un breve saltino roccioso che porta alla vetta del Colodri (grande croce). Qui andare ancora avanti e poi, in direzione di marcia, seguire segni e tracce su roccette verso destra. Continuando a seguirle, il sentiero riporta verso la parete, all'attacco superiore della via ferrata, che va scesa per tornare alla strada di partenza. (0h30)
  • Difficoltà: VI+ max.
  • Sviluppo: circa 345 metri.
  • Attrezzatura: friend doppi fino al n°3 BD, un friend 4 BD, utile anche il n°5. In via soste inizialmente su anelloni cementati, fino al tiro precedente a quello della partenza della variante Barbara. In seguito soste su alberi. Sui tiri presenti qualche spit fino al tiro che arriva alla variante Barbara, poi pochi chiodi.
  • Esposizione: est.
  • Tipo di roccia: calcare quasi sempre ottimo nella prima parte, anche se lisciato dalle ripetizioni, poi roccia delicata, disturbata dall'erba e pericolosa.
  • Periodo consigliato: salibile tutto l'anno, ma in estate è troppo caldo ed in inverno occorre evitare le giornate con vento freddo.
  • Tempo salita: 5h00.
  • Primi salitori: U. Ischia, M. Ischia, G. Emanuelli, F. Calzà, 1972.
  • Riferimenti bibliografici: Filippi D., Arco Pareti, Edizioni Versante Sud.
  • Relazione
  • Lunghezza 1, V+, 45 metri: salire il muretto in corrispondenza della spaccatura. Per terreno facile ed erboso si arriva ad una placchetta liscia, sopra la quale si supera una grossa spaccatura. Si prosegue ora di nuovo facilmente su terreno erboso, fino a sostare su albero con cordone. Da qui, sulla sinistra, parte la difficile Luigi Degasperi (visibile cordone più in alto).
  • Lunghezza 2, VI-, 25 metri: proseguire su facile terreno fino ad uno strapiombino da superare. Si continua per larga spaccatura, fino ad un anello cementato alla base di un diedro.
  • Lunghezza 3, VI, 30 metri: proseguire nel diedro, fino ad arrivare su un pulpito. Qui è possibile fare una sosta intermedia su anello cementato. Continuare per parete verticale incisa da una bellissima lama, che porta ad una cengia dove si sosta su albero.
  • Lunghezza 4, IV+, 40 metri: salire per placca abbattuta, fino ad arrivare al suo termine ad un diedrino frabile che porta ad un pulpito dove si sosta su anello cementato. Sopra la sosta visibili degli spit di un tratto della via Zanzara.
  • Lunghezza 5, VI+, 30 metri: traversare a destra grazie ad una cornice da tenere con le mani (delicato), fino ad una lista dove ci si ristabilisce. Salire ora per paretina verticale con fessura (un fix iniziale), uscendo su gradoni. Si sale puntando verso sinistra, alla base di un diedro marrone, sosta su chiodo a pressione e cordone in clessidra.
  • Lunghezza 6, II, 40 metri: traversare delicatamente e lungamente a sinistra, passando per la sosta di Zanzara, fino al termine della parete verticale. Si prosegue per rocce sporche, detriti ed erba, puntando a delle piante in alto, a sinistra del canale formato dallo spigolo del pilastro, sosta su albero.
  • Lunghezza 7, III+, 25 metri: si sale per roccette e lame che formano una rampa verso sinistra. Si prosegue tra piante e saltini, fino a sostare su una cengia, sosta su albero. Presente un albero con cordoni.
  • Lunghezza 8, IV+, 40 metri: su per placche sporche ed erbose, tendenzialmente verso sinistra, fino a roccette più verticali, che portano poi a destra ad una evidente cengia alberata.
  • Lunghezza 9, VI+, 40 metri: salire in obliquo verso destra, a raggiungere un sistema di lame che porta ad una cengetta. Qui presente una sosta su grosso masso con cordone, poco confortante. Possibilmente attrezzare una sosta qui, con altri mezzi. In alternativa proseguire il tiro, ma con problemi per l'attrito delle corde.
    Doppiare lo spigolo dove si trova il masso con cordone, immettendosi in un grande camino marrone, alla cui sinistra si arrampica su un diedro. Si sale su roccia delicata, spostandosi poi verso destra in corrispondenza di un chiodo. Si sale sopra il chiodo con passaggio difficile, per spostarsi poco sopra a destra, a prendere una larga fessura che incide un muro verticale liscio. La difficile fessura porta ad un albero dove si sosta. VI- all'inizio, VI+ la fessura.
  • Lunghezza 10, V, 30 metri: su per facili roccette, per puntare a salire una fessurina a destra di un grosso masso. Superato il masso si raggiungono alberi e arbusti, quindi si sta sulla destra e poi si sale per roccette, che portano ad un ampio pianoro sommitale, sosta su albero con cordone .
  • Note: la prima metà della via, in comune con l'uscita diretta per la variante Barbara, è ben ripulita e con qualche spit e chiodi intermedi, comunque radi, e roccia lisciata dalle ripetizioni. Dopo l'attacco della variante, la via cambia completamente e diventa più sporca e molto più alpinistica, anche pericolosa per la qualità della roccia e per la presenza di massi instabili.
    Sicuramente la parte alta originale non è quasi mai ripetuta. Qui solo qualche rado chiodo.
    Nel complesso una via da non consigliare, che può essere percorsa solo da alpinisti esperti di questo genere di terreno. Si tratta di una via che lascia il segno, dove ci si mette alla prova. Il grande camino marrone finale è orrido e affascinante allo stesso tempo.
  • Aggiornamento: relazione a cura di Walter Pres Polidori, da una ripetizione con Alessandro Ceriani del 19 febbraio 2017.
  • Disclaimer
    L'alpinismo su roccia e ghiaccio è un'attività potenzialmente pericolosa se non praticata con adeguata prudenza e cognizione di causa.
    Le vie descritte in queste relazioni sono state da noi percorse e descritte "di prima mano" con la maggior precisione possibile, ma questo non può in alcun modo sostituire la vostra valutazione e responsabilità personale.