Valle del Sarca, Piccolo Dain, Parete del Limarò - via Diedro Maestri
Dettagli
- Accesso stradale: autostrada MI-VE, a VR prendere per il Brennero e poi uscire a Rovereto sud. Seguire per Mori-Arco di Trento e continuare sulla statale Arco-Trento. Arrivati a Sarche, alla rotonda svoltare a sx per Madonna di Campiglio e subito dopo salire per una stradina a dx (cartello che indica la Ferrata Rino Pisetta). Entrare in un parcheggio a dx davanti ad un grosso capannone e lasciare la macchina.
- Avvicinamento: tornare sulla strada principale e salire a piedi in direzione Madonna di Campiglio. Al primo tornante individuare a dx una stanga da superare per entrare in una strada forestale. Si segue la strada e si arriva brevemente fin quasi contro delle rocce. Poco prima c'è una traccia a dx che scende verso il fiume. La si segue e si arriva ad una parete verticale attrezzata con una corda fissa (usurata) che evita di bagnarsi nell'acqua. Si arriva ad una specie di ponte tibetano costituito da alcuni grossissimi cavi metallici (è un sistema di briglie di contenimento). Progredire sopra questi cavi (facile) in modo da evitare di guadare il fiume. Si arriva così sull'altra sponda e si segue una evidente traccia, che va nel bosco, passa sotto una grossa pianta di edera con cordone (attacco via Gadotti) e sale infine fin sotto la direttiva del grande diedro. (0h20 circa)
- Attacco: in corrispondenza di un piccolo gradone terroso contro le rocce, poco a dx di un diedro (visibile in alto un cordone penzolante). A sx visibili dei fix: si tratta di una nuova via.
- Discesa: si segue una buona traccia che passa nell'altopiano boscoso ed arriva ad un sentiero marcato. Seguirlo verso dx e continuare. Il sentiero passa prima sul fianco del piccolo Dain e poi sotto la sua bellissima parete est (che vista!). Con alcuni facili tratti attrezzati con gradoni e funi si scende nel bosco sottostante e si procede per sentiero ripido, fino ad arrivare in fondo ad un sentiero orizzontale che verso dx riporta al capannone dove si è lasciata la macchina. (0h45 circa)
- Difficoltà: VI+ e A0.
- Sviluppo: circa 400 metri.
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Attrezzatura:
serie di nut e friend fino al n° 5 Camalot (raddoppiare n° 1-2-3 se si vuole proteggersi bene), martello e chiodi per sicurezza, una staffa non indispensabile ma può rendere più semplici alcuni passaggi (noi non ne abbiamo usate).
Le soste sono attrezzate su piante oppure su chiodi, anche precari, da rinforzare. Solo due soste con un nuovo fix. Lungo i tiri presenti chiodi (attenzione: alcuni precari , qualche chiodo a pressione e due vecchi spit sulla fessura Giacomelli. Lunghi tratti sono comunque da proteggere a friend. - Esposizione: ovest.
- Tipo di roccia: calcare, dolomia, a zone bella e compatta ma in diversi punti con tratti friabili a cui fare attenzione.
- Periodo consigliato: dalla primavera all'autunno, da fare in periodi asciutti e non troppo freddi.
- Tempo salita: 6h00/8h00.
- Primi salitori: Cesare Maestri, Claudio Baldessari, 1957.
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Riferimenti bibliografici:
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Polidori W., Sarca Verticale, Alpine Studio Editore, 2017
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Filippi D., Pareti del Sarca, Edizioni Versante Sud
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- Relazione
- Lunghezza 1, VI, delicato, 40 metri: salire verso sx per rampetta a raggiungere un alberello con vecchio cordone. Ora occorre salire una placca con diedrino a sx (chiodo più in alto). Continuare fino a salire il diedro che si forma più in alto, con strapiombino (visibile vecchio cordino penzolante). Si continua arrivando ad una zona a balze con vegetazione, fino a terrazzino con sosta su pianta verso sx.
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Lunghezza 2, III, 40 metri:
su per gradoni e facili saltini, leggermente verso sx, fino ad arrivare contro rocce difficili. Lì si traversa facilmente a dx ad arrivare ad un boschetto dove seguire una traccia che sale e poi piega a dx, fin quasi sotto una placca con diedro tra due grosse strisce di edera. Sosta su pianta, più a dx visibile una sosta a fix di una nuova via, da tralasciare.
La via originale arriva a questa sosta da una rampa boscosa e con roccia friabile che sale da dx: sconsigliabile. - Lunghezza 3, VI, 40 metri: raggiungere il diedrino tra le due strisce di edera (3 chiodi visibili), arrampicando sulla placca. Si entra quindi in un diedro grigio molto più marcato, che spesso offre una bella lama per le mani (utili friends). Si arriva così ad un bel terrazzino dove si sosta su pianta, sotto gradoni ed un diedro giallastro. Visibile più in alto a sx una sosta a fix di una nuova via.
- Lunghezza 4, VI, A0, 30 metri: su per gradoni (chiodo poco più in alto), per andare a raggiungere il diedro (roccia delicata), fin sotto uno strapiombino che si supera. Si arriva ad una zona dove il diedro è più marcato, con la placca a dx molto liscia. Si sale e si arriva ad una zona difficile dove il diedro si curva a diventare quasi strapiombino. Si sale per placca sfruttando cordoni e chiodi presenti (attenzione, cordini usurati!). Si continua poi in libera fino ad una sosta appesa (sosta con un fix in placca a dx e chiodi vecchi nel diedro).
- Lunghezza 5, VI+, A0, 30 metri: su ancora per diedro, con placche nere a dx. Si arriva ad una zona dove la fessura si allarga molto e si sale grazie a due chiodi a pressione collegati con vecchio cordino. Si continua faticosamente in libera nel diedro fino ad arrivare a sostare su chiodi sotto uno strapiombo. Tiro continuo, lo abbiamo trovato un po' bagnato a zone.
- Lunghezza 6, VI, A0, 30 metri: salire fin sotto lo strapiombo poco sopra (umido e muschioso...), quindi traversare a dx (roccia delicata, chiodo dietro lo spigolo poco visibile, lasciar perdere due chiodi visibili sopra lo strapiombo, di cui il primo "ballerino"). Si arriva ad una zona con vegetazione e si prende a sx uno strapiombetto che si supera (chiodi), per poi traversare a sx ed arrivare su un terrazzino roccioso dove si sosta.
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Lunghezza 7, VI+, A0, 40 metri:
qui ci sono due possibilità:
- salire a sx per placca verticale marrone, arrivando direttamente ad un terrazzino dove si sosta (tiro originale di Maestri, diversi chiodi visibili, soluzione non verificata);
- salire direttamente sopra la sosta per bella lama. Dopo pochi metri, dove risulta più aperta, c'è un chiodo. Continuare per la bella lamona, arrivando a due spit di protezione nella placca a dx. Continuare poi per diedro su roccia più articolata ma delicata, attraversando a sx dove è evidente (due chiodi). Si sale infine direttamente su terrazzino roccioso piatto.
- Lunghezza 8, VI+, A0, 30 metri: salire sopra la sosta per fessurina da proteggere, quindi arrivare in un antro sotto uno strapiombo, da cui si esce a destra utilizzando i chiodi presenti. Si continua in artificiale su chiodi e qualche passo in libera, fino ad arrivare ad una lama strapiombante con vecchio cordino (attenzione) ed entrare in un antro sotto un "camino a imbuto". Si sosta su alcuni chiodi precari: attenzione.
- Lunghezza 9, VI+, A0, 30 metri: salire a raggiungere un evidente chiodino in alto a sx (scorbutico), quindi uscire a sx da strapiombino e continuare per muro verticale e sfruttando dove possibile la fessura a dx. Si arriva ad un terrazzino con una sosta con chiodi a pressione. Noi qui abbiamo continuato per il successivo tiro.
- Lunghezza 10, V+, 30 metri: su per gradoni e lame, arrivando ad una stupenda lama ruvida ed infine ad un boschetto dove, dietro uno spigoletto a dx, si trova un fix di sosta (da rinforzare).
- Lunghezza 11, VI, 60 metri: andare a dx ed entrare per roccia rotta in un evidente diedro. La roccia all'inizio è molto delicata: fare attenzione! Continuare fin sotto un tetto, dove in teoria si potrebbe sostare. Non ho trovato sosta, ma è presente un alberello dove si può sostare. Consiglio però di continuare come abbiamo fatto noi per il successivo diedro (a dx del tetto), che presenta a zone roccia perfetta grigia ma anche zone delicate. Si sale per diedro-lama con alcune zone continue e leggermente strapiombanti (utili friends). Si arriva ad una zona a gradoni terrosi con saltini rocciosi, per poi uscire dalle difficoltà e fare sosta su pianta. (Nelle relazioni questo tiro è dato V+, ma fidatevi, si tratta di VI, anche abbondante...).
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Note:
la lunghezza dei tiri è indicativa.
Stupenda via classica, con una linea di salita diretta e perfetta. Presente della vegetazione ogni tanto, che però non disturba la progressione. Via desiderata per anni, temendo di trovarla bagnata e un ingaggio eccessivo. Sicuramente da fare quando ci si sente preparati...
Grande Mario, che dopo due anni di quasi inattività è salito veloce... - Aggiornamento: relazione a cura di Walter Polidori, da una ripetizione dell'11 maggio 2012 con Mario Pepita Colombo.
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Disclaimer
L'alpinismo su roccia e ghiaccio è un'attività potenzialmente pericolosa se non praticata con adeguata prudenza e cognizione di causa.
Le vie descritte in queste relazioni sono state da noi percorse e descritte "di prima mano" con la maggior precisione possibile, ma questo non può in alcun modo sostituire la vostra valutazione e responsabilità personale.