Valle del Sarca, Pala della Lastiele (m.500 circa) - via Isola di Nagual (parete Sud)
Dettagli
- Accesso stradale: autostrada MI-VE, a VR prendere per il Brennero e poi uscire a Rovereto sud. Prendere per Mori-Arco di Trento, proseguire sulla Statale Arco-Trento e, superato il paese di Dro, individuare un parcheggio sulla sx sotto la parete placcosa del Monte Brento (Placche Zebrate).
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Avvicinamento:
dal parcheggio sotto la parete delle "Placche Zebrate", seguire il sentiero verso le placche fino ad una strada forestale, da seguire verso dx. Continuando a seguirla, anche leggermente in discesa, porta verso la Pala della Lastiele. Quando si è arrivati abbastanza vicini alla parete, prendere uno dei sentierini che portano verso di essa.
In alternativa è possibile arrivare fino alle Placche Zebrate e cercare di seguire la parete verso dx, fino in fondo, evitando dei saltini per tracce nel bosco, fino ad arrivare al diedrone che le Placche Zebrate formano con la Pala della Lastiele (ghiaione finale). Da lì traversare a dx sotto la Pala. Soluzione SCONSIGLIATA perchè il diedro scarica molti sassi.
Altra soluzione, probabilmente migliore, ma non verificata è quella di parcheggiare più avanti, più o meno seguendo una strada sterrata di fronte una pescicoltura. Da qui si raggiunge a piedi la strada forestale e si prosegue come sopra (più breve). (0h40/1h00) - Attacco: seguendo il sentierino alla base della Pala si arriva all'attacco della via Baci di carta e poco dopo ad un evidente diedro con scritta Nagual ed un cordino in clessidra.
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Discesa:
continuare in direzione opposta a quella da cui si è venuti (puntare verso Nord) , obliquando un po' verso l'alto. Traccia debole (di animali?) o inesistente . Continuare lungamente per circa 30' fino ad incontrare una strada forestale (praticamente si arriva sull'altopiano al di sopra della parete del Pian della Paia).
Seguire la strada in discesa, senza mai prendere delle diramazioni meno marcate. Ci sono anche dei segnali di sentiero che accorciano la discesa, ma noi abbiamo seguito sempre la forestale fino al suo termine sulla strada principale, poco distanti dal Monte Casale.
Da qui, per strada asfaltata (attenzione alle auto), tornare indietro fino al parcheggio. Tempo circa 2h00. - Difficoltà: V+, VI e A0.
- Sviluppo: 8 lunghezze, per circa 250 metri di sviluppo.
- Attrezzatura: serie di nut e friend (fino al n° 4 camelot), due mezze corde.
- Esposizione: sud.
- Tipo di roccia: calcare.
- Periodo consigliato: fattibile tutto l'anno, ma in estate troppo caldo, e in inverno occorre evitare le giornate con vento freddo. Noi abbiamo ripetuto la via a fine febbraio, con ottime condizioni di temperatura.
- Tempo salita: 5h00.
- Primi salitori: F.Stedile, F.Giacomelli, 1982.
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Riferimenti bibliografici:
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Polidori W., Sarca Verticale, Alpine Studio Editore, 2017
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Filippi D., Pareti del Sarca, Edizioni Versante Sud
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Cartografia:
- Arco, Alp Cartoguide, n° 5, scala 1:25.000
- Kompass n° 071 - Alpi di Ledro - Valli Giudicarie, scala 1:50.000
- Relazione
- Lunghezza 1, IV+: salire il diedro levigato e poi spostarsi leggermente a dx su gradoni giallastri da rimontare fino alla sosta sotto strapiombi giallastri.
- Lunghezza 2, A0, V/VI: traversare a sx ad un diedro rossastro molto chiodato, salirlo (A0) e poi in cima ad esso prendere delle belle placche compatte grigie a sx (possibilità di fermarsi a fare sosta su clessidra). Continuare fino ad un pino che sporge nel vuoto, poco dopo un chiodo poco visibile; da lì traversare sul pino ancora qualche metro (esposto) e poi rimontare gradoni più facili fino alla sosta che non si vede, ma si intuisce nel diedro sopra.
- Lunghezza 3, V+: salire il diedro grigiastro verso il suo bordo dx, più a blocchi, fino ad una pianta leggermente a sx dove si sosta. Possibilità di sostare anche più a sx su terrazzino con alberi, ma attenzione a non fare cadere sassi sul compagno che assicura!!
- Lunghezza 4, V+, VI: si punta al diedro giallo ben evidente, che con arrampicata non troppo difficile (V+) porta fin sotto ad un tettino e lo evita traversando a sx (passaggio delicato a rinviare al chiodo, VI). Presente una sosta se si vuole fermarsi subito dopo questo passaggio. Noi abbiamo continuato traversando a sx e poi salendo verticalmente alla base di un evidente diedro (V+/VI). Attenzione ad allungare i punti di rinvio, altrimenti l'attrito della corda diventa molto alto!!
- Lunghezza 5, V+: si sale il diedro poco protetto ma proteggibile (V+) e si continua fino ad un terrazzino con sosta. Noi abbiamo continuato per il successivo diedro concatenando i due tiri. Il secondo diedro è ancora più bello , con arrampicata mista in spaccata/dulfer (V+ "abbondante"). Sosta alla base di uno strapiombo chiodato.
- Lunghezza 6, A0, V+: su per lo strapiombo (A0), continuare in un diedro (V+) fino ad un piccolo terrazzino con sosta vicino ad una zona bianca (frana recente); noi abbiamo proseguito per il successivo corto tiro in diedro fin sotto un tettino (chiodo) da cui si esce a dx ad un terrazzino con detriti (V+). Sosta su pianta. Da qui molte cordate scendono in doppia, pare sfruttando anche le soste della via Baci di carta che si trova a sx. Anelli e maglie rapide in alcune soste suggeriscono che la via venga anche discesa in corda doppia, non seguendo fedelmente il percorso di salita, molto tortuoso. Non abbiamo verificato queste soluzioni.
- Lunghezza 7, III: da qui inizia il terreno più facile ma anche più pericoloso, con parecchi detriti e massi instabili: attenzione. Salire sopra la sosta e leggermente a dx, per poi ripuntare dritti verso la parete facile. Sosta da attrezzare.
- Lunghezza 8, III: ancora seguire i punti deboli dei gradoni e andare verso un diedro-canalino che si intuisce più a sx in alto. Salire il canalino (attenzione), arrivando al boschetto sulla spalla della parete.
- da qui continuare obliquando nel bosco verso l'alto, fino a trovare una debole traccia con un paio di ometti a pochi metri l'uno dall'altro.
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Note:
via molto bella e di grande soddisfazione , alpinistica. Presenti molti chiodi in diversi tiri (alcuni un po' dubbi), mentre altre lunghezze sono poco chiodate ma quasi sempre c'è la possibilità di aggiungere nut/friend.
Roccia bella, tranne qualche breve tratto e nei due tiri d'uscita, dove occorre prestare veramente molta attenzione.
Sicuramente una via da non fare con cordate davanti che intendano salire anche i due tiri finali. - Aggiornamento: relazione a cura di Walter Polidori, da una ripetizione del 22/02/2009 con Mario Colombo.
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Disclaimer
L'alpinismo su roccia e ghiaccio è un'attività potenzialmente pericolosa se non praticata con adeguata prudenza e cognizione di causa.
Le vie descritte in queste relazioni sono state da noi percorse e descritte "di prima mano" con la maggior precisione possibile, ma questo non può in alcun modo sostituire la vostra valutazione e responsabilità personale.