Valle del Sarca, Mandrea di Laghel (m.550) - via dei Naufraghi

Valle del Sarca, Mandrea di Laghel (m.550) - via dei Naufraghi

Dettagli

  • Accesso stradale: autostrada MI-VE, a VR prendere per il Brennero e poi uscire a Rovereto sud. Seguire per Mori-Arco di Trento fino ad Arco. In alternativa si può arrivare anche dalla strada Gardesana Ovest che porta a Riva del Garda e da lì ad Arco. Provenendo dalla zona di Trento, si utilizza la strada che collega Trento alla Valle del Sarca.
    Ad Arco passare di fronte all'entrata pedonale del centro, lato est (la si trova subito di fronte dopo aver attraversato un ponte) e prendere a sx (a dx si trova un grosso parcheggio pubblico). Continuare brevemente fino a prendere la prima svolta a dx (indicazioni per Laghel). Seguire la strada fino ad una chiesetta bianca da cui andare a sx su una strada in salita che diventa sterrata e va seguita fino al suo termine, in corrispondenza di una fontanella (ma non c'è acqua...). Parcheggiare poco prima in uno slargo e, se non c'è posto, tornare indietro fino ad individuare uno slargo libero. Attenzione a rispettare i cartelli di proprietà privata e divieto di sosta in alcuni punti.
  • Avvicinamento: dalla macchina arrivare alla fontanella e prendere la sterrata alla sua sx, fino ad una stanga. Superatala, si continua per la sterrata, che poi diventa traccia nel bosco. La si segue lungamente prima abbastanza in piano e poi in discesa. Dopo una discesa ripida, si arriva quasi allo spigolo dx della parete. Una stretta rampetta ascendente verso dx, che poi si trasforma in cengia verso un boschetto sospeso, porta alla via Fiore di Corallo. Invece individuare una cengia che porta quasi alla base dello spigolo di dx, dove si vede un evidente diedro con cordone su chiodi. (0h40)
    Noi non siamo riusciti a trovare il sistema per arrivarci direttamente, e siamo saliti dal bosco sotto, per rampetta verso dx, arrivando ad una corda fissa. Seguirla solo inizialmente e poi salire per placca ammanigliata alla sx di un diedro, fino ad una cengia a sx e più in basso del diedro della via, dove si sosta su albero.
  • Attacco: per muretto a sx della direttiva di un chiodo.
  • Discesa: dall'ultima sosta andare verso sx seguendo la traccia in piano, quindi salire per facile bosco e arrivare ad un campo privato. Da qui stare alla dx della casa ed uscire sulla strada che da Arco sale a S.Giovanni al Monte. Seguire la strada verso sx (direzione Arco), fino a trovare un sentiero a sx che indica Laghel. Seguire il sentiero ben evidente e marcato. All'ultimo bivio, quasi nei pressi della strada sterrata usata per la macchina, tenere a sx, arrivando così alla strada sterrata che sale al Mandrea. Alla strada andare a sx e tornare alla macchina. (1h00)
  • Difficoltà: VI+ e A1.
  • Sviluppo: circa 460 metri, compreso un tratto semplice di circa 100 metri.
  • Attrezzatura: serie di nut e friend fino al n°4 Camelot. Necessari anche staffa, martello e qualche chiodo. Le soste sono su spit, chiodi e alberi.
  • Esposizione: est.
  • Tipo di roccia: a zone molto friabile, sporca ed erbosa, soprattutto nei primi tiri. Alcuni tiri con bellissima roccia a gocce.
  • Periodo consigliato: salibile tutto l'anno, ma in estate fa troppo caldo e in inverno occorre evitare le giornate con vento freddo.
  • Tempo salita: 7h00/8h00.
  • Primi salitori: D. Sebestiani, M. Cestari, 1988.
  • Riferimenti bibliografici:
  • Relazione
  • Lunghezza 1, VI+, 30 metri: salire ad un chiodo in corrispondenza di un gradino roccioso, per poi attraversare verso dx (chiodi) ed arrivare ad un cordino che collega tre chiodi, in corrispondenza di una grande fessura verticale con roccia molto delicata. Salire la fessura (un chiodo), che diventa lama-fessura con roccia molto più solida. Si arriva ad una cengetta; non salire la fessura sovrastante (chiodo visibile), ma traversare a sinistra fino ad una cengetta con sosta su spit. Lunghezza inizialmente friabile.
  • Lunghezza 2, VI-, 30 metri: salire sopra la sosta ad un chiodo a pressione, quindi traversare a dx ad un diedro (uno spit). Salire nel diedro, prima grazie alla sua fessura e poi, traversando in corrispondenza di una lama rovescia, per una larga fessura erbosa a dx. Si continua fino ad arrivare ad un pianerottolo terroso dove si trova la sosta su chiodo e clessidra. Lunghezza erbosa e delicata.
  • Lunghezza 3, V, 25 metri: non salire direttamente per il diedro erboso sovrastante, ma obliquare verso dx su placca ammanigliata, per poi salire verso sx, passando alla sx di un grosso masso sporgente, dove c'è un chiodo. Si continua per il diedro, arrivando alla sosta su spit e chiodo.
  • Lunghezza 4, V+, 30 metri: su ancora per il facile diedro ammanigliato ed erboso, uscendo ad una cengia erbosa. Si arriva sotto una larga fessura-spaccatura che al centro ha un alberello e la si risale. Al termine cordone su chiodo e subito alla sua sx la sosta su spit e chiodo.
  • Lunghezza 5, IV+, 15 metri: traversare delicatamente verso sx, prima scendendo ad arrivare ad una evidente fessurina. Si risale brevemente la fessurina e si traversa a sx (subito un chiodo all'inizio) in placca a gocce. Si arriva quindi alla sosta su spit.
  • Lunghezza 6, VI+, 20 metri: salire per muro leggermente a dx della sosta, per evidente zona più ammanigliata (chiodo). Si continua verso il tetto sovrastante, da affrontare salendo un muretto a sx (chiodi) e prendendo infine il bordo della grande spaccatura sotto il tetto per traversare a sx (un chiodo sotto il tetto). La sosta si trova poco dopo su due chiodi uniti da cordoni con un alberello.
  • Lunghezza 7, VI, 15 metri: seguire la fessura obliqua che parte a sx della sosta (subito un chiodo), quindi per bella placca a gocce ad arrivare alla sosta su spit e chiodo.
  • Lunghezza 8, VI+ o VI e A0, 30 metri: traversare a sx a raggiungere un diedro, salirlo brevemente e traversare a sx non appena c'è un gradino che lo permette. Si traversa in placca a gocce molto bella (un chiodo con cordino), fino ad arrivare sotto la direttiva di una fessura, che deve essere salita (un chiodo nella fessura più piccola a sx), ad arrivare ad un albero cordonato dove si sosta. Più a sx in basso visibile una sosta su due fix.
  • Lunghezza 9, VI+, 20 metri: traversare per cengetta verso sx (un chiodo) ed arrivare sotto lo spigolo di sx. Si sale lo spigolo e poi la successiva placca verticale (chiodi). All'ultimo chiodo prima di una zona strapiombante, traversare verso dx delicatamente, fino ad arrivare ad una sosta su albero.
  • Lunghezza 10, VI e A0, 35 metri: traversare verso dx (grossa clessidra) per sistema di cengette e di placche delicate protette con cordoni su alberelli (un chiodo). Si arriva ad una piccola cengetta subito a sx di uno spigolo, sosta su due chiodi, di cui uno poco visibile.
  • Lunghezza 11, VI+ e A0, 45 metri: salire verso lo spigolo, quindi leggermente alla sua dx, per arrivare ad uno spit (tratto poco protetto, noi abbiamo messo un chiodo a lama, poi tolto). Si arriva ad un altro spit e poi ad un successivo chiodo (A0). Si sale per una lama e si traversa poi verso dx. Si arriva ad un altro muro dove si sale leggermente verso sx e poi di nuovo a dx ad arrivare alla sosta su albero.
  • Lunghezza 12, VI+ e A1, 30 metri: salire nel diedro sopra la sosta, solo pochi metri, per traversare ove più fattibile verso dx (in un buco abbiamo messo un chiodo universale non molto affidabile, poi rimosso). Puntare ad una zona più rotta, dove si trova un chiodo che prima non è visibile (lungo tratto non protetto fino a qui!!!). Su in A1 con i due spit e il chiodo che seguono, per uscire su roccia molto delicata ed arrivare ad un boschetto, da salire fin dove il pendio si abbatte. Lunghezza inizialmente pericolosa, uscita delicata.
  • Lunghezza 13, max II, circa 100 metri: andare verso dx e salire nel bosco, cercando i punti facili. Si trova qualche breve placchetta rocciosa sporca e si arriva contro la parete terminale, dove si sosta su albero.
  • Lunghezza 14, IV+, 40 metri: individuare il punto debole della parete, costituito da un diedro con roccia a fessure orizzontali, leggermente a sx. Si sale a dx del diedro, per poi entrarci (chiodo con cordone), quindi si traversa alla più facile spaccatura di dx (cordone) e si sale per diedrini e paretine (un paio di chiodi), fino ad arrivare ad una traccia terrosa che interrompe la parete. Si sosta su albero (pochi metri dopo libro di via in un barattolo arancione).
  • Note: via molto impegnativa dal punto di vista psicologico: roccia a zone friabile, erbosa, sporca, chiodatura molto esigua e alcuni tiri impegnativi, soprattutto il tiro 12, dove non ci si protegge bene fino al primo chiodo alto (non visibile...).
    A parte questo, una via di grande soddisfazione, ma solo per alpinisti con esperienza di vie con roccia friabile, quelle che chiamo ingaggiose e ravanose...
  • Aggiornamento: relazione a cura di Walter Pres Polidori, da una ripetizione del 2 aprile 2016 con Alessandro Pelo.
  • Disclaimer
    L'alpinismo su roccia e ghiaccio è un'attività potenzialmente pericolosa se non praticata con adeguata prudenza e cognizione di causa.
    Le vie descritte in queste relazioni sono state da noi percorse e descritte "di prima mano" con la maggior precisione possibile, ma questo non può in alcun modo sostituire la vostra valutazione e responsabilità personale.