Valle del Sarca, Mandrea (m.550) - via Nataraj
Dettagli
- Accesso stradale: autostrada MI-VE, a VR prendere per il Brennero e poi uscire a Rovereto sud. Seguire per Mori-Arco di Trento. Ad Arco passare di fronte all'entrata pedonale del centro (la si trova subito di fronte dopo aver attraversato un ponte) e prendere a sx (a dx si trova un grosso parcheggio pubblico). Continuare brevemente fino a prendere la prima svolta a dx (indicazioni per Laghel). Seguire la strada fino ad una chiesetta bianca da cui prendere a sx una strada in salita che diventa sterrata e va seguita fino al suo termine, in corrispondenza di una fontanella. Parcheggiare poco prima in uno slargo e, se non c'è posto, tornare indietro fino ad individuare uno slargo libero. Attenzione a rispettare i cartelli di proprietà privata e divieto di sosta in alcuni punti.
- Avvicinamento: dalla macchina arrivare alla fontanella e prendere la sterrata alla sua sx, fino ad una stanga. Superatala, si continua per sterrata fino al suo termine. Si continua ora lungamente su sentiero che costeggia la parete, fino al punto dove il sentiero scende decisamente ripido. Non scendere e, invece, salire verso il grosso diedro tra alberi dove sale la via. (0h30)
- Attacco: alla base del diedro, in corrispondenza della scritta con il nome della via (da qui parte anche Moana mon amour).
- Discesa: seguire una buona traccia che va verso la parte opposta alla parete. Dopo aver attraversato un boschetto si arriva brevemente ad una strada, da seguire a sx fino ad arrivare a delle case sulla sx. Da qui individuare un sentiero dietro le case che prima costeggia la strada e poi va seguito prendendo sempre le svolte a sx. Il sentiero porta alla strada che, seguita a sx, riporta verso la fontanella e la macchina. (0h45/1h00)
- Difficoltà: max 6b/6b+ (obbligato 6a).
- Sviluppo: 300 metri.
- Attrezzatura: 15 rinvii, eventualmente alcuni friends, non indispensabili.
- Esposizione: est.
- Tipo di roccia: ottimo calcare, con qualche tratto delicato dove occorre prestare attenzione.
- Periodo consigliato: salibile tutto l'anno, ma in estate troppo caldo, e in inverno occorre evitare le giornate con vento freddo. La zona è comunque abbastanza riparata.
- Tempo salita: 4h00.
- Primi salitori: Diego Filippi, 2003.
-
Riferimenti bibliografici:
-
Polidori W., Sarca Verticale, Alpine Studio Editore, 2017
-
Filippi D., Pareti del Sarca, Edizioni Versante Sud
-
-
Cartografia:
- Arco, Alp Cartoguide, n° 5, scala 1:25.000
- Kompass n° 071 - Alpi di Ledro - Valli Giudicarie, scala 1:50.000
- Relazione
- Lunghezza 1, 6b: salire la placca a gocce sopra la sosta, a sx di una grossa lama. Raggiungere lo spit, un po' alto, quindi proseguire piegando poi a sx (passi delicati), per raggiungere una lama rovescia che permette di salire a sx. Si traversa poi a dx e si sale in diedro ed infine si traversa leggermente a sx alla sosta.
- Lunghezza 2, 5a: su per splendida placca a gocce sopra la sosta, seguendo gli spit che la percorrono in maniera abbastanza lineare fino alla sosta (altri spit vanno a sx per poi tornare alla sosta in comune: si tratta della via Moana mon amour).
- Lunghezza 3, 6b: il tiro segue il vago diedro formato con la parete principale, per poi traversare poco dopo verso sx sotto una parete verticale. Si scende leggermente al termine del traverso e poi si rimonta la seguente placca, fino in sosta (la via Moana... invece dalla sosta sale il muretto verticale a dx).
- Lunghezza 4, 5c/6a: salire una facile placca a gocce ed arrivare ad un muretto verticale, per uscirne a sx in corrispondenza di una pianta. Si sale quindi in traverso a sx fino alla sosta (5c/6a il muretto).
- Lunghezza 5, 6a+: traversare a dx (delicato) fino ad un terrazzino con roccia instabile. Salire quindi ad una strozzatura e continuare per diedro fino alla sosta (probabilmente più difficile se invece di traversare al terrazzino si sale direttamente ad una lama rovescia).
- Lunghezza 6, 5c/6a: si sale per entrare in un diedro (spesso si arrampica sulla sua placca di sx) da risalire fino alla sosta dietro una lamona su cengetta.
- Lunghezza 7, III: traversare facilmente e brevemente a dx, seguendo delle lame (attenzione alla qualità della roccia). Sosta alla base di un diedro.
- Lunghezza 8, 5c/6a: su per il diedro da seguire fino al suo termine, con alcuni tratti in opposizione ed altri in dulfer. Si arriva sotto uno strapiombetto dove si sosta a dx . Attenzione in alcuni punti alla qualità della roccia.
- Lunghezza 9, 5b, 4c: salire a sx della sosta, quindi si traversa a dx verso delle piante, si arriva ad una lama con rampetta da seguire e ad un successivo diedro che porta alla sosta (in questa maniera abbiamo unito due tiri, occorre corda da 60 metri, possibile sosta intermedia).
- Lunghezza 10, 6b+: salire verso uno strapiombino da superare con l'aiuto di alcune piccole maniglie. Si traversa quindi a sx, si tralascia un primo diedro rossastro per traversare ancora e seguire la successiva rampa che sale al bosco al termine della via (sosta su grosso pino con cordone).
-
Note:
via decisamente di carattere sportivo, molto spittata (tranne in qualche punto, per es. nella dulfer dell'ottavo tiro, dove, chi non è pratico della tecnica di arrampicata in dulfer, potrebbe considerare la chiodatura non così corta. Meglio avere con sè alcuni friends).
Decisamente piacevole e in un bell'ambiente, presenta un'arrampicata varia in placca, diedri, fessure/lame. La linea della via segue tendenzialmente tutto un grosso diedrone formato da belle placche a sx con pareti verticali a dx. La descrizione dei tiri serve più che altro per avere un'idea della via, perchè per salire basta seguire gli spit...
A mio giudizio senz'altro di soddisfazione inferiore rispetto alle grandi vie classiche alpinistiche della valle, ma permette di spingere sulle difficoltà senza preoccupazioni.
I gradi dati nella relazione di Filippi mi sembrano realmente eccessivi, comunque date un'occhiata anche alla relazione originale... - Aggiornamento: relazione a cura di Walter Polidori, da una ripetizione del 30 ottobre 2010 con Fioretto Olindo.
-
Disclaimer
L'alpinismo su roccia e ghiaccio è un'attività potenzialmente pericolosa se non praticata con adeguata prudenza e cognizione di causa.
Le vie descritte in queste relazioni sono state da noi percorse e descritte "di prima mano" con la maggior precisione possibile, ma questo non può in alcun modo sostituire la vostra valutazione e responsabilità personale.