Valle del Sarca - Pian della Paia (Piccolo Dain di Pietramurata), via Emanuele Zenatti
Dettagli
- Accesso stradale: autostrada MI-VE, a VR prendere per il Brennero e poi uscire a Rovereto sud. Proseguire per Mori-Arco di Trento. Sulla statale Arco-Trento, poco prima di Pietramurata, svoltare a sx in corrispondenza di un cartello che indica Bar Ciclamino e lasciare la macchina nel grosso parcheggio subito dopo il bar, nei pressi di una pista di motocross (attenzione, forse ora a pagamento, verificare).
- Avvicinamento: prendere la strada che costeggia prima il crossodromo sulla sx, e poi un campo di meli. Al termine del campo si trova una traccia a dx che continua a costeggiarlo, fino ad arrivare al bosco ed al pendio. Seguire il sentierino e poi prendere la terza traccia a dx che si incontra (la terza traccia marcata), con ometto. Continuare fino ad arrivare allo zoccolo della parete. (0h30)
- Attacco: occorre individuare una traccia che sale in obliquo una rampa verso dx, fino ad una sosta a spit a dx di un canale-diedro (0h10). Attenzione, dato che alla base della parete ci si trova in un bosco, non è sempre facile trovare la traccia giusta. Ci sono numerose tracce che portano a zone pericolosamente friabili ed erbose.
- Discesa: proseguire per sentiero in piano che arriva a costeggiare la parte superiore della parete del Transatlantico (parete verticale, fare attenzione) e poi sale, fino ad arrivare ad una strada forestale che si segue verso dx. Si taglia la strada forestale in vari punti, grazie ad un sentiero segnato che porta direttamente al fondovalle. Ad una svolta non seguire il sentiero di ritorno della ferrata Che Guevara (sx, cartello), ma andare a dx. Si arriva ad una pietraia e poi si prendono sempre le svolte che vanno in direzione dx, verso il parcheggio. Si arriva così direttamente al Bar Ciclamino. (1h00 circa)
- Difficoltà: VI+ obbligato.
- Sviluppo: 300 metri circa.
- Attrezzatura: serie di friend fino al numero 3 BD, martello e qualche chiodo per sicurezza. Per il tiro di VI+ potrebbe essere utile un friend 6 BD (un tratto poco protetto).
- Esposizione: est.
- Tipo di roccia: calcare-dolomia. Attenzione a diverse zone con roccia delicata e pilastrini instabili.
- Periodo consigliato: salibile tutto l'anno, ma in estate troppo caldo e in inverno occorre evitare le giornate con vento freddo.
- Tempo salita: 4h00/5h00.
- Primi salitori: G. Stenghel, F. Zenatti, 1981.
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Riferimenti bibliografici:
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Polidori W., Sarca Verticale, Alpine Studio Editore, 2017
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Filippi D., Pareti del Sarca, Edizioni Versante Sud
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- Relazione
- Lunghezza 1, III/IV, 40 metri: salire sul vago spigolo sopra la sosta, per poi andare più sopra a sx. Evitare una paretina friabile andando a dx, oppure salirla direttamente, poi continuare fino ad arrivare ad un albero con cordone dove si sosta, all'altezza di una cengia sulla sx (la cengia di attacco della via Cesare Levis).
- Lunghezza 2, V+, 30 metri: continuare dritto fra gli alberi, obliquando poi verso dx camminando fino all'entrata di un grosso diedrone con volta strapiombante. Salire per roccette marciotte (chiodo), arrivando ad una sosta su chiodi su pilastro. E' possibile fermarsi qui (sosta di partenza della via Kerouac, che continua a sx), mentre per la sosta orginale continuare nel caminone su roccia polverosa, fino alla sosta sulla sx all'interno del caminone, alla base di una rampa terrosa.
- Lunghezza 3, IV+, 40 metri: salire per la rampa terrosa nel caminone, arrivando al suo termine dove è più stretto per salire e sbucare su cengia da seguire verso dx (faccia alla parete), arrivando ad una zona con alberi sotto una zona gialla, dove si sosta. Fino a qui la via corrisponde alla Baldo Groaz, che poi prosegue a dx.
- Lunghezza 4, VI, 30 metri: su per spaccatura gialla e poi vago diedro con fessurine che sale obliquando verso sx. Infine si traversa a sx sotto un tetto, arrivando alla sosta su pianta bassa.
- Lunghezza 5, VI+, 30 metri: salire andando verso sx, per entrare in un evidente diedro. Salire il diedro, con una larga fessura nel suo fondo, che risulta difficilmente proteggibile. Verso la fine del tiro si trova un grosso cuneo con cordino per proteggersi nel tratto chiave, ma alcuni tratti risultano abbastanza lontani dalle protezioni. Sosta appesa su tre chiodi, a due terzi del diedro. Lungo il tiro tre chiodi ed un cuneo di legno.
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Lunghezza 6, VI-, 30 metri:
continuare nel diedro, per le spaccature di sx, verso un evidente tetto. Prima del tetto traversare a dx, salire di nuovo verso il tetto (chiodo sotto il tetto) e poi traversare sotto il tetto ed uscirne a dx. Salire per saltini ed arrivare ad alberi dove sostare.
Una variante traversa sotto il tetto verso sx (Filippi) e arriva ad un terrazzino. Da qui è possibile andare a prendere la parte finale della via Factotum (soluzione non verificata). - Lunghezza 7, III, 50 metri: salire nel boschetto costeggiando la parete e seguendo una vaga traccia. Si arriva ad un diedrino da salire e si continua fino circa al termine della corda, sosta su albero.
- Lunghezza 8, II, 60 metri: continuare verso monte, tra saltini rocciosi e alberi, cercando sempre i punti più facili e vaghe tracce (qualche vecchio cordone su alberi). Tendenzialmente si va verso dx, uscendo infine su prato in prossimità di un sentiero.
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Note:
attenzione al crossodromo posto sotto la parete: in caso di gare può essere molto fastidioso!
Via sconsigliatissima nel caso altre cordate siano già sulla via: PERICOLO DI CADUTA SASSI.
I primi 4 tiri sono in comune con la Baldo Groaz, poi la via prosegue autonomamente per tre tiri impegnativi e molto belli, che valgono la pena di essere saliti. Infine si prosegue per due facili tiri nel bosco.
Lunghezze estetiche, ma roccia a cui prestare attenzione. Salita decisamente alpinistica e consigliata agli amanti delle vie classiche della valle.
La lunghezza dei tiri è solo indicativa. - Aggiornamento: relazione a cura di Walter Polidori, da una ripetizione del 7 ottobre 2012 con Michele Borgonovi e la cordata Matteo Filippini - Guido Bucchi, durante un aggiornamento della scuola Guido Della Torre.
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Disclaimer
L'alpinismo su roccia e ghiaccio è un'attività potenzialmente pericolosa se non praticata con adeguata prudenza e cognizione di causa.
Le vie descritte in queste relazioni sono state da noi percorse e descritte "di prima mano" con la maggior precisione possibile, ma questo non può in alcun modo sostituire la vostra valutazione e responsabilità personale.