Sass Pordoi (m.2950), Spigolo del pilastro sud - via Spigolo Piaz

Sass Pordoi (m.2950), Spigolo del pilastro sud - via Spigolo Piaz

Dettagli

  • Accesso stradale: raggiungere il Passo Pordoi (Trentino), attraverso la Valle di Fassa o dalle altre valli ad esso collegate. Si lascia la macchina nel grosso parcheggio al passo, vicino alla stazione della funivia che sale al Sass Pordoi.
  • Avvicinamento: seguire l'evidente sentiero che sale verso il canalone ghiaioso che porta verso la cima del Sass Pordoi, ma prima di arrivare a questo canalone deviare a sx per tracce che arrivano poi alla parete. Da qui traversare a sx, fino al grosso diedrone giallastro formato dal pilastro Sud con la parete vera e propria. Seguire ancora a sx e doppiare lo spigolo (versante Sud Ovest). (1h00)
  • Attacco: circa una decina di metri a sx dello spigolo (più o meno a sx a seconda se si attacchi direttamente o su rocce rotte).
  • Discesa: due possibilità:
    • scendere direttamente con funivia;
    • scendere per sentiero. Dall'arrivo della via passare per i locali della funivia e dirigersi verso dx, in direzione del bell'altipiano che porta alla cima del Boè. Si trova sulla dx un primo canalone, che si evita, e si scende invece nella successiva depressione (ometti, sentiero), che porta al rifugio Forcella Pordoi, in corrispondenza della Forcella omonima. Proseguire a dx per il canale (possibilità di neve, di solito corda fissa a dx) e seguirlo per sentiero fino a tornare al sentiero usato per l'attacco e così al parcheggio. (circa 1h)
  • Difficoltà: VI max (V+ e A0).
  • Sviluppo: circa 400 metri.
  • Attrezzatura: serie di friend, serie di nut, due mezze corde da 60 metri, una staffa non indispensabile.
  • Esposizione: sud.
  • Tipo di roccia: dolomia di qualità abbastanza buona; nella parte superiore del catino molti detriti presenti.
  • Periodo consigliato: estate, autunno se le giornate sono calde.
  • Tempo salita: 4h00/6h00.
  • Primi salitori: Sandro del Torso, F. Piaz, Giovan Battista Piaz, R. Springorum, 27/09/1933.
  • Riferimenti bibliografici:
    • Favaretto F., Zannini A., Gruppo di Sella, Guida dei Monti d'Italia, CAI-TCI
    • Bernardi M., Arrampicare in Val Gardena, Dolomiti Le vie più belle, Athesia Edizioni
  • Relazione
  • Lunghezza 1, IV oppure III+: possibile salire direttamente sulle rocce qualche metro a sx dello spigolo (IV), oppure (fatto da noi) attraversare ancora più a sx salendo per rocce facili e poi ritraversando a dx ad un terrazzino dove si sosta su spuntoni (sosta da rinforzare, attenzione perchè il tratto facile è costituito da roccia delicata e massi). (III+)
  • Lunghezza 2, V+, IV: salire su roccia gialla verso un evidente chiodo, da cui attraversare a dx verso un altro chiodo; doppiare il successivo spigolo (chiodo, rinviare lungo). Ora salire dritti sullo spigolo per rocce più facili, fino alla cima del pilastro dove si sosta su chiodi contro la parete successiva.
  • Lunghezza 3, VI (V+ e A0): salire puntando al primo vicino chiodo, quindi andare leggermente a dx per risalire sotto un tratto difficile. Si sale azzerando su due chiodi non eccezionali, oppure si sale in libera sfruttando qualche appiglio a sx. Tiro molto corto, si arriva ad una cengia dove si sosta in una nicchia (VI sostenuto oppure V+ e A0). Possibile da qui traversare a dx e raggiungere l'itinerario dello Spigolo Maria, più facile (IV+ max).
  • Lunghezza 5, VI-: traversare brevemente a dx e salire per rocce facili, quindi passare uno strapiombo sulla sx e salire fino a raggiungere un diedro con due chiodi (il primo pessimo). Salire il diedro e continuare poi su rocce verticali fino a quando non è evidente la possibilità di traversare orizzontalmente a sx su buone prese, ad un piccolo ballatoio (sul traverso buona clessidra, poi chiodo su muretto verticale). Si raggiunge in breve la sosta.
  • Lunghezza 6, IV+: seguire il bello spigolo sopra la sosta, per poi contornare a sx un grosso strapiombo. Si traversa quindi a sx su lista orizzontale, fino a trovare una bella lama-fessura da salire per arrivare ad una zona più detritica e ad un muro dove si trova la sosta.
  • Lunghezza 7, IV: salire a sx della sosta e, senza percorso obbligato, continuare fino alla crestina sommitale. La sosta, non facile da vedere, è sul limite dx della cresta, in corrispondenza della via Maria.
  • Lunghezza 8, I: seguire la cresta a sx, verso la parte sommitale della parete, per sostare sotto un grosso masso con clessidra, accanto alla parete successiva.
  • Lunghezza 9, IV: su per la parete, sfruttando il camino formato dal masso vicino alla parete, per passare quindi alla parete ed arrivare brevemente alla sosta su anello cementato a dx.
  • Lunghezza 10, IV+: traversare a dx, quindi salire a delle clessidre, evitando di andare ad un cordino più in alto fuori via. Traversare quindi ancora a dx puntando ad una nicchia dove si sosta (chiodo, clessidre).
  • Lunghezza 11, IV+: uscire a dx dalla nicchia e continuare su rocce verticali ma ammanigliate, fino ad un terrazzino. Si continua dritto fino ad arrivare ad un grosso masso al termine della paretina, dove si sosta su clessidra (possibile spezzare il tiro sostando sul terrazzino su clessidre).
  • Lunghezza 12, III: passare nella strettoia a sx, continuare facilmente e poi salire a dx per paretina facile, incontrando a dx una sosta.
  • Lunghezza 13, III+: da qui abbiamo proseguito in conserva: diverse possibilità. Noi abbiamo traversato a sx per tracce, arrivando al catino detritico sommitale. Qui si sale cercando la via più facile e tracciata (trovati due vecchi cordoni di sosta). Si arriva ad una paretina grigia di buona roccia da salire (III+), per poi continuare fino ad arrivare al pendio sotto la ringhiera della terrazza della funivia (facile ma detritico, attenzione). Si procede direttamente fino alla terrazza.
  • Note: bella via classica, con qualche tratto più impegnativo. Il tratto di VI è corto ma decisamente duro se percorso in libera (alla faccia del VI di Piaz!!).
    Inquietante salire nel catino sommitale con gli spettatori sulla terrazza della stazione della funivia.
  • Aggiornamento: relazione a cura di Walter Polidori, da una ripetizione del 1 luglio 2011 con Claudio Filippini, Nugara Emanuele, Michele Borgonovi durante una uscita del corso ARG2-2011.
  • Disclaimer
    L'alpinismo su roccia e ghiaccio è un'attività potenzialmente pericolosa se non praticata con adeguata prudenza e cognizione di causa.
    Le vie descritte in queste relazioni sono state da noi percorse e descritte "di prima mano" con la maggior precisione possibile, ma questo non può in alcun modo sostituire la vostra valutazione e responsabilità personale.