Sasso Cavallo (m.1923) - via Oppio
Dettagli
- Accesso stradale: si prende la superstrada che va da Lecco a Colico, e si esce seguendo le indicazioni per Varenna. Si continua sulla vecchia strada che costeggia il lago, fino a Varenna, dove a dx si prende una svolta per Esino Lario–Passo del Cainallo. Si continua lungamente fino al termine della strada, evitando una svolta a sx per la Valsassina (da dove è possibile raggiungere lo stesso punto). Si arriva nei pressi di un prato attrezzato per pista invernale da sci e, più avanti, la strada termina in un grosso sterrato, dove si parcheggia.
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Avvicinamento:
dal parcheggio seguire il sentiero per il rifugio Bietti, che con qualche saliscendi passa per la Porta di Prada (bellissimo arco naturale) ed arriva poi in piano al rifugio (1h00/1h15). Dalla terrazza del rifugio si prende il sentiero per la Bocchetta di Val Cassina-Rifugio Elisa, che si raggiunge per sentiero in piano e poi ripido con alcune catene (circa 0h30, neve fino a primavera inoltrata, ma di solito evitabile a zone per prati). Dalla Bocchetta scendere a sx nel Canale di Val Cassina, per traccia ripida con catene e roccette, fino al suo sbocco (a zone ripido e con possibilità di trovare neve; informarsi sulle condizioni. Potrebbero risultare utili dei ramponcini da usare sulle pedule, come fatto da noi). Dallo sbocco del canale prendere delle tracce a dx che portano ai piedi della parete Sud del Sasso Cavallo. (1h30 dal rifugio)
In alternativa è possibile raggiungere comodamente la parete dal rifugio Elisa (0h30/0h45), raggiungibile dalla località Rongio, vicino a Mandello del Lario. (circa 2h30)
In alternativa è anche possibile arrivare direttamente alla parete evitando il rif. Elisa: salendo si lascia il sentiero per il rifugio e si seguono direttamente le indicazioni per il canale di Val Cassina, fino al suo sbocco inferiore vicino alla parete sud. (3h00 circa da Rongio) - Attacco: individuare un albero alla base della parete, alla cui dx pochi metri più in alto si vede un chiodo con cordone.
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Discesa:
dalla cima scendere il versante nord (verso il rif. Bietti) per facili tracce su prati e mughi, fino a trovare un sentierino più marcato da seguire verso dx. Il sentiero scende, risale su un avancorpo (quello che divide la vetta dalla Bocchetta di Val Cassina) e poi scende alla Bocchetta di Val Cassina. (0h15)
Da qui si torna al rif. Bietti oppure, tramite il Canale di Val Cassina, al rifugio Elisa. - Difficoltà: VI/VI+ e A1.
- Sviluppo: 450 metri.
- Attrezzatura: serie di friend (fino al n°3 BD, eventualmente anche il n°4 per un paio di passaggi), serie di nut, martello e scelta di chiodi (indispensabili), 1 staffa, due mezze corde (meglio se da 60 metri).
- Esposizione: sud.
- Tipo di roccia: calcare, mediamente di buona/ottima qualità con qualche zona dove prestare attenzione.
- Periodo consigliato: primavera (ma prestare attenzione alle condizioni del Canale di Val Cassina)/autunno. In estate solo in caso di giornata non calda.
- Tempo salita: 9h00-12h00, a seconda dell'allenamento e dell'individuazione della via.
- Primi salitori: Nino Oppio e Oreste Dell'Era, 14-18 agosto 1938.
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Riferimenti bibliografici:
- Buzzoni P., Spandri A., Carì G., Calcare d'autore, 2007
- Pesci E., Le Grigne, Guida dei monti d'Italia CAI-TCI, 1998
- Relazione
- Lunghezza 1, VI: salire dritti puntando al chiodo con cordone, quindi continuare cercando i punti più facili fino ad arrivare ad una cengia, da seguire a sx. Si trova una sosta; noi abbiamo continuato ancora a sx fino alla base di un diedro strapiombante con muretto alla base. In loco 1 chiodo, sosta da rinforzare con almeno un altro chiodo (VI, roccia mediocre e pochi chiodi). Si tratta di una variante (I° tiro di Cavallo Pazzo), che evita di salire sullo zoccolo originale più a sx (sconsigliato per la cattiva qualità della roccia).
- Lunghezza 2, VI e A1: su per il muretto a sx della sosta, si continua su placca con tacche verso dx e poi dritto e ancora verso il diedro a sx, dove si trova un chiodo nuovo e poi un chiodo più in alto da utilizzare con la staffa per superare il successivo muretto (attenzione! chiodo ballerino). Prima di superare il muretto si può rinviare una clessidrina in uscita a dx utilizzando un cavetto (od un piccolo nut da utilizzare come cordino). Buona lama in zona clessidrina. Continuare ancora verso una nicchia dove si trova la sosta.
- Lunghezza 3, A0 e VI: salire a dx della sosta e continuare seguendo i numerosi chiodi, prima per fessurine verticali e infine in traverso ascendente, fino ad arrivare a rocce arrampicabili da seguire per arrivare ad una sosta sulla sx sotto ad un diedro.
- Lunghezza 4, VI e A0: su per il diedro, quindi si arriva ad una placca a sx non proteggibile (presente qualche buco, forse utilizzabili i tricam), da salire per poi continuare leggermente a dx su rocce verticali e fessurine, fino ad uscire su bella placca verso sx, arrivando alla sosta. Presente una sosta al termine della placca ed una leggermente a sx su cengetta esile.
- Lunghezza 5, VI- e A0: scendere qualche metro del precedente tiro e traversare a dx ad un diedro da risalire fino ad arrivare alla sosta con chiodi e clessidra sotto uno strapiombino.
- Lunghezza 6, VI e A0: traversare verso dx e poi continuare a salire in obliquo verso dx fino ad arrivare ad una zona meno appigliata che si trova sotto una sosta visibile più in alto (un'altra sosta visibile più a dx, ma non è quella giusta). Da qui traversare ancora a dx, arrivando ad un chiodo. Traversare ancora leggermente a dx e risalire la zona compatta nel punto di minore resistenza, puntando poi alla sosta a sx.
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Lunghezza 7, V+ o VI:
salire sopra la sosta e continuare per rampa con rocce ed erba verso dx. Qui occorre prestare attenzione e scegliere i punti di minore resistenza. Tendenzialmente andare un po' a dx e poi di nuovo verso sx, arrivando ad un chiodo sotto una grossa lama che si vede anche dalla sosta. Proseguire per la lama, in dulfer, e poi continuare fino alla grande cengia erbosa scegliendo il percorso più facile. Arrivati alla cengia seguirla verso sx fino ad arrivare ad una sosta (V+ non banale e con roccia delicata; tiro lungo, 60 metri abbondanti).
Altra possibilità, verificata in un precedente tentativo (indicativamente): salire sopra la sosta ma poco dopo andare a sx su facile terreno. Si supera un muretto e poi più in alto si arriva ad una sosta. Dalla sosta andare a sx, superare una zona verticale e più in alto raggiungere un ballatoio a dx con altra sosta. Si sale sopra la sosta su placchetta, fin contro un muro, e si traversa a dx (delicato) fino ad arrivare alla cengia erbosa e quindi alla sosta (VI). -
Lunghezza 8, VI e A1:
traversare su cengia a dx fin sotto uno strapiombo. Si individuano facilmente due chiodi (uno trovato poco affidabile). Si raggiungono i chiodi e si procede alzandosi obliquamente verso dx con l'aiuto di altri chiodi (in alcuni punti difficili da raggiungere). Si supera lo strapiombo e si continua per placca con fessura dove risulta utile aggiungere 1-2 chiodi per progredire). Ci si sposta verso sx, arrivando sotto un muro verticale da seguire fino alla sosta sotto un diedro.
Esiste anche una variante, forse più facile e bella, che evita il tratto strapiombante in artificiale: dalla sosta salire su placca a sx e quindi passare a dx sotto uno strapiombo, fino ad arrivare al muro verticale descritto prima (soluzione non verificata). - Lunghezza 9, VI-: continuare per il bel diedro fino ad uscire a sx ed arrivare in traverso ad un terrazzino con la sosta.
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Lunghezza 10, V+:
scendere qualche metro a sx della sosta, raggiungendo più in basso una zona di rocce ammanigliate con due grosse clessidre. Da lì salire facilmente e poi continuare leggermente a dx per rocce più delicate fino ad arrivare a rocce verticali. Traversare a sx fino a trovare un diedro, da seguire fino alla sosta.
Alcune relazioni indicano di salire alle lame sopra la sosta. Da lì traversare a sx ad uno strapiombino dove è visibile un chiodo con fettuccia, per poi continuare traversando a sx verso il diedro descritto prima. Variante non verificata, ma sicuramente più impegnativa. - Lunghezza 11, V: continuare ancora per diedro fino ad arrivare ad un grosso pino contorto dove si può sostare. Noi abbiamo continuato ancora direttamente per rocce verticali sopra il pino, fino a raggiungere la grande cengia superiore. Da qui si seguono tracce che salgono a sx su erba, fino alla sosta. (tiro lungo, 60 metri abbondanti)
- Lunghezza 12, VI- e A0: salire per balze erbose a sx della sosta, aggirando un saltino con cordone. Ritornare a dx sopra il saltino, alla base di un'altra placca con spit e chiodo. Salirla direttamente e poi per rocce più semplici arrivare ad una sosta alla base di una bella placca con spit visibile (uscita di Cavallo Pazzo ed altre vie).
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Lunghezza 13, VI e A0:
salire in diedro (ora ben visibile) subito a dx della sosta. Passo iniziale duro, poi più facile (primo chiodo molto alto e non visibile). Continuare fin sotto uno strapiombo, traversare leggermente a dx e poi uscire dallo strapiombo per buone lame (presenti diversi chiodi) fino ad arrivare su ballatoio erboso con sosta (chiodo + nut).
Non sono sicuro che questa sia l'uscita originale, anche se il tiro risulta logico e tecnicamente al livello degli altri tiri.
A dx della sosta 11, salendo per balze erbose ad un albero e poi verso una parete, si trova un chiodo. Più sopra il tiro sembra fattibile (placca sotto uno strapiombo), ma non si notano altri chiodi (salvo quello che ho lasciato io con maglia rapida per calarmi...) e neanche tracce di passaggio. Ho saputo che dal pino contorto della lunghezza 11, salendo dritti e poi andando ancora dritti anziché traversare a sx, si arriva ad una fessura da seguire, per poi continuare...?). In teoria si dovrebbe uscire per un diedro con la faccia dx liscia..., ma se non lo trovate consiglio la soluzione da noi verificata. - Lunghezza 14, I, III: andare a sx e poi continuare verso la cima per balze erbose, una piccola fascia rocciosa facile ed altre balze erbose. Sosta in cima su palina metallica. (tiro lungo, 60 metri abbondanti)
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Note:
grande salita classica, impegnativa e faticosa.
Soste presenti, ma alcune non del tutto affidabili: valutare se rinforzarle.
Occorre avere buona esperienza con l'utilizzo delle protezioni veloci, di chiodatura (ho piantato diversi chiodi, anche se può risultare non indispensabile) e di arrampicata classica artificiale, molti passi in libera sono comunque obbligatori. Non consiglio di spingere troppo la libera: anche se la chiodatura è a tratti abbondante, è piuttosto vetusta.
La prima parte della via, fino alla prima cengia, è molto più chiodata della seconda, dove in alcuni punti occorre individuare il percorso.
Abbiamo fatto 14 tiri, ma con 2-3 tiri di poco oltre il limite della lunghezza della corda. In realtà le lunghezze dovrebbero essere 15-16.
Consigliamo il pernottamento al nuovo rif. Bietti, di recente costruzione. La famiglia Nogara vi accoglierà molto bene.
Logisticamente la discesa al mattino dal Canalone di Val Cassina è su neve più dura, ma il ritorno dalla vetta risulta più agevole. - Aggiornamento: relazione a cura di Walter Polidori, da una ripetizione del 2 giugno 2010 con Mario Colombo.
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Disclaimer
L'alpinismo su roccia e ghiaccio è un'attività potenzialmente pericolosa se non praticata con adeguata prudenza e cognizione di causa.
Le vie descritte in queste relazioni sono state da noi percorse e descritte "di prima mano" con la maggior precisione possibile, ma questo non può in alcun modo sostituire la vostra valutazione e responsabilità personale.