Seconda Torre di Sella (m.2598) - via Kasnapoff
Dettagli
- Avvicinamento: dal Passo Sella in 20/30 minuti si raggiunge la base della parete nord della Seconda Torre: dal passo prendere il sentiero che passa alla sinistra della Locomotiva (una caratteristica struttura rocciosa che precede le Torri) e delle Torri stesse. L'attacco si trova in corrispondenza di una lapide che ricorda Hans Plank. (0h25)
- Discesa: per tracce di sentiero e arrampicando scendere verso il Ciavazes (cioè sul versante opposto rispetto a quello di salita). Ancoraggio per doppia (20 o 40 metri). Seguono ancora tracce di sentiero e tratti in arrampicata (passi di II) fino al sentiero che passa a sud delle Torri e riconduce al Passo Sella. (1h00)
- Difficoltà: IV+, con passi di V-.
- Sviluppo: 11 lunghezze, per circa 360 metri di sviluppo e 250 metri di dislivello.
- Attrezzatura: soste con due/tre chiodi normali (ma le ultime soste sono da attrezzare). In via qualche chiodo: portare dadi e friend.
- Esposizione: nord, nord-ovest: la parete rimane quasi completamente in ombra.
- Periodo consigliato: estate, giornate calde.
- Tempo salita: 5 ore.
- Primi salitori: Signora von Kasnapoff, M. Zelger, 1913.
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Riferimenti bibliografici:
- Favaretto F., Zannini A., Gruppo di Sella, CAI-TCI, 1991 - (relazione e foto con itinerario)
- Koheler A., Memmel N., Dolomiti - Arrampicate classiche III-VI, Freytag & Berndt Rother Italia, 1994
- Kubin A., 50 arrampicate scelte nelle Dolomiti, Edizioni Turistiche Geo-Grafica s.n.c. - Primiero (TN), 1984
- Cartografia: Kompass n° 59 - Gruppo del Sella - Marmolada
- Relazione
- Lunghezza 1, II, IV, 35/40 metri: dalla lapide salire obliquando leggermente a destra fino ad un ripiano (chiodo). Da lì ancora a destra fin quasi allo spigolo, e, per fessura verticale, alla sosta.
- Lunghezza 2, IV, IV+: per parete ben ammanigliata alla sosta successiva.
- Lunghezza 3, III+, IV+: salire verticalmente lasciando a sinistra un caminetto (bagnato) che viene poi scavalcato obliquando a sinistra fino alla sosta.
- Lunghezza 4, IV: la sosta è alla sosta di una placca grigia che si sale verticalmente fino ad una nicchia giallastra: sosta su clessidra e un nut incastrato, che abbiamo trovato già in loco.
- Lunghezza 5, IV: salire ancora verticalmente per placca e traversare poi a destra superando lo spigolo ed entrando in un canale che sale da destra (un chiodo di sosta).
- Lunghezza 6, IV+: salire verticalmente per fessura e traversare poi a destra in leggera discesa sotto ad uno strapiombo di roccia giallo/bianca molto friabile. Sosta su terrazzo con tre chiodi.
- Lunghezza 7, V-, IV+: passaggio chiave della via. Alzarsi fino ad un chiodo con fettuccia, da lì (passo in strapiombo) salire oltre lo spigolo obliquando a destra, traversare orizzontalmente a destra (chiodo) e salire verticalmente fino ad una cengia. Sulla cengia traversare a destra per una decina di metri, fino ad una sosta (due chiodi un po' alti) sotto uno strapiombo friabile.
- Lunghezza 8, IV+, circa 50 metri: superare a sinistra lo strapiombo friabile e salire verticalmente per diedro prima e lama poi (molto bello, roccia ottima) fino alla sosta su ampio terrazzo.
- Lunghezza 9, V-, IV, circa 40 metri: strapiombino di partenza, con chiodo, poi verticalmente a destra e sinistra della fessura. Secondo le relazioni avremmo probabilmente dovuto stare a destra e uscire ad un ampio terrazzo. Siamo invece rimasti a sinistra arrivando ad una sosta in parete (due chiodi, piccolo terrazzino) posta sei/sette metri sotto una cengia.
- Lunghezza 10, IV-, III+: dalla sosta salire obliquando un po' a sinistra e poi verticalmente ad un'ampia terrazza. Proseguire stando a sinistra dello spigolo, ed uscendo a destra di un enorme macigno. Sosta da attrezzare.
- Lunghezza 11, II, 50 metri: per diedrini e poi cresta fino alla cima.
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Note:
bella via su roccia ricca di appigli, abbastanza esposta, di percorso non sempre evidente, svolgendosi su parete aperta. Non è una via banale, e non va sottovalutata: il IV/V in Dolomiti è verticale, esposto e poco chiodato, anche se secondo la Guida del Sella "...tutti i chiodi occorrenti sono in posto...".
Le relazioni tratte dalle prime due guide sono abbastanza coincidenti. La terza, invece, presenta uno schizzo un po' sproporzionato anche se un poco più preciso. - Aggiornamento: relazione a cura di Riccardo Girardi, 9 agosto 1996.
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Disclaimer
L'alpinismo su roccia e ghiaccio è un'attività potenzialmente pericolosa se non praticata con adeguata prudenza e cognizione di causa.
Le vie descritte in queste relazioni sono state da noi percorse e descritte "di prima mano" con la maggior precisione possibile, ma questo non può in alcun modo sostituire la vostra valutazione e responsabilità personale.