Terza Torre di Sella (m.2696) - via Vinatzer

Terza Torre di Sella (m.2696) - via Vinatzer

Dettagli

  • Avvicinamento: dal Passo Sella in 20/30 minuti si raggiunge la base della parete ovest della Terza Torre (quasi "di fronte" alla nord della Seconda Torre): dal passo prendere il sentiero che passa alla sinistra della Locomotiva (una caratteristica struttura rocciosa che precede le Torri) e delle Torri stesse. L'attacco si trova più o meno al centro della parete ovest, sulla verticale di uno strapiombino inciso da una fessura verticale in corrispondenza di un chiodo.
  • Discesa: per la via normale. Si scende in direzione opposta a quella di salita, piegando a sinistra fino al bordo del terrazzo (ometto). Scendere arrampicando e spostandosi a destra (viso a monte) fino ad un anello di calata: doppia da 20 metri. Abbassarsi ancora arrampicando (tracce di sentiero e passi di II) seguendo attentamente bolli di vernice rossa. Arrivare fino ad un canale di detriti che scende a sinistra fino alla cengia. Seguire la cengia (inizialmente esposta) fino al canale che divide la Seconda dalla Terza Torre. Scendere nel canale, inizialmente semplice, poi a salti. Secondo la relazione della guida del Sella sarebbe possibile scendere arrampicando per rocce semplici, eventualmente con la possibilità di qualche doppia, fino a che il canale scende verticalmente. Da lì, portandosi a sinistra viso a valle fino ad un terrazzino, si potrebbe raggiungere la base con una doppia di 50 metri (o due da 25) da un ancoraggio cementato. In pratica nella nostra ripetizione abbiamo fatto più calate: abbiamo attrezzato una doppia, calandoci di una quarantina di metri e raggiungendo un ancoraggio sul lato destro (viso a valle). Da lì altra doppia di una quarantina di metri fino ad un nuovo ancoraggio, ed infine una doppia verticale e vertiginosa, parzialmente nel vuoto, fino alla base del canale, da cui in breve al punto di attacco. (Tempo: un paio di ore, in funzione della dimestichezza con il terreno).
  • Difficoltà: V-, una passo di V+.
  • Sviluppo: circa 350 metri di dislivello.
  • Attrezzatura: soste attrezzate con due/tre chiodi normali. In via pochissimi chiodi: necessari dadi e friend, utile qualche chiodo.
  • Esposizione: ovest. Prime lunghezze molto fredde, più in alto la parete prende sole nel pomeriggio.
  • Periodo consigliato: estate.
  • Tempo salita: 5 ore (secondo le relazioni, noi impiegammo almeno un paio d'ore in più).
  • Primi salitori: Giovan Battista Vinatzer, Vincenzo Peristi, 23/06/1935.
  • Riferimenti bibliografici:
    • Favaretto F., Zannini A., Gruppo di Sella, CAI-TCI, 1991 - (relazione e foto con itinerario)
    • Koheler A., Memmel N., Dolomiti - Arrampicate classiche III-VI, Freytag & Berndt Rother Italia, 1994
    • Nota: le due relazioni indicate sono più o meno coincidenti, tranne che per la parte finale, ove il secondo riferimento indica una soluzione più semplice della guida del Sella. Nella nostra ripetizione abbiamo seguito l'uscita della guida del Sella.
  • Cartografia: Kompass n° 59 - Gruppo del Sella - Marmolada
  • Relazione
  • Lunghezza 1, IV, passo di IV+, circa 40 metri: salire in verticale su rocce articolate portandosi alla base dello strapiombino fessurato. Superarlo direttamente e obliquare a dx e salire per qualche metro un diedrino liscio ed umido a dx di una fascia strapiombante gialla e nera. Sosta scomoda su chiodi alla base della fascia rocciosa aggettante.
  • Lunghezza 2, IV, III, circa 35 metri: salire la fessura verticale sulla dx (chiodo) e proseguire per rampa abbattuta fino ad uno spigolo, doppiarlo e salire ancora qualche metro. Sosta su due chiodi.
  • Lunghezza 3, III, III+, circa 40 metri: aggirare a sx il muretto verticale sopra la sosta, poi salire obliquando lungamente a dx in direzione di un vago spigolo. Sosta immediatamente a dx di un diedro verticale piuttosto aperto e poco accennato.
  • Lunghezza 4, IV+, V, circa 40 metri: dalla sosta traversare a sx per qualche metro e portarsi alla base del diedro. Salirlo fino ad una piccola zona di rocce gialle instabili, aggirarle a dx e proseguire in verticale fino ad una piccola cengia (doppia attrezzata). Salire il diedro verticale fessurato a sx dell'ancoraggio (chiodo), seguire ancora verso dx un diedrino verticale poco accennato. Uscire a dx e sostare.
  • Lunghezza 5, III, II, 30 metri: obliquare a sinistra su placche articolate fino alla base di un canalino (sosta, oppure altra sosta 4/5 metri più sopra, sostituito uno dei chiodi di sosta che era in cattive condizioni).
  • Lunghezza 6, IV+, 15 metri: salire il canalino per alcuni metri, e proseguire per placca molto bella, con discreti appoggi da affrontare sulla dx. Al termine della placca salire verso sx ad una comoda sosta in una profonda nicchia (sosta su clessidra e chiodo).
  • Lunghezza 7, V-,III, 55 metri: la nicchia è incisa superiormente da un fessurone strapiombante che si affronta direttamente: faticoso, ma più impressionante che difficile. Usciti dal camino traversare a sx su cengia detritica fino ad una sosta con 2 chiodi, spezzare la lunghezza e sostare per evitare eccessivo attrito delle corde, oppure salire in verticale per rocce articolate e raggiungere la cengia a spirale che taglia obliquamente la torre. Sosta da attrezzare su un grosso masso alla base di una fessura verticale sovrastata da un tetto.
  • Lunghezza 8, V-, V+, IV+, 20 metri: tiro chiave: si presenta come una placca con qualche buco e tacca, incisa verticalmente da una fessura di 2/3 centimentri, che porta ad un tettino di circa un metro. La fessura presenta due chiodi ravvicinati a 7/8 metri di altezza, sotto lo strapiombo. Salire per la fessura (un po' unta) o per la placca a sinistra, fino allo strapiombo, che si supera faticosamente a destra, e proseguire fino alla sosta.
  • Lunghezza 9, IV, IV+, circa 30 metri: traversare a sx per qualche metro e salire un diedro giallastro.
  • Lunghezza 10, IV, IV+, circa 30 metri: proseguire nel diedro, all'inizio abbastanza friabile poi la qualità della roccia migliora.
  • Lunghezza 11, IV, IV+, V-, 30 metri: salire piegando a destra fino a raggiungere e superare lo spigolo. Salire la paretina verticale oltre lo spigolo per alcuni metri, raggiungere un piccolo pulpito esposto (chiodi), traversare poi orizzontalmente per circa 5 metri, su placche giallastre esposte e delicate, superare un muretto verticale e raggiungere la sosta, che è poco visibile.
  • Lunghezza 12, V-, III+, 30 metri: salire un diedrino che si trasforma poi in una fessura strapiombante, inclinata a sinistra, che si supera con difficoltà. Per rocce più semplici alla sosta su spuntone e chiodo.
  • Lunghezza 13, III-, II: per placche appoggiate si raggiunge la terrazza detritica sommitale (chiodo di sosta alcuni metri sotto).
  • per rampa detritica si raggiunge la cima: grande ometto, libro di via.
  • Aggiornamento: relazione a cura di Riccardo Girardi, 14/08/1996. Revisione e fotografie a cura di Simone Rossin, da una ripetizione effettuata con Michele Malfione ed Annalisa Bonfanti il 13/07/2013, in occasione della prova esame parte roccia del XX° corso istruttori di Alpinismo 2012-2013 Regione Lombardia.
  • Disclaimer
    L'alpinismo su roccia e ghiaccio è un'attività potenzialmente pericolosa se non praticata con adeguata prudenza e cognizione di causa.
    Le vie descritte in queste relazioni sono state da noi percorse e descritte "di prima mano" con la maggior precisione possibile, ma questo non può in alcun modo sostituire la vostra valutazione e responsabilità personale.
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