Gruppo del Monte Rosa, Tagliaferro (m.2964) - via Cresta Nord, Nord-Ovest

Gruppo del Monte Rosa, Tagliaferro (m.2964) - via Cresta Nord, Nord-Ovest

Dettagli

  • Accesso stradale: da Varallo Sesia (VC) seguire le indicazioni per Alagna Valsesia; giunti all'abitato di Balmuccia svoltare a destra seguendo per Rima S. Giuseppe-Carcoforo, fino all'altezza del comune di Rimasco (inconfondibile lago artificiale) dove si svolta a sinistra sempre per Rima S. Giuseppe (20-25 minuti da Varallo).
  • Avvicinamento: da Rima, seguire le indicazioni per il rifugio Ferioli-Colle Mud (sentieri 96 GTA e 318). Seguire il sentiero a zig-zag nel bosco che risale il promontorio sopra l'abitato. Dopo circa 30 minuti il sentiero si divide (318 a sx e 96 e GTA a dx), seguire 96-GTA. Proseguire su sentiero via via meno ripido fino all'Alpe Valmontasca e poi all'Alpe Vorco dalla quale per facile sentiero (stupenda vista sull'impressionante parete Nord) si prosegue fino al Colle Mud (m.2324), affacciandosi dal quale si vede il rifugio Ferioli poco più in basso nel vallone di Alagna. (2h00/2h30 da Rima)
  • Attacco: risalire il colle Mud sulla sinistra per zolle erbose per una ventina di metri fino a una duplice lapide dalla quale parte la via.
  • Discesa: lungo la cresta SE, seguendo la via normale di salita. Giunti al Passo del Gatto portarsi nel vallone di sinistra faccia a valle (attenzione tracciato infido per la verticalità e presenza di erba spesso bagnata!). Seguire per tracce e ometti fino al passo del Vallarolo, da qui prendere il sentiero 318 che dopo qualche breve saliscendi verso destra (non prendere la traccia a sx di un piccolo laghetto, porta di nuovo al tagliaferro per cresta NE!), si porta decisamente a sx e dopo aver incontrato due alpeggi si riallaccia al sentiero 96, dove lo si aveva lasciato per la salita. Da qui a ritroso fino a Rima. (2h30/3h00)
  • Difficoltà: D-: II/III, passi di IV e una placca di V-.
  • Sviluppo: 900 metri per 600 metri di dislivello.
  • Attrezzatura: corda da 50 metri, rinvii, friend fino al n°2 BD, una serie di nuts, numerosi cordini/fettucce ed eventualmente martello e qualche chiodo.
  • Esposizione: nord-NordOvest
  • Tipo di roccia: gneiss
  • Periodo consigliato: estate, autunno.
  • Tempo salita: 4h00/6h00
  • Primi salitori: Bianchetti, Giupponi, 1925
  • Cartografia: Monte Rosa Alagna e Macugnaga, Istituto Geografico Centrale, scala 1: 50.000
  • Relazione: seguire le tracce di passaggio su terreno semplice cercando il facile per circa 200 metri.
    Arrivati a una placca di 7-8 metri alla base della quale vi è un chiodo abbastanza recente, la si supera in equilibrio su tacche (possibile aggirarla facilmente sulla destra) e si esce a destra su terreno più facile.
    Si prosegue per spuntoni cercando di stare il più possibile sulla linea della cresta che ancora per 200-250 metri prosegue piuttosto larga. Si arriva poi in corrispondenza della bella placca di V- (obbligato, passaggio chiave) anche qui un chiodo (vetusto). Salire la placca sfruttando la magnifica lama fino alla sua fine, qui superarla sulla sinistra sotto un tettino (occhio allo zaino) e uscire per un camino di 2-3 metri più facile.
    Rimontare quindi sul filo di cresta che ora si fa più affusolata e l'arrampicata diviene più esposta ma su magnifica roccia. Dopo un breve tratto quasi pianeggiante sul filo della cresta si incontra un primo sperone di 20 metri che si supera sulla sinistra, per poi rimontare su cresta, poi altro tratto pianeggiante.
    In prossimità di un grosso blocco di quarzo bianco vi è un secondo sperone sempre di 20-30 metri, alla base del quale si trova un chiodo con targhetta, qualche metro più in alto un altro chiodo (forse una variante che affronta di petto la verticale, NON SEGUIRE!) spostarsi invece a destra in basso di qualche metro e risalire il canalino che aggira sulla dx lo sperone per rocce rotte ed erba. Continuare poi, una volta riguadagnata la cresta, fino ad un chiodo con anello (abbiamo dovuto ribatterlo). Da qui continuare sempre per cresta su difficoltà continue fino ad arrivare alla fine della cresta. Pochi metri sul pianoro sommitale portano alla Madonnina di Vetta.
  • Attacco GPS: 45°52′20″N 7°58′13″E
  • Note: la roccia, a parte i primi 100-150 metri in cui si seguono le tracce erbose, è nel complesso buona/ottima.
    Abbiamo fatto la via completamente in conserva tranne la prima placca che in effetti andava aggirata; molte cordate fanno alcuni tiri completi, dilatando di conseguenza i tempi da noi indicati. Su tutta la via che abbiamo percorso abbiamo incontrato 3 chiodi (esclusi quelli della variante nei pressi del blocco di quarzo), tuttavia ci si protegge benissimo su spuntoni, sassi incastrati e fessure per friend. Abbiamo trovato un friend viola BD incastrato in un caminetto negli ultimo 150 metri, lasciato in loco.
    Via di stampo squisitamente alpinistico, da non sottovalutare per lo sviluppo, l'avvicinamento, la quota e l'ambiente. Da affrontare con un buon meteo.
    Molte cordate effettuano la salita pernottando al rifugio Ferioli (C.A.I. Olgiate tel. 0163-91207, cell. 334-5631105).
  • Aggiornamento: relazione a cura di Gabriele Mainini e Andrea Vitali, da una ripetizione del 9 agosto 2013.
  • Disclaimer
    L'alpinismo su roccia e ghiaccio è un'attività potenzialmente pericolosa se non praticata con adeguata prudenza e cognizione di causa.
    Le vie descritte in queste relazioni sono state da noi percorse e descritte "di prima mano" con la maggior precisione possibile, ma questo non può in alcun modo sostituire la vostra valutazione e responsabilità personale.
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