Tofana di Rozes (m.3225), Parete Sud est del Pilastro- via Costantini-Apollonio

Tofana di Rozes (m.3225), Parete Sud est del Pilastro- via Costantini-Apollonio

Dettagli

  • Accesso stradale: occorre arrivare al Rifugio Dibona, situato molto vicino alla parete. Il rifugio è raggiungibile in auto.
    Dal Passo Falzarego, scendendo verso cortina si individua una strada sterrata che va a sx alcuni km dopo il passo (indicazioni per il rifugio). Si segue la sterrata che porta al grande parcheggio nei pressi del rifugio.
    Arrivando da Cortina, si sale verso il Passo Falzarego e si entra nella stessa sterrata.
  • Avvicinamento: dal rifugio seguire il sentiero che va verso la Tofana di Rozes e il rifugio Giussani. Prendere poi le tracce che conducono alla base del pilastro. (0h45)
  • Attacco: individuare una cengia rocciosa che si percorre facilmente da dx a sx e porta alla base di un pilastrino che forma un diedro-spaccatura dove sale la via. Nessun chiodo o cordino presenti all'attacco.
  • Discesa: non seguire l'ometto che si trova a dx del colletto, che indica la salita al culmine del pilastro, ma scendere direttamente per tracce, oppure traversare a sx e poi scendere. In ogni caso occorre andare verso la Punta Marietta, il pilastrone sulla sx (faccia a valle). Si deve scendere per sfasciumi, ghiaie e roccette per puntare a raggiungere una cengia con ometto parecchio più in basso. Quando si arriva abbastanza vicini alla cengia, si trova una zona franata di recente. Per non attraversare direttamente lì, siamo saliti per roccette facili ma delicate sulla sx e raggiunto un roccione, abbiamo attrezzato una sosta con due chiodi e cordoni, per calarci a raggiungere la cengia con ometto. ATTENZIONE! I due chiodi piazzati NON sono ottimali!
    Raggiunta la cengia, la si segue e si arriva infine per facile pendio al Rifugio Giussani. Da qui si segue il sentierone sterrato che riporta al Rifugio Dibona (circa 90' con sentiero in buone condizioni).
    Sulla cengia abbiamo trovato fittoni resinati, che forse nel periodo estivo vengono attrezzati con cavi fissi (anche per attraversare la zona franata?).
    Si consiglia vivamente di prendere informazioni sulla discesa prima di affrontare la via.
    Noi abbiamo trovato la discesa con molta neve.
    Questo il nostro percorso:
    -scendere per pendio, in obliquo verso sx, a raggiungere delle roccette. Da lì traversare a sx, arrivare a delle rocce e contornarle, per poi traversare ancora. Si raggiungono gli spalti rocciosi del versante di sx ed una cengia breve che si segue. Ora scendere in arrampicata per roccette, arrivare ad un altro pendio nevoso ed infine raggiungere la zona della frana. Da qui procedere come descritto prima. Attenzione, molto delicato e in presenza di molta neve ci può essere pericolo di valanghe.
  • Difficoltà: VI+ e A1.
  • Sviluppo: circa 570 metri + 200 metri nel canale finale per arrivare alla forcella.
  • Attrezzatura: rinvii, serie di nut e friend (fino al n°4 BD), martello e chiodi per emergenze e eventualmente per ribattere alcuni chiodi presenti, una staffa.
  • Esposizione: sud-est.
  • Tipo di roccia: dolomia, molto compatta e bella nella prima parte grigia, poi meno ruvida ma ripulita dalle ripetizioni nella parte centrale gialla. In generale sempre di buona qualità.
  • Periodo consigliato: da giugno a settembre, dipende molto dallo stato della via dopo l’inverno (soprattutto per la discesa).
  • Tempo salita: 9h00/10h00, a seconda dell'allenamento.
  • Primi salitori: E.Costantini, R.Apollonio, 1944.
  • Riferimenti bibliografici: Bernardi M., Arrampicare a Cortina d'Ampezzo e dintorni - Dolomiti - le vie più belle, Edizioni Athesia
  • Relazione
  • Lunghezza 1, V+, IV, 40 metri: salire per il diedro formato dal pilastro, subito con alcuni passi faticosi, arrivando più sopra ad un tratto più facile dove, in corrispondenza di un piccolo terrazzino, si trova la sosta su 2 chiodi, diversi metri prima della fine del pilastro.
  • Lunghezza 2, VI-, 25 metri: salire sopra la sosta per muro verticale, raggiungendo un chiodo e poi poco dopo un altro chiodo. Ora traversare verso dx, salendo leggermente e cercando i punti più facili. Si trova un altro chiodo e da lì si traversa nettamente a dx. Si risale un po', per poi attraversare a dx di nuovo. Si trova un anello su cui si può sostare, altrimenti si traversa ancora a dx verso la base di una fessura-spaccatura, dove si trova un chiodo (sosta da riforzare).
  • Lunghezza 3, VI, 35 metri: salire la spaccatura e poi la successiva fessura, fino ad arrivare sotto un tettino (chiodi, cordoni), che occorre superare su buone prese. Si continua brevemente alla sosta su chiodi.
  • Lunghezza 4, VI-, 25 metri: continuare per spaccatura-fessura, leggermente strapiombante, fino alla sosta a chiodi.
  • Lunghezza 5, IV+, 30 metri: ancora spaccatura-fessura, ora più facile, fino alla sosta a chiodi.
  • Lunghezza 6, VI, 40 metri: proseguire per fessura fin sotto un tettino, che si supera direttamente (chiodi) e si continua poi fino alla prima cengia della parete, dove si sosta.
  • Lunghezza 7, IV+, 40 metri: salire un breve tratto facile, si arriva ad una cengetta con una voragine sulla sx. Si continua fino alla parete, dove si trova una sosta. Si può rinviare la sosta e continuare a dx, salendo per una spaccatura e poi per parete aperta con buone prese, scegliendo i punti deboli. Si arriva ad una grossa clessidra con cordone, si traversa a dx e quindi si sale direttamente verso la parete gialla, dove si trova la sosta con tre chiodi (attenzione ad una lama instabile in sosta).
  • Lunghezza 8, V+, 15 metri: si punta ad una fessura a sx che sale in obliquo a dx fin sotto un tetto, dove si sosta.
  • Lunghezza 9, VI e A1, 15 metri: salire direttamente il tetto (chiodi, cordini molto usurati), per poi continuare più facilmente per fessura. Sosta su cordoni in clessidra.
  • Lunghezza 10, VI, 20 metri: tiro su bel muro giallo con diversi chiodi, fino ad una sosta su chiodi.
  • Lunghezza 11, VI+, 20 metri: ancora muro giallo, con diversi chiodi, fino alla sosta con cordoni qualche metro sotto un tetto.
  • Lunghezza 12, VI+ e A1, 20 metri: salire verso il tetto (tratto difficile, roccia un po' lisciata), quindi superare direttamente il tetto (chiodi, cordini) ed uscire su difficoltà minori, raggiungendo la sosta sulla seconda cengia della parete, cordoni in clessidra.
  • Lunghezza 13, VI+ e A1, 45 metri: tIRO DELLA "SCHIENA DI MULO". Entrare nel grottone a sx della sosta e salire per roccia facile e un po' sporca. Si trovano due chiodi, quindi occorre salire in alto, dove il percorso tra le due pareti opposte si fa più stretto, e uscire verso l'esterno trovando un cordino poco visibile a sx (faccia verso l'esterno). Da lì raggiungere altri due cordini visibili, che permettono di superare la zona strapiombante (presente anche chiodo in uscita a sx). Ora si traversa verso sx, fin sotto una spaccatura con alcuni chiodi, che deve essere seguita. La spaccatura diventa camino. Ad un chiodo, dopo il tratto più repulsivo del camino, possibile traversare a dx e salire per pilastrino ben ammanigliato ma poco proteggibile, fino a rientrare più sopra a sx ad un terrazzino nella spaccatura, con chiodi di sosta. Poco più sotto c'è un cordone su masso incastrato nel camino.
  • Lunghezza 14, IV, 20 metri: continuare facilmente nella spaccatura-diedro, arrivando ad una piazzola verso dx sotto un diedro verticale e giallastro, dove si sosta su due chiodi.
  • Lunghezza 15, V+, 35 metri: salire nel diedro giallastro, fino ad arrivare ad un punto con due chiodi, dove sostare.
  • Lunghezza 16, V+, 20 metri: continuare nel diedro giallastro, fino ad arrivare quasi al suo termine. Si trovano due chiodi leggermente a dx e più sopra nel diedro altre due chiodi, eventualmente utili anche per fare sosta. Traversare a dx senza salire all'ultimo chiodo, per raggiungere roccette più facili e arrivare ad un nicchia gialla dove si trova la sosta.
  • Lunghezza 17, III, 25 metri: salire verso dx per roccette e poi dritto ancora facilmente, fino a trovare la sosta verso sx.
  • Lunghezza 18, IV+, 40 metri: traversare a sx sfruttando delle buone liste rocciose. Si raggiunge un chiodo all'altezza dei piedi e si continua in traverso fino ad individuare una zona dove facilmente si sale verso una zona abbattuta. Si fa sosta su clessidra.
  • Lunghezza 19, III, 60 metri: salire cercando i punti più facili, leggermente a dx per evitare un saltino e poi obliquando verso sx ed arrivando infine sullo spigolo di sx che dà l'accesso al facile canale superiore.
  • Lunghezza 20, II/III, 120 metri: salire nel canale, cercando i punti più facili, puntando al bordo sx dove ci sono delle grosse nicchie rossastre, sosta da attrezzare.
  • Lunghezza 21, III+, 20 metri: continuare nel bordo sx, salendo un saltino di roccia (chiodo a sx), quindi attraversare il canale ghiaioso verso dx e sostare su grossa clessidra in una nicchia.
  • Lunghezza 22, I, 50 metri: salire senza difficoltà verso il culmine del canale, poco sotto la vetta del pilastro.
  • Note: bellissima via! E' una delle salite che mi è piaciuta di più in assoluto, anche grazie alla stagione che ci ha permesso di essere da soli.
    La lunghezza dei tiri è indicativa.
    Fessure genericamente da proteggere a friends, altrimenti chiodatura sufficiente. Attenzione ai vecchi cordoni presenti sui tetti, alcuni sono molto usurati.
  • Aggiornamento: relazione a cura di Walter Pres Polidori, da una ripetizione con Renato Santulli del 9 giugno 2014.
  • Disclaimer
    L'alpinismo su roccia e ghiaccio è un'attività potenzialmente pericolosa se non praticata con adeguata prudenza e cognizione di causa.
    Le vie descritte in queste relazioni sono state da noi percorse e descritte "di prima mano" con la maggior precisione possibile, ma questo non può in alcun modo sostituire la vostra valutazione e responsabilità personale.