Torre Germana (m.2197) - spigolo sud-ovest (spigolo Boccalatte)

Torre Germana (m.2197) - spigolo sud-ovest (spigolo Boccalatte)

Dettagli

  • Accesso stradale: da Bardonecchia seguire le indicazioni per Melezet. Nei pressi di una diga, al bivio per il Colle della Scala, proseguire dritti, entrando in valle Stretta, e risalendola fino ad un alpeggio (strada parzialmente sterrata, ma senza problemi di percorribilità). La torre Germana è facilmente riconoscibile sulla destra della strada per una enorme frana che scende alla sua sinistra solcando i ghiaioni.
  • Avvicinamento: parcheggiare poco oltre l'alpeggio, tornare alla sua altezza, dove un ponte permette di valicare il torrente. Seguire una traccia di sentiero che costeggia il torrente in discesa, e che in breve giunge nei pressi dei ghiaioni che salgono alla base della Torre. Ci sono varie possibilità: in un qualche punto dovrebbe staccarsi dal sentiero lungo il torrente una traccia che sale nel bosco verso sinistra (l'abbiamo seguita scendendo ma non l'avevamo vista salendo). Uscendo poi sui ghiaioni non si puo' seguire il tracciato descritto nella discesa, ma occorre traversare verso destra (viso a monte) verso il canalone della frana, e salire per vaghe tracce di sentiero. Se non si individua la traccia che sale nel bosco, si può salire integralmente il ghiaionee, reperendo delle vaghe tracce di sentiero che si perdono facilmente. Il pendio è abbastanza disagevole da risalire: frana letteralmente sotto i piedi!
  • Attacco: l'attacco della via è situato ad una piccola forcella tra la Torre (o meglio, il suo avancorpo che si chiama Torre Marta) ed un'ulteriore piccola torre, denominata La Monaca, per la sua forma caratteristica, che si riconosce solo quando si è abbastanza alti sul ghiaione (si vedano le foto più sotto).
    Risalire il ghiaione e scegliere un punto per attraversare il solco lasciato dalla frana: noi l'abbiamo traversato piuttosto in alto, quasi all'altezza della forcella, ma in ogni punto sembra abbastanza problematico... Traversata la frana si reggiunge, per tracce di sentiero, la forcella, da dove, per roccette, si sale a sinistra ad un'ampia cengia detritica: la via attacca nei pressi di un ampio diedro un po' a destra. Spit con cordino.
    Nella nostra ripetizione non avevamo capito che si dovesse salire a sinistra praticamente dalla forcella o appena oltre, ed eravamo scesi al sentiero sottostante, seguendolo alla ricerca del diedro di attacco. In effetti, appena scesi dalla forcella, avanzando di pochi metri, si individua sulla sinistra un diedro, riconoscibile da una fettuccia bianca che collega due chiodi, posta a sette/otto metri di altezza, e che costituisce evidentemente una variante di attacco... (1h15)
  • Discesa: dalla madonnina di vetta seguire tracce di sentiero ed ometti sul versante opposto: ci si abbassa ad un intaglio, si risale, si scende ancora fino ad una forcella, ove, poco sotto, si trova una catena di calata. Effettuare una corda doppia di circa 30/35 metri fino ad una cengia (ci si cala verso sinistra, guardando a valle). Seguire un sentierino verso sinistra fino ad un breve salto, da cui si scende ad una forcella con una doppia di sette/otto metri o arrampicando (non difficile). Dalla forcella scendere a sinistra per ripido canalone detritico e tracce di sentiero, che costeggiano la base della Torre, e portano ad attraversare il franamento nella sua parte alta (ometto sull'altro lato del canale di frana). Da quì, per tracce di sentiero e divertente ghiaione, si scende dritti verso valle, fino ad incrociare un sentiero che scende verso destra (viso a valle) ed entra nel bosco: seguirlo, ritornando al ponte che attraversa il torrente. (0h45)
  • Difficoltà: D, max V.
  • Sviluppo: 8/9 lunghezze, per circa 250 metri di dislivello.
  • Attrezzatura: soste attrezzate, solitamente con due spit da collegare. In via spit e qualche chiodo. Utili friend/dadi di varie dimensioni. Calzature adeguate per la discesa (ghiaione!).
  • Esposizione: sud.
  • Tipo di roccia: calcare.
  • Periodo consigliato: fine primavera, estate, inizio autunno.
  • Tempo salita: 3h00.
  • Primi salitori: G. Boccalatte, M. Piolti, M. Rivero, 1935.
  • Riferimenti bibliografici:
  • Cartografia: IGC n° 104 - Bardonecchia, Monte Thabor, Sauze d'Oulx
  • Relazione
  • (difficoltà parzialmente riprese dal primo riferimento bibliografico indicato, che riporta valutazioni leggermente superiori al secondo)
  • Lunghezza 0, variante di attacco, IV/IV+: diedro sgradevole, un po' sporco, e caratterizzato da roccia di dubbia qualità (prestare attenzione). Si sale abbastanza agevolmente fino alla fettuccia bianca, visibile dal basso, che collega due chiodi (presente anche un ulteriore terzo chiodo lì vicino). Con un passo impegnativo (la parete sinistra presenta in questo punto piccoli appoggi) si sale ulteriormente nel diedro e sulla sua parete di sinistra (roccia buona), che diviene via via più semplice. Si esce così su un pendio di detriti e roccette (attenzione), da risalire (alberello per sicura) per arrivare fino alla base del diedro che costituisce il primo tiro della via (sosta su uno spit). Lunghezza più impegnativa per la (scarsa) qualità della roccia, che per le difficoltà effettive.
  • Lunghezza 1, IV: risalire il diedro-camino (spit) e poi la sua parete di sinistra fino alla sosta, su due spit, quasi sullo spigolo. E' anche possibile salire più a destra, verso un cordone ben visibile dal basso (come abbiamo fatto noi, non avendo visto subito la posizione della sosta successiva) ma occorre poi attraversare orizzontalmente a sinistra per arrivare alla sosta.
  • Lunghezza 2, V: salire per diedrini ben gradinati: chiodo e poi spit. Proseguire con passi atletici (ottimi appigli) fino ad uscire ad una piazzola di sosta.
  • Lunghezza 3, V-, III: superare direttamente una fessura atletica che sale sopra la sosta. Probabilmente ` anche possibile salire più facilmente spostandosi a destra o sinistra rispetto alla sosta. Dopo alcuni metri la parete si abbatte, e si sale per una specie di canalino non difficile fino ad uscire in cresta. Seguirla a destra per alcuni metri, arrivando così sulla sommità di un piatto torrione: catena di sosta appena più in basso, verso la forcella. Con questa lunghezza si è risalita la Torre Marta, la cui cima vera e propria rimane a sinistra quando si esce in cresta.
  • effettuare una calata in corda doppia di una quindicina di metri, che consente di raggiungere l'intaglio tra Torre Germana e Torre Marta. Sosta comoda.
  • Lunghezza 4, IV, III: risalire per rocce gradinate e diedro, uscendone un po' a sinistra, e continuando poi più facilmente per una specie di rampa, sempre verso sinistra, fino alla, sosta su un esposto ma comodo terrazzino sullo spigolo.
  • Lunghezza 5, V, IV, III: salire a destra, in grande esposizione, con un passo abbastanza atletico (due spit) e proseguire verso destra: possibile sosta, traquillamente evitabile (ne risulterebbe una lunghezza di pochi metri). Dai due spit salire per diedrino (chiodo) ma il percorso non è obbligato. Per rocce più semplici ad una selletta e poi alla sosta, posta su un ballatoio sul lato destro della cresta (due spit da collegare).
  • Lunghezza 6, V-: salire sulla cresta passando inizialmente sulla sua sinistra, e tornendo più sopra a destra: si sale in parte sulla placca appena a destra della cresta, e poi direttamente sul filo, uscendo così ad un ampio terrazzo detritico, alla base di una placconata nera solcata da una fessura verticale.
  • Lunghezza 7, V-: salire a sinistra della sosta fino a raggiungere la fessura: questo tratto è in qualche punto leggermente unto. Spit. Seguire la fessura o, più agevolmente, spostarsi alla sua destra, salendo su roccia gradinata e decisamente migliore. Segue un altro spit o un friend incastrato nella fessura. Più sopra la parete si abbatte per un breve tratto, per raddrizzarsi nuovamente per alcuni metri: seguire la fessura (che ora corre in un diedro), uscendo su rocce più semplici fino alla sosta, costituita da due spit da collegare posti su un placca appoggiata.
  • lunghezza di collegamento: proseguire per roccette, stando a destra (non salire a sinistra). Passare tra due alberi arrivando ad un terrazzo alla base di un diedro.
  • Lunghezza 8, IV+: il diedro è inizialmente costituito da una placca triangolare, che si stringe poi a lasciare solo il diedro. Due spit. Dal secondo salire un po' a destra, ritornando poi nel diedro (chiodo giallo) ed uscendo per una paretina fino al terrazzo sommitale: madonnina di vetta e due spit di sosta su una placca.
  • Note: bella via in ambiente "dolomitico", panoramico, gradevole e rilassante.
    Tecnicamente siamo in Francia...la valle Stretta comincia in Italia e prosegue in territorio francese, ma non ha altri sbocchi in Francia, e quindi non c'è un posto di frontiera.
  • Aggiornamento: relazione a cura di Riccardo Girardi, 5 agosto 2006.
  • Disclaimer
    L'alpinismo su roccia e ghiaccio è un'attività potenzialmente pericolosa se non praticata con adeguata prudenza e cognizione di causa.
    Le vie descritte in queste relazioni sono state da noi percorse e descritte "di prima mano" con la maggior precisione possibile, ma questo non può in alcun modo sostituire la vostra valutazione e responsabilità personale.