Becco Meridionale della Tribolazione (m.3360) - via Grassi-Re (parete SE, settore di sinistra)

Becco Meridionale della Tribolazione (m.3360) - via Grassi-Re (parete SE, settore di sinistra)

Dettagli

  • Accesso stradale: occorre raggiungere Courgnè, in Piemonte, posto all'imbocco della valle dell'Orco. Da Milano prendere l'autostrada MI-TO e poi quella per la valle d'Aosta ed uscire ad Ivrea, quindi per Castellamonte. Una volta giunti a Rosone prendere per la strada a dx che indica il vallone di Piantonetto e seguirla. All'inizio è una strada tortuosa e stretta, poi si raggiungono un paio di piccoli paesi, quindi la strada diventa sterrata e lentamente si perviene alla base della diga di Teleccio, dove si può parcheggiare. Attenzione, in caso di forte pioggia la strada può essere pericolosa, perchè molto esposta alla caduta di sassi.
  • Avvicinamento: dalla diga di Teleccio prendere il sentiero per il rif. Pontese (indicazioni), prima in piano costeggiando il lago artificiale, poi per sentiero ripido fino all'inizio del piano delle Muande (0h45). Dal rifugio Pontese seguire il sentiero dietro il rifugio fino ad bivio che permette di scendere (dx orografica) ad attraversare il fiume su di un ponte di legno. Attraversato il ponte continuare a seguire il sentiero, agevole ma lungo ed in seguito tra blocchi di pietra. (circa 2h00) Arrivati in prossimità dello zoccolo del Becco, cominciare a salire per tracce verso l'evidente canale roccioso che porta alla base della parete rossastra. Anche in stagione inoltrata tracce di neve alla base del canale. Entrare nello zoccolo-canale e salirlo arrampicando sul facile (max. passaggi di III grado), fino ad arrivare ad un punto dove il canale diventa ripido, nerastro e visibilmente difficile. In quel punto salire le rocce sulla sx ed obliquare un po' a sx fino a quando è ben visibile la possibilità di salire su rocce facili. Salire allora tendendo verso dx, arrivando a delle placche appoggiate fino quasi contro la parete rossastra, dove è presente una grossa placca bianca, visibile anche dal basso. La sosta di partenza si trova a sx della placca bianca, alla base di un diedro (sosta su cordoni in blocco incastrato). (0h45, in totale circa 3h30 dalla diga)
  • Discesa: due possibilità:
    1. in corda doppia su una nuova via a spit subito a dx della via (in vetta la prima calata si trova su un pilastrino pochi metri a dx della croce di vetta, faccia a monte) e discesa a piedi dallo zoccolo d'attacco. NB: è presente 1 chiodo con cordino per una eventuale calata nel canale verso il suo termine in discesa (controllare il chiodo, eventualmente rinforzare la sosta di calata);
    2. discesa dalla via normale, in arrampicata oppure (consigliabile) effettuando una doppia dalla sosta di vetta verso le placche della via normale (lato opposto a quello di salita) e poi almeno un'altra doppia dalla sosta successiva (eventualmente presente almeno un'altra sosta di calata). Continuare su terreno più facile, facendo attenzione, seguendo diversi ometti che portano ad un ultimo piccolo risalto (crestina) in prossimità di cordoni di calata. Fare una doppia verso i blocchi rotti sottostanti (eventualmente scendere arrampicando) e dirigersi verso un ultimo ometto. Scendere arrampicando l'ultimo saltino di 2 metri, arrivando così al colle. Scendere camminando dal colle (arrivati al colle scendere verso sx) fino ad una zona di grossi blocchi, attraversata la quale si perviene al sentiero.
  • Difficoltà: 6a/6a+ (VI/A0).
  • Sviluppo: 7 lunghezze, per circa 250 metri.
  • Attrezzatura: serie completa di nut e di friends, martello e chiodi non sono indispensabili ma serve soprattutto il martello per ribattere eventuali chiodi insicuri.
  • Esposizione: sud-est.
  • Tipo di roccia: gneiss.
  • Periodo consigliato: estate, in presenza di neve lo zoccolo può costituire un grosso problema da superare.
  • Tempo salita: 5-6 h per la salita e 2h per la discesa per andare a riprendere il sentiero.
  • Primi salitori: Gian Carlo Grassi, Alberto Re, 6 Ottobre 1968.
  • Riferimenti bibliografici: Oviglia M., Rock Paradise, Edizioni Versante Sud, 2000.
  • Cartografia: Kompass, foglio 86 - Gran Paradiso, Valle d'Aosta - scala 1:50.000
  • Relazione
  • Lunghezza 1, VI, A0: seguire l'evidente diedro sopra la sosta di partenza (2-3 chiodi) fino a quando non è possibile traversare a dx (chiodi) per entrare in un altro diedro con fessura. Seguire la fessura (diversi chiodi) per qualche metro e quando la fessura comincia a diventare difficile ed erbosa traversare a sx (chiodo). Continuare dritti sul pilastrino su rocce più facili ed ammanigliate fino alla sommità del pilastrino, dove è presente la sosta su chiodi (piccolo terrazzino).
  • Lunghezza 2, VI: spostarsi poco a sx ed innalzarsi fino a prendere in dulfer una lama orizzontale che porta verso sx ad una fessura verticale. Seguire la fessura (qualche chiodo e nut incastrato) fino ad un piccolo ballatoio con cordoni. Questa non è la sosta. Continuare dritti su un muretto verticale di 3 metri contornato a sx da un diedro svasato (1 chiodo alla partenza del muretto, poi possibilità di proteggersi con un nut piccolo nella parte alta della fessurina) ed uscire su una cornice. Seguire a dx la cornice per qualche metro e sostare (sosta su chiodi).
  • Lunghezza 3, V+: dalla sosta NON proseguire verticalmente seguendo dei chiodi visibili (ERRATO!!), ma seguire ancora a dx la cornice fino ad un primo chiodo, quindi ancora sulla cornice in piena esposizione (2 chiodi, uno posto nella fessurina in prossimità della cornice), fino ad individuare un ballatoio con sosta su chiodi (circa 15 metri di traverso orizzontale).
  • Lunghezza 4, IV, V, VI/A0: seguire il diedro svasato ascendente a dx (qualche chiodo, IV/V) fino ad arrivare sotto un piccolo strapiombino. Le relazioni classiche in questo punto citano la presenza di chiodi, ma in realtà non ce ne sono. Innalzarsi sullo strapiombino (possibilità di proteggersi con un nut piccolo e subito dopo con un nut medio, VI/A0 oppure VI+) e proseguire dritto per un paio di metri, quindi obliquare a dx verso un ampio terrazzino la cui presenza è intuibile. Sosta su chiodi.
  • Lunghezza 5, VI+ (VI/A0): proseguire sopra la sosta prendendo il diedrino di sx dei due affiancati (VI+ oppure VI/A0 su friends e nuts, presente solo 1 cuneo marcio), dopo 10-12 metri prendere per il diedro di dx e rimontare il pilastrino fino alla sommità, dove è presente una cornice con sosta su chiodi (V/VI).
  • Lunghezza 6, IV+, V: dalla sosta NON prendere per la placca sovrastante la sosta (presenza di 3 chiodi, ma percorso ERRATO , la relazione del CAI-TCI 1980 è sbagliata), ma prendere il diedrino ascendente verso sx subito a dx della sosta. Il diedro è ricco di lame e ben ammanigliato (chiodi, friend incastrato) ed arrivare ad un nuovo terrazzino sulla sx con sosta su chiodi,
  • Lunghezza 7, VI+/VII- (VI/A0), VI+, V: dalla sosta scendere verso dx qualche metro fino ad entrare nell'evidente diedro. Salire nel diedro inizialmente molto gradinato e facile (IV). In seguito il diedro si raddrizza ed occorre sfruttare prima la fessura al centro del diedro, quindi anche le fessure poste sulla sua faccia sx (poco protetto, molto difficile e faticoso, VI+/VII- oppure VI/A0, buone possibilità di protezione), fino ad arrivare ad una piccola cengia. Continuare ancora per il diedro (2 vecchi cordini incastrati, VI+) fino ad una cornice. Da qui salire lo strapiombino sovrastante, ben ammanigliato (V) direttamente alla croce di vetta (sosta su masso incastrato).
  • Note: la relazione del CAI-TCI 1980 è assolutamente sconsigliabile perchè poco chiara per il 2° e 3° tiro ed errata per il 6° tiro. Lo schizzo dell'itinerario presente su Rock Paradise e sul disegno di Motto per la Kong sono del tutto errati, presentando una linea quasi del tutto verticale. I gradi di difficoltà dei tiri sono normalmente molto compressi nella vecchia relazione CAI-TCI, ma anche le gradazioni riportate negli schizzi moderni sono troppo strette. Si tratta di una salita che richiede buon impegno fisico, e presenta passaggi molto verticali e faticosi.
  • Aggiornamento: relazione a cura di Walter Polidori, 26 luglio 2003.
  • Disclaimer
    L'alpinismo su roccia e ghiaccio è un'attività potenzialmente pericolosa se non praticata con adeguata prudenza e cognizione di causa.
    Le vie descritte in queste relazioni sono state da noi percorse e descritte "di prima mano" con la maggior precisione possibile, ma questo non può in alcun modo sostituire la vostra valutazione e responsabilità personale.
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