Gruppo del Catinaccio, Torri del Vajolet, Torre Delago (m.2790) - via Schrott-Hasse
Dettagli
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Accesso stradale:
per l'avvicinamento è necessario raggiungere la Malga Frommer, situata a monte di Nova Levante. Si descrivono due possibilità:
- dall'uscita autostradale di Bolzano nord attraverso la Val d'Ega. Prima di arrivare al passo Costalunga si svolta a sinistra per la Via Nigra fino alla Malga Frommer;
- da Trento si raggiunge Vigo di Fassa, si prosegue per il passo Costalunga dove si imbocca la Via Nigra fino alla Malga Frommer.
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Avvicinamento:
si deve passare dal Rifugio Fronza a cui si può arrivare:
- tramite seggiovia che porta direttamente al rifugio;
- a piedi, per sentiero. Dal parcheggio salire alla destra della partenza della seggiovia, per sterrata che poi piega orizzontalmente a sinistra. Individuare il sentiero n° 15, che sale nel bosco. Si arriva al sentiero laterale n° 1 che parte a sinistra, e raggiunge più in alto la grande sterrata che porta al rifugio. (1h15).
- Attacco: l'attacco dello zoccolo è da effettuare alla sinistra di un evidente sperone, a sinistra della direttiva della cima.
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Discesa:
rispetto alla direzione di arrivo, andare a destra, verso la direzione opposta. Procedere assicurati. In breve si arriva ad un terrazzino, dove si trovano due fix e una sosta su vecchia catena dove attrezzare la prima doppia.
- doppia 1 verso la forcella tra la Torre Delago e la Torre Stabeler. Si evita una sosta intermedia a 20 metri circa e si scende fino ad una grande cengia. Qui, traversando a sinistra (faccia a monte) si trova una sosta inox con catena (circa 40 metri);
- doppia 2 fino ad un'altra cengia, dove si trova la sosta inox con catena (circa 30 metri);
- doppia 3 fino alle facili roccette basali (circa 30 metri).
Dalla direzione di marcia, salire a sinistra per pendio ghiaioso (ometti, segni di vernice), fino al culmine del pendio. Ora seguendo i segni si va a sinistra e si raggiunge in breve l'inizio della via ferrata che porta al Rifugio Fronza. La ferrata è facile ma molto lunga, fa spesso dei saliscendi e in molti tratti occorre arrampicare su roccette. Al suo termine si raggiunge una traccia in piano che porta all'ultimo saltino attrezzato e infine al rifugio. Dal rifugio si scende al parcheggio usando il sentiero di andata. Tempo totale circa 3h00. - Difficoltà: VI+ e A0, A1.
- Sviluppo: circa 485 metri.
- Attrezzatura: serie di nut e serie di friend fino al n° 3 BD, martello e qualche chiodo. Una staffa può tornare utile. Soste attrezzate con due o più chiodi, alcune della parte superiore anche con dei chiodi a pressione aggiunti in un secondo momento. Alcune soste sono da rinforzare. Sui tiri presenti chiodi, la maggior parte di essi molto datati. Alcuni tiri sono molto chiodati, ma spesso si trovano pochissimi chiodi. Zone difficili da proteggere.
- Esposizione: nord-ovest.
- Tipo di roccia: roccia dello zoccolo facile ma a blocchi e spesso improteggibile, poi buona in alcune zone ma più spesso da verificare, con alcuni grossi blocchi a cui fare attenzione.
- Periodo consigliato: estate, autunno: parete fredda.
- Tempo salita: 8h00.
- Primi salitori: Parte inferiore: Schrott S., Verdorfer S., 1959. Parte superiore: Schrott S., Hasse D., 1959.
- Riferimenti bibliografici: Rabanser I., Bonaldo O., Vie e vicende in Dolomiti, Edizioni Versante Sud.
- Relazione
- Lunghezza 1, III, circa 120 metri, ZOCCOLO: salire lungamente per gradoni verso sinistra, fino a quando si individua una linea più facile che traversa a destra. Si deve salire verso un grande diedrone che si vede più in alto. Poco prima di esso si trova una cengia dove, poco a sinistra della direttiva del diedrone, c'è una sosta su due chiodi. Roccia delicata a cui fare attenzione. Molto difficile proteggersi, nessun chiodo presente.
- Lunghezza 2, IV+, 60 metri: andare a destra della sosta e salire per muretto. Prima di entrare nel grande diedro si trova un caratteristico torrioncino. Si sale quindi nel diedro, arrampicando spesso sulla sua grande parete di sinistra, fino a quando si individua verso sinistra una sosta su due chiodi con cordino. Traversare su placca e raggiungerla. Sul tiro uno/due chiodi.
- Lunghezza 3, V+, 30 metri: salire verso sinistra per muro ben appigliato, per poi puntare ad un chiodo visibile più in alto a destra. Si sale per una spaccatura, quindi si aggira uno spigoletto e si entra in un diedro. Si sale una spaccatura con strapiombetto e poi si continua per breve placca, fino a raggiungere la sosta su due chiodi con cordino.
- Lunghezza 4, V+, 60 metri: noi siamo saliti verso sinistra, a raggiungere una zona più rotta e fessurata, per poi obliquare verso destra e salire alla sosta. E' errato: in questo modo ci sono molti attriti e la roccia è molto brutta. Il tiro invece dovrebbe salire dalla sosta per muro, andando a raggiungere una fessura-diedro verticale in alto a destra, poco accennata. La si sale e si raggiunge un chiodo, dove si potrebbe organizzare una sosta, da rinforzare. Consigliato invece continuare per muro verticale e diedrini, fino a raggiungere la sosta più in alto, su due chiodi.
- Lunghezza 5, VI-, 25 metri: su a destra della sosta per bel muro verticale con diversi buoni buchi. Il primo chiodo è molto alto ed è brutto. Si prosegue su tiro tecnico non proteggibile, leggermente in obliquo verso destra (un solo chiodo), fino ad una zona un po' più facile, che porta ad una lista rocciosa dove si sosta su tre chiodi, di cui due all'apparenza brutti. Tiro tecnico e psicologico.
- Lunghezza 6, VI+ e A0, A1, 35 metri: doppiare lo spigolo di destra (passaggio non facile) e traversare verso un grande diedro. Ora salire il diedro (chiodi, ma spesso distanziati, che obbligano a passi duri) e raggiungere uno strapiombino, protetto poco sotto. Uscire con qualche passo obbligato, arrivando ad un comodo ballatoio, sosta su due chiodi.
- Lunghezza 7, VI, 30 metri: si sale per fessura-lama, per poi traversare a destra. Si sale ancora, per fessura-diedro, arrivando ad una lama orizzontale costituita da un grosso blocco instabile. Tratto molto delicato e pericoloso. Occorre traversare a destra e cercare di usare il meno possibile tale blocco. Ora si sale di nuovo per fessure fino alla sosta, su due chiodi a pressione e due chiodi più in basso.
- Lunghezza 8, VI+, 35 metri: traversare a sinistra verso un grosso diedro, dove si usa spesso la parete di sinistra. Prima di alcuni strapiombi si traversa a sinistra verso un chiodo e poi ancora in traverso, salire (delicato ed esposto) alla sosta su due chiodi a pressione e due chiodi.
- Lunghezza 9, A0, A1, passi VI, 20 metri: si sale leggermente a sinistra su muro difficile con chiodi, da seguire verso sinistra. Si supera una zona strapiombante e si traversa nettamente a sinistra, dove si sosta su quattro chiodi e un chiodo a pressione.
- Lunghezza 10, A0, ma con passi VI/VI+, poi V+, 30 metri: salire sopra la sosta verso evidenti chiodi. Si traversa poi a sinistra di uno strapiombo, per arrivare ad un muro compatto ma con buone prese e ottima roccia. Si sale per esso ad arrivare ad una cengia dove si sosta su due chiodi a pressione.
- Lunghezza 11, VI, 40 metri: su per muro compatto con buona roccia (chiodo), andando poi a destra in corrispondenza di un chiodo. Si arriva ad un muro verticale tecnico non protetto, da attraversare verso destra, a raggiungere un diedro con chiodi e qualche vecchio cuneo. Si sale il diedro, arrivando ad una zona più rotta con massi a cui fare attenzione. Salito questo tratto, si arriva sotto la crestina sommitale, con grossi massi; si raggiunge la cresta scegliendo la roccia più stabile. Ora andare brevemente verso sinistra e arrivare al culmine della crestina, dove si sosta su spuntone cordonato.
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Note:
via grandiosa, ma non divertente. Si scala spesso su roccia friabile, con chiodi datati, e con zone improteggibili.
Consigliata solo ad alpinisti con esperienza dolomitica e sul friabile. Serve inoltre sicurezza nelle zone improteggibili con difficoltà V/V+, e determinazione per alcuni passi obbligati di VI/VI+. - Aggiornamento: relazione a cura di Walter Pres Polidori, da una ripetizione con Saverio De Toffol dell'8 luglio 2017.
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Disclaimer
L'alpinismo su roccia e ghiaccio è un'attività potenzialmente pericolosa se non praticata con adeguata prudenza e cognizione di causa.
Le vie descritte in queste relazioni sono state da noi percorse e descritte "di prima mano" con la maggior precisione possibile, ma questo non può in alcun modo sostituire la vostra valutazione e responsabilità personale.