Winterstock Turm I (m.2904) - via Mongolyto

Winterstock Turm I (m.2904) - via Mongolyto

Dettagli

  • Accesso stradale: oltrepassata la galleria del Gottardo lasciare l'autostrada all'uscita di Göschenen e seguire le indicazioni per Andermatt prima (che si supera) ed il passo del Furka poi. Prima del passo, poco oltre Tiefenbach, una strada parzialmente sterrata sale a destra: seguirla fino a degli slarghi che consentono di parcheggiare, nei pressi delle indicazioni per il rifugio Albert-Heim ("Albert-Heim Hütte") in località Tatsch.
  • Avvicinamento: salire al rifugio (0h30-0h45) e seguire il sentiero che scende dietro di esso perdendo quota. Sempre per tracce di sentiero scendere verso destra nel vallone dietro il rifugio, proseguendo in leggera discesa. Alla prima deviazione salire veso sinistra, sempre per sentiero, arrivando ad un laghetto. Salire ora per tracce di sentiero e nevaio verso il Winterstock e traversare infine a sinistra per raggiungerne la placche basali, solitamente coperte da un nevaio. (1h45 in totale)
  • Discesa: a corde doppie, lungo la via di salita.
  • Difficoltà: 6a- (5c+ obbligatorio).
  • Sviluppo: 8 lunghezze per circa 300 metri di sviluppo.
  • Attrezzatura: via interamente spittata, ma con chiodatura lunga, che in più punti richiede di essere integrata (dadi e friend).
  • Esposizione: sud-est.
  • Tipo di roccia: granito.
  • Periodo consigliato: estate.
  • Tempo salita: 4/5 ore.
  • Primi salitori: Jürg von Känel, Ernst Müller, 1991.
  • Riferimenti bibliografici: Jürg von Känel, Plaisir Ost, Edition Filidor, 1999 - (schizzo dettagliato)
  • Cartografia:
  • Relazione
  • Lunghezza 1, 5c+: la parte iniziale della prima lunghezza rimane coperta da un nevaio (attenzione allo spazio tra neve e roccia, che in certi punti sembra piuttosto profondo). Alla data indicata ne rimaneva scoperta poco meno della metà. Partenza su placca compatta a tacchette irregolari: difficile e delicata per quattro/cinque metri, poi più semplice fino in sosta.
  • Lunghezza 2, 5c: dalla sosta traversare a sinistra (spit) salendo il netto gradino formato dal bordo di un diedro: non rimanere nel diedro ma fuori, alla sua sinistra. Seguono alcuni tratti non semplici in fessura, chiodati molto lunghi e un breve e delicato muretto finale per uscire in sosta.
    Poichè la prima lunghezza era ridotta a circa una quindicina di metri, e poichè avevamo corde da 60 metri, abbiamo percorso queste due lunghezze in un unica filata di corda.
  • Lunghezza 3, 6a-: salire in un diedrino a destra della sosta fino a potersi proteggere con lo spit a sinistra in placca, su cui si rientra. Superare un muretto verticale ma ben appigliato (e protetto, spit). Poi terreno un po' piu' semplice, salendo obliquamente a destra per evitare le maggiori difficolta' e rientrando poi a sinistra. Segue una placca piuttosto liscia che si passa stando un po' a sinistra e rientrando poi a destra. Ancora a sinistra verso un pilastro staccato (buon posto per un cordino) e da lì a destra su un terrazzino (spit). Segue un muretto verticale che da accesso ad una placca incisa da una fessuretta verticale (dadi medio-piccoli o friend piccolo) poi spit. La fessura si chiude dopo alcuni metri cui seguono difficili passi in placca fino alla sosta.
  • Lunghezza 4, 6a-: traversare a destra un netto diedro e portarsi in placca: alcuni metri piuttosto impegnativi su piccole tacchette, discretamente chiodati. Segue un tratto più semplice e poi un'impegnativa fessura verticale, leggermente appoggiata, chiodata piuttosto lunga (utili friend e dadi). Gli ultimi sette/otto metri di fessura, chiodati lunghi, diventano più semplici. Sosta su terrazzo a destra.
  • Lunghezza 5, 5c: dal terrazzo rientrare a sinistra in placca, salire alcuni metri delicati e traversare a sinistra: passi esposti ma ben assicurati. In verticale, aggirando da sinistra un evidenta masso, sulla cui verticale poi si ritorna.
  • Lunghezza 6, 5b: in obliquo verso sinistra per placca non difficile. Segue un tratto che, visto dalla sosta, sembra una placca bonaria, mentre si rivela poi uno strapiombo atletico e ben appigliato. Terrazza. Dalla terrazza salire un netto diedro: due spit evidenti, un terzo spit spostato a sinistra, a circa metà del diedro: arrivati a questa protezione non si prosegue nel diedro ma si traversa a sinistra con una semplice spaccata, andando a sostare in un diedro appoggiato (sosta scomoda).
  • Lunghezza 7, 5c/6a: spostarsi leggermente a sinistra per partire, rientrare poi a destra e seguire una larga fessura (incastro di braccio, ma c'è anche una lametta poco visibile sulla sinistra). Segue un tratto un poco più appoggiato (da sinistra spit di un'altra via che si congiunge in questo punto). Segue una spettacolare lama verticale, chiodata lunga (due spit) atletica, nemmeno troppo difficile, ma che richiede decisione. La lama si tira prevalentemente di destro (o come riuscite!) stando inizialmente con i piedi in placca, ma poi anche sul bordo della lama stessa. Dopo la lama traversare in obliquo verso sinistra fino alla comoda sosta. Il tratto della lama non è molto lungo (6/7 metri) ma esposto e continuo, oltre che spettacolare.
  • Lunghezza 8, 5b: partenza un po' complicata: non ficcarsi sotto lo strapiombo ma uscire a destra. Poi diventa più semplice. Salire ancora alcuni metri poi traversare a sinistra in placca (spit), aggirare le maggiori difficoltà passando un poco a sinistra fino ad un terrazzo. Con un paio di metri verticali (comoda lama) si sale "in vetta", costituita da un piccolo terrazzo aereo e panoramico, con posto per non più di due persone!
  • Note: la via è chiodata abbastanza bene, anche se le protezioni vanno integrate, specie in alcuni tratti in fessura. L'abbiamo comunque trovata piuttosto difficile in relazione alle difficoltà indicate, ed in raporto ad altre vie del medesimo apritore. Probabilmente è un tipo di arrampicata cui siamo poco abituati.
    Nella foto la cima principale del Winterstock è la torre più elevata, a sinistra, che, a causa della prospettiva un po' schiacciata della foto, sembra più piccola di quanto non sia in realtà. La via descritta (Mongolyto) raggiunge invece la cima della torre di destra. La foto (non particolarmente bella) mostra chiaramente come raggiungere l'attacco: salire inizialmente per nevaio (non visibile) e poi per la pietraia di destra (A) fino ad arrivare all'altezza dell'ampia cengia (B). Seguire la cengia verso sinistra fino ai nevai che coprono la parte iniziale della prima lunghezza (C: posizione approssimativa del punto di attacco).
  • Aggiornamento: relazione a cura di Riccardo Girardi, 21 luglio 2001.
  • Disclaimer
    L'alpinismo su roccia e ghiaccio è un'attività potenzialmente pericolosa se non praticata con adeguata prudenza e cognizione di causa.
    Le vie descritte in queste relazioni sono state da noi percorse e descritte "di prima mano" con la maggior precisione possibile, ma questo non può in alcun modo sostituire la vostra valutazione e responsabilità personale.