Cima di Zocca (m.3010), Torrione Est - spigolo Parravicini
Dettagli
- Avvicinamento: da San Martino Val Masino seguire il sentiero che risale la Val di Mello fino all'imbocco della Val di Zocca (indicazioni sulla sinistra). Seguire quindi il ripido e ben tracciato sentiero che conduce al Rifugio Allievi Bonacossa (4 ore da San Martino).
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Attacco:
dal Rifugio seguire l'indicazione verso il rifugio Gianetti per pochi minuti di cammino fino ad intraprendere il pendio detritico sulla destra che porta alla base della Cima di Zocca. Salire quindi per un evidente canale/diedro (II/III, consigliato casco!) che porta, risalendo ancora a piedi per un breve tratto il canale franoso, ad un piccolo intaglio sullo spigolo NE della torre. Da qui con una doppia da 45-50 metri (spuntone con vecchi cordoni) si arriva ad un terrazzino alla cui sinistra (100 metri circa da effettuarsi in conserva) porta all'attacco della via. Tempo di avvicinamento dal rifugio: 1h30/2h00.
Con maggior soddisfazione (e impiegando il medesimo tempo) si può giungere alla base del terzo superiore percorrendo la parte bassa della cresta lungo il seguente itinerario: dal rifugio Allievi, prendere il sentiero per il rifugio Gianetti, seguirlo per alcuni minuti e appena inizia a scendere abbandonarlo per ganda, puntando all'evidente canalino sassoso che consente di guadagnare il fil di cresta. Proseguire sul filo per 80/90 metri (II), fin dove lo spigolo si raddrizza, per sostare su spuntone e clessidra. Traversare a destra per cengia erbosa, scendendo anche qualche metro ed entrando nel camino a destra (III); salire alcuni metri e uscire a destra per una paretina con un chiodo malfermo (IV) fino a sostare sulla sella erbosa. A destra per cengia erbosa ascendente (circa 50 m; I/II), fino alla grande cengia che taglia il primo risalto (qui la via originale va a sinistra a riprendere lo spigolo; IV sul primo salto e IV/V+ sul secondo). Continuare a destra per cengia erbosa finche è possibile tornare a sinistra alla base del II° risalto (circa 150 m; I/II). Dalla selletta alla base del II° risalto traversare a destra in orizzontale per circa 30 metri fino alla base di un canale erboso. Risalirlo (II) e dove finisce scendere un paio di metri per continuare a dx per cengia ascendente erbosa facile fin sotto la parete finale (I). Alcuni metri sopra la base della parete, a sinistra di un evidente diedro-fessura, si nota una cengia erbosa ascendente a sinistra. Macchia bianca come riferimento. Raggiungerla e seguirla per 60 metri fino a che si è alla base di un diedrino obliquo a destra dove si sosta. Salire il diedrino e la placca soprastante arrivando alla sella del III° salto dello spigolo (30 m; IV). Dalla sella si raggiunge la base della parete sommitale (circa 35 m; III; terrazzino di sosta con 2 chiodi). - Discesa: dalla vetta recarsi in direzione sud est fino a identificare la prima delle soste di calata (due spit con maillon) in corrispondenza di un ometto. Effettuare quindi quattro calate (tutte da 45-50 metri) di cui tre in verticale (soste scomode!) e una in diagonale (spostandosi verso destra, faccia a monte) riportandosi sul colletto dove è stata effettuata la doppia per raggiungere l'attacco della via. Da qui bisogna ridiscendere il canale franoso oltrepassando il canale/diedro risalito in avvicinamento, fino a portarsi in corrispondenza di un'altra sosta a spit segnalata da ometti. Con una doppia da 45-50 metri si perviene su di un terrazzone dal quale risulta possibile raggiungere (a sx, scendendo) l'inizio del canale percorso durante l'avvicinamento.
- Difficoltà: TD-, V/V+, da non sottovalutare la costanza delle difficoltà nei tiri della via!
- Sviluppo: 8 lunghezze, per circa 270 metri di sviluppo.
- Attrezzatura: la via è chiodata esclusivamente con chiodi vecchi, la cui tenuta è da verificare. Tutte le soste di calata sono su due spit collegati da cordini con anello di calata.
- Esposizione: est, sud-est.
- Tipo di roccia: granito.
- Periodo consigliato: primavera-estate. Probabile presenza di neve nel canale di avvicinamento ad inizio stagione.
- Tempo salita: 1h30/2h00 dal rifugio Allievi all'attacco, 4-5 ore per la via, 3 ore dalla vetta al rifugio.
- Primi salitori: G.Cazzaniga, M.Dell'Oro, U.Tizzoni, 5 settembre 1937. Tentativo pregresso di apertura da parte di Agostino Parravicini del 1935.
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Riferimenti bibliografici:
- Maspes, Miotti, Masino Bregaglia Disgrazia
- Sertori, Lisignoli, Solo Granito
- Gaddi, Masino Bregaglia Regno del Granito
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Cartografia:
- Kompass, foglio 92 - Chiavenna, Val Bregaglia - scala 1:50.000
- Valmasino, Carta Escursionistica, ERSAF - scala 1:25.000
- Relazione
- Lunghezza 1, V/V+, 40 metri: superare la placca a dx (chiodo evidente dalla sosta) e traversare a dx alla base di un diedro (1 ch.), superarlo proseguendo a dx, più agevolmente, quando diventa aggettante (2 ch.), fino a sostare in una nicchia sotto un tetto (3 ch.).
- Lunghezza 2, V, 30 metri: superare il tetto spostandosi a sx della sosta e proseguendo per la fessura (2 ch.) fino a dove è possibile traversare alcuni metri a sx (1 ch.) e sostare alla base di un diedro adagiato (3 ch., uno basso; un quarto, inutile, tutto a sx).
- ATTENZIONE: alcune relazioni in nostro possesso invitavano a intraprendere il secondo evidente diedro posto a destra della sosta... dopo aver risalito i primi metri ci siamo resi conto che eravamo indiscutibilmente fuori via e siamo tornati sui nostri passi per procedere come descritto qui sopra.
- Lunghezza 3, IV+, 40 metri: salire il diedro fino ad un cengia, poi a sx (1 ch.) e infine su per lame fino ad un terrazzo a sx sul filo dello spigolo (sosta su spuntoni).
- Lunghezza 4, IV, V, V+, 30 metri: seguire il diedro soprastante fino a quando strapiomba, spostarsi a dx (2 ch.) fino ad entrare in un diedro parallelo che si segue (2 ch.) fin sotto ad un strapiombo ove si sosta (2 ch., un terzo, malfermo, è inutile).
- Lunghezza 5, V+, V, 30 metri: superare lo strapiombo (2 ch.) e proseguire obliquando a dx fino alla congiunzione con un diedro-canale che risale da dx ove si sosta (3 ch.).
- Lunghezza 6, IV, 30 metri: su per il diedro-canale un po' erboso (e poco proteggibile) fino ad un netto intaglio sul filo dello spigolo dove si sosta (1 ch. e spuntoni).
- Lunghezza 7, V+, V, 30 metri: risalire in verticale superando un muretto (chiodo) e seguendo poi un'evidente fessura. Ci si porta in esposizione totale sullo spigolo fino ad aggirarlo, per poi risalire gli ultimi metri ad una sosta comoda su cengia. Tiro stupendo!
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Lunghezza 8, VI, V, 30 metri:
salire la fessura a dx (1 ch.) poi per una placca esposta e traversare a dx in un diedro che conduce sull'anticima; da cui facilmente in vetta con altri 20 metri.
Si può anche imboccare lo stretto passaggio ben visibile sulla sinistra della sosta (esposizione massima), superare il canale detritico, risalire le evidenti lame fino a portarsi sul colletto con l'imponente cima di Zocca. Sosta su spuntoni - Note: e' uno degli itinerari in cresta più caratteristici della val di Zocca, dedicato ad Agostino Parravicini, caduto in un tentativo di apertura nel 1935, e al quale è dedicata la croce posta poco prima della Piana di Zocca, dominata dall'imponente torrione. La via segue il filo dell'esposto spigolo della montagna, e la parte tecnicamente rilevante riguarda il terzo dei tre evidenti risalti che compongono lo spigolo stesso. Le difficoltà pressochè omogenee e la continuità della via rendono l'itinerario sostenuto, tale da richiedere un buon impegno globale.
- Aggiornamento: relazione a cura di Mauro Luinetti e Simone Rossin, luglio 2009. Revisione di Davide Rogora e Matteo Marconi da una ripetizione dell'agosto 2012.
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Disclaimer
L'alpinismo su roccia e ghiaccio è un'attività potenzialmente pericolosa se non praticata con adeguata prudenza e cognizione di causa.
Le vie descritte in queste relazioni sono state da noi percorse e descritte "di prima mano" con la maggior precisione possibile, ma questo non può in alcun modo sostituire la vostra valutazione e responsabilità personale.