Zucco dell'Angelone (m.1165) - via Karol Wojtyla
Dettagli
- Accesso stradale: da Barzio (Lecco) raggiungere in auto la funivia per i Piani di Bobbio, parcheggiando nell'ampio piazzale.
- Avvicinamento: scendere in fondo al parcheggio e inoltrarsi nel bosco verso destra per sentiero (indicazioni per l'accesso alle palestre dell'Angelone). Seguire le indicazioni per "Sherwood": il sentiero procede pressochè in orizzontale, supera una casa diroccata, e, dopo un incrocio segnalato, scende leggermente. Sul posto (vedi foto) si arriva nei pressi di una placca su cui sono visibili varie file di fittoni resinati. La placca è riconoscibile per delle fessure che salgono obliquamente verso sinistra, fino ad un alberello in mezzo alla placca stessa. La via in questione segue il percorso più logico, cioè quello centrale, partendo dal punto più basso della placca. (0h20 dal parcheggio)
- Discesa: lungo la via di salita con 4 doppie di 20/25 metri ciascuna, oppure, più rapidamente, con due calate di circa 45 metri. In quest'ultimo caso si scende sulla verticale dell'ultima sosta, anzichè seguire la linea di salita, e nella seconda calata si attraversa una fascia boscosa e con qualche rovo: fare attenzione!
- Difficoltà: max 5b.
- Sviluppo: 4 lunghezze, per circa 80 metri di sviluppo.
- Attrezzatura: soste attrezzate a fittoni e catene, lungo il percorso fittoni un po' distanziati. Non è comunque esattamente una falesia, e richiede un minimo di attenzione. Consigliati cordini, qualche friend grosso e casco, specialmente in presenza di altre cordate.
- Esposizione: sud.
- Tipo di roccia: calcare.
- Periodo consigliato: come per la maggior parte delle vie dell'Angelone, si consiglia una frequentazione invernale e nelle mezze stagioni, escludendo l'estate.
- Tempo salita: 1h00/1h30.
- Primi salitori: Andrea Savonitto, Danilo Zuliani, 1980.
- Riferimenti bibliografici: Savonitto A., La Chiusa della Valsassina, 1999
- Cartografia: Kompass n° 105 - Lecco Valle Brembana
- Relazione
- (difficoltà riprese dal riferimento bibliografico indicato)
- Lunghezza 1, 5a: partendo dal punto più basso della placca si sale obliquando verso sinistra per logico sistema di fessure, fino ad una pianta. Da lì ancora per fessure, fino a prenderne una orizzontale, con cui ci sposta un poco a destra, proseguendo poi in verticale su terreno più semplice. Si arriva così ad una sosta: non fermarsi, ma proseguire verso sinistra, scendendo di qualche metro, fino ad un gruppo di alberi e una ulteriore sosta.
- Lunghezza 2, 5a: salire direttamente la placca sovrastante (fittoni) o aggirarla da destra volendosi autoproteggere, raggiungendo così una rampa-cengia ascendente verso sinistra. Salirla fino ad una grossa lama aperta verso il basso, che si segue verso sinistra fino ad alcune fessure che riprendono a salire. Con un passo non intuitivo si supera in verticale un breve tratto compatto, e si arriva alla sosta. Tiro breve ma impegnativo.
- Lunghezza 3, 5b: tornare a sinistra e salire seguendo un vago canale un po' scivoloso, fino a raggiungere un nuovo sistema di fessure. Salire ancora alcuni metri e poi a sinistra in obliquo, con alcuni passi delicati in placca. Attenzione: da sinistra sale una fila di fittoni che prosegue verticalmente incrociando la nostra via, che invece, dopo il tratto iniziale, obliqua a a sinistra. Dopo il traverso proseguire in verticale passando a sinistra di alcune piante, e arrivando su una cengia. Quì vi sono due soste: usare quella più a destra (riconoscibile anche per la presenza nelle vicinanze di uno spit vecchio).
- Lunghezza 4, 4a: in verticale dalla cengia seguendo i tratti più profondamente lavorati della placca, spostandosi poi in obliquo a sinistra. Man mano che si sale la placca si stringe sempre più e diviene più semplice, fino alla sosta terminale.
- Note: bel percorso che sale cercando intelligentemente i punti deboli della parete. Il percorso si presta ottimamente, specialmente nella prima lunghezza, ad essere salito con l'uso di sole protezioni pulite (friend, cordini, nut) ignorando i fittoni presenti.
- Aggiornamento: relazione a cura di Riccardo Girardi, 23 settembre 2007.
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Disclaimer
L'alpinismo su roccia e ghiaccio è un'attività potenzialmente pericolosa se non praticata con adeguata prudenza e cognizione di causa.
Le vie descritte in queste relazioni sono state da noi percorse e descritte "di prima mano" con la maggior precisione possibile, ma questo non può in alcun modo sostituire la vostra valutazione e responsabilità personale.