LA TORRE SENZA NOME
di Walter Polidori - New Rocks team – giugno 2026
Una via così corta non l’avevo mai aperta…
Solo 70 metri, ne è valsa davvero la pena?
Dipende cosa si cerca nell’esperienza. Il valore aggiunto, per noi che l’abbiamo aperta, è stato tornare in questo bellissimo bosco sospeso sulla Val d’Adige, quasi magico, è stata l’esplorazione di una nuova torre, la condivisione di una avventura dove il rapporto tra i compagni di cordata si concretizza in amicizie forti e durature. Questa è la chiave: avere gusti e obiettivi simili, e soprattutto la voglia di stare insieme, dalla colazione del mattino, all’avvicinamento alle pareti, all’apertura scegliendo insieme le linee da seguire, alla condivisione di una bella birra.
Dopo aver aperto Cotechino e Pearà, alla Parete dei Lavoratori, il 1° maggio del 2025, ci eravamo ripromessi di tornare, per esplorare altre pareti, altre torri. Senza neanche pensarci, siamo tornati quasi a distanza di un anno esatto, il 2 maggio 2026. Il gruppo ora era costituito da Ale Ceriani, Gianma Romanò, Said Taghipur ed io.
Come dei bambini, siamo passati sotto la fascia rocciosa che già conoscevamo, per scegliere dove salire. Tornando sui nostri passi, abbiamo visto la torre; nei pressi della parete non si capiva che avesse quella bella forma slanciata. La scelta è stata presto fatta, iniziando a salirla da una bella fessura-lama invitante.
La prima lunghezza è stata impegnativa, per quanto mi riguarda ho utilizzato parecchia tecnica artificiale classica su friend e nut, e un paio di chiodi che sono riuscito a piantare. Già dopo 20 metri ho allestito una sosta, felice di allentare un po' la tensione, ma entusiasta del risultato. Peccato per un grossa lama gialla sopra alla testa, una spada di Damocle preoccupante.
Said ha continuato salendo dei bei diedri, ora più puliti da una marea di pilastrini instabili che abbiamo rimosso. Ale è partito invece con una bellissima fessura-lama, arrivando praticamente al termine della torre, su una anticima. Peccato, avevamo sperato in uno sviluppo maggiore, ma siamo rimasti comunque soddisfatti del risultato. Sopra la sosta si trova la piccola cima, così abbiamo fatto un'altra mini-lunghezza per raggiungerla. Una cima di circa 2x2 metri, con un grosso spuntone su cui Said ha piazzato un bel cordone di sosta. Ne è valsa la pena, il panorama da lì, sulla Val d’Adige, è veramente bello! Abbiamo fatto una foto, con un abbraccio fraterno, e poi siamo scesi alla sosta dell’anticima.
Ognuno ha contribuito con l’apertura di una lunghezza, e Gianmaria ha partecipato per fare esperienza. È stato utilissimo per aiutarci a portare il materiale e pulire un po' la via da massi, sassi instabili e prese dubbie, essendo l’ultimo dei quattro a salire. In apertura ogni componente è importante.
Avevamo con noi il libro di via, da lasciare in un barattolo ermetico. Però c’era un problema… come chiamare la torre, e come chiamare la via? Sembra scontato, invece non sapendo neanche cosa avremmo salito esattamente, non eravamo preparati. Dopo una serie di proposte poco serie (tipo Torre mini-Trango…), la torre l’abbiamo chiamata Torre senza nome, forse poco originale ma senza dubbio inequivocabile.
Invece la via, continuando sullo stile della precedente Cotechino e Pearà, l’abbiamo chiamata Tastasal, da una idea di Ale, che ha vissuto parecchio tempo a Verona e ne conosce i piatti tipici. Tastasal è costituito da pasta di maiale fresca macinata, salata e speziata con pepe nero, anticamente usata per verificare ("tastare") la salatura dei salami.
Finito il rito del libro di via, a me così caro, siamo tornati alla base della torre con una sola doppia. Said si è occupato della spada di Damocle della sosta del I° tiro. Appena l’ha toccata con un piede, è caduta rovinosamente a terra…
Avremmo potuto salire altre linee, tutte già disegnate nella nostra testa, già reali, ma avevamo voglia di festeggiare il nostro piccolo successo. Certe volte è bello accontentarsi, tenere da parte quella che diventerà l’avventura della volta successiva… Così siamo passati dall’amica Nicoletta del “Caffè ale Coste”, un home restaurant molto piccolo e semplice, dove si possono gustare piatti della cucina tradizionale veronese.
A distanza di tempo la voglia di apertura ha cominciato a farsi sentire, così ci siamo trovati dopo tre settimane, il 23 maggio, ad arrancare di nuovo sul sentiero verso il nostro magico Bosco dei Camosci, come abbiamo deciso di chiamarlo.
Said ed io, questa volta solo noi due, avevamo già in testa la linea da salire: una bellissima fessura a sinistra di Tastasal. L’avevamo già vista, ci eravamo fatti un po' intimidire la volta precedente, ma la linea è troppo evidente per non provarla. L’arrampicata si è rivelata veramente bella, sostenuta a tratti, con arrampicata quasi sempre in fessura. La seconda e la terza sosta le abbiamo fatte in comune con la via precedente, non valeva la pena di farne altre a poca distanza. Abbiamo messo un fix sul primo tiro ed uno all’inizio del secondo, perché abbiamo ritenuto che servissero, ma volendo si possono evitare, per la gioia dei puristi. Così è nata Lessinia Crack, un’altra via molto breve, circa 75m di sviluppo, un piccolo gioiellino che ci ha regalato un’altra giornata indimenticabile e…. un altro piatto di bigoli con salsiccia, dalla mitica Nicoletta.
L’ultima puntata della storia della Torre senza nome (forse) riguarda una ulteriore linea aperta più a sinistra delle precedenti.
La mia voglia di salire ancora questa torre è stata forte, soprattutto dopo una vacanza da turista lontano dalle montagne. Il 13 giugno, con Ale e Said, ben contenti della mia proposta, ci siamo trovati ancora alla sua base, lasciando ad Ale la decisione della linea da salire, visto che sarebbe partito lui in apertura. Una fessura molto invitante, interrotta da un tettino, è stata la sua scelta. La salita è stata davvero bella, risolta tutta con friend di varie misure ed un chiodo per tiro, in stile trad come si usa dire di questi tempi. Nonostante la torre in alto si restringa parecchio, siamo riusciti ad arrivare in cima con una lunghezza nuova, passando per una invitante placca che, seppur breve, ha concluso degnamente la salita.
Ci siamo divertiti, il nostro “parco giochi” non ci ha delusi nemmeno questa volta, e nemmeno la nostra ormai abituale merenda al Caffè ale Coste.
Prima però c’è stato il tempo di curiosare ancora nel nostro bosco isolato e selvaggio, per fantasticare su altre linee. Le abbiamo percorse con la nostra immaginazione, la parte più bella dell’apertura è proprio questa. Ora manca solo di salirle, già non vedo l’ora di tornare.
Quando arrivi in cima continua a salire…
NB: le soste sono tutte allestite su due fix, tranne quella in cima su cordone su grande masso.
Home restaurant: Caffè ale Coste, di Righetti Nicoletta, tel. 347 152 4890.