Tour Ronde (m.3792) - Parete Nord

Tour Ronde (m.3792) - Parete Nord

Dettagli

  • Attacco: dal rifugio Torino dirigersi in direzione NW verso l'impressionante Glacier du Gèant attraversando il Col des Flambeaux (3.407 m). Da qui si scende seguendo un'evidente traccia che passa sotto il Col de Toule e si traversa sempre in direzione W fino allo sbocco della Combe Maudit posta proprio sotto la Parete N, caratterizzata da un ampia crepacciata terminale.
    Generalmente la traccia è molto evidente, prestare attenzione, dopo il Col des Flambeux, a non puntare in direzione S verso il Col d'Entrèves (3.517 m) dove attacca la normale (percorso che sarà fatto in discesa per rientrare al Torino).
  • Discesa: dalla sommità della struttura è ben visibile la cresta SE che dapprima per neve e poi per facili roccette porta al Col d'Entrèves (3.527 m) dove parte la via normale di salita. Ridiscesi alla base del castello sommitale si prosegue in discesa lungo la cresta nevosa fino a giungere ad una evidente discontinuità della stessa (colle Freshfield 3.655 m): da qui piegando verso sinistra in un ampio canale, con percorso logico si inizia a scendere (pendenza di 40° circa) verso il Col d'Entrèves, percorso che alterna dapprima neve, poi qualche tratto di sfasciumi-roccette e poi ancora neve. Segnaliamo inoltre che:
    • sono presenti delle soste di calata (cordoni su spuntoni) lungo lo sviluppo della via di discesa che non abbiamo utilizzato data la consistenza del manto nevoso che garantiva una progressione in sicurezza;
    • è presente una crepaccia terminale! (già ben visibile in fase di avvicinamento)
    • qualora le condizioni del canale non fossero tali da garantire una discesa in sicurezza, dal colle Freshfield, è comunque possibile proseguire lungo l'affilata cresta SE fino al colle d'Entreves (passaggi di roccia di II e III). Soluzione da noi non verificata.
  • Difficoltà: D, max 60°, passi di II su roccia.
  • Sviluppo: 500 metri circa.
  • Attrezzatura:
    • mezza corda da 60 metri (è necessario effettuare una doppia da 15-20 metri per aggirare il torrione roccioso sommitale);
    • viti da ghiaccio;
    • due piccozze e ramponi;
    • friend di misura media per rinforzare le soste presenti nel canale centrale.
  • Esposizione: nord.
  • Periodo consigliato: primavera.
  • Tempo salita: (si vedano anche le note)
    1. Dal rifugio Torino (colazione servita dalle ore 4:00) alla base della parete: da 1 ora a 1 ora e mezza;
    2. Dalla base della Parete alla vetta: dalle 3 alle 5 ore;
    3. Dalla vetta al rifugio Torino: da 1 ora e mezza a 2 ore.
  • Primi salitori:
    • Apritori: Francesco Gonella con Alexis Berthod (23 agosto 1886);
    • Prima invernale: Marco Gay, Giovanni Miglio, Ettore Russo (3 febbraio 1957);
    • Prima solitaria: Ercole Martina (24 agosto 1960);
    • Prima discesa in sci: Patrick Vallencant (29 giugno 1971).
  • Riferimenti bibliografici:
    • Buscaini G., Monte Bianco Vol. I, CAI-TCI Guida dei Monti d'Italia; (itinerario 152t, bellissime fotografie (89 e 91), cartina)
    • Laroche J.L., Lelong F., Monte Bianco - itinerari d'alpinismo tra neve e ghiaccio, Edizioni White Star; (itinerario 12, ottimi disegni e schizzi della via)
    • Diverse relazioni disponibili in rete (consigliato www.ariadimontagna.net)
  • Cartografia:
    • Cartina IGC Monte Bianco (1:50.000)
    • Cartina IGN Chamonix Massif du Mont Blanc (1:25.000)
  • Relazione: la parete è caratterizzata da tre sezioni differenti e facilmente identificabili guardando la struttura:
    1. Prima sezione: scavalcata la crepaccia terminale (che, secondo il rif. Bibliografico 1, potrebbe rivelarsi la parte più dura della salita) si sale per circa 120 metri alla pendenza indicativa di 50° dirigendosi alla base del canalino ben evidente sulla destra sin dalla base della parete. E' possibile proteggersi utilizzando degli spuntoni con cordini presenti alla destra della linea di salita;
    2. Seconda sezione, il Canalino: all'imbocco della strettoia è presente una sosta (chiodi vecchi) oltre la quale preferiamo progredire assicurati perchè il ghiaccio si presenta vivo per circa 150 metri di sviluppo alla pendenza indicativa di 60° e tratti di misto. In questa sezione effettuiamo tre tiri (pendenza del ghiaccio costante):
      1. Primo tiro: 30 metri, sosta su chiodi vecchi con cordoni;
      2. Secondo tiro: 50 metri, sosta su chiodi vecchi con cordoni, abbiamo ignorato una sosta intermedia su chiodi/spuntoni;
      3. da qui per il terzo tiro abbiamo identificato due alternative:
         3a. (alternativa non verificata) proseguire in verticale su terreno misto (cordone penzolante), al termine del quale è presente una sosta su spuntone;
         3b. (da noi percorsa) puntare a destra, dove sono presenti due soste, in corrispondenza di uno stretto e ripido canalino che con qualche passaggio atletico porta alla sosta successiva, ormai fuori dal canale, (chiodi vecchi e nut incastrato) posta alla base dello scivolo finale che caratterizza la terza sezione della parete.
    3. Terza sezione: ci si trova esattamente sulla verticale della crestina dove termina il Canale Gervasutti, risalire con decisione lo scivolo uniforme, senza tendere nè troppo a destra nè a sinistra, per circa 150 metri con pendenza indicativa di 55°.
      Per raggiungere la vetta è ora necessario risalire la cresta affilata per qualche metro aggirando la struttura rocciosa sulla sinistra, poi roccette, fino a raggiungere una sosta di calata su cordoni di circa 15-20 metri. Qui si è alla base del castello sommitale, si risale un tratto in neve seguendo il profilo della struttura al cui termine dopo qualche passaggio semplice su roccia si raggiunge la vetta (Statua della Madonna con libro di vetta).
  • Attacco GPS: Lat 45°50'49.39"N, Long 6°54'32.28"E a 3.359 m
  • Note: la Tour Ronde, direttamente affacciata sul Glacier du Geant, è un balcone eccezionale dal quale è possibile ammirare la maestosità del Monte Bianco e che dona a coloro che hanno il privilegio di scalarla una sensazione di estrema piccolezza.

    I tempi sono chiaramente funzione delle condizioni della parete e dalla modalità di progressione che la cordata ritiene opportuno adottare: noi (affrontando la parete in conserva nella parte iniziale e in quella terminale e procedendo a tiri solo nel canalino centrale) abbiamo impiegato poco più di tre ore. Cordate allenate ed affiatate potrebbero effettuare la salita in giornata partendo da Courmayeur (verificare preventivamente gli orari degli impianti). Noi preferiamo dormire in quota e consigliamo il pernottamento a chiunque ne avesse la possibilità per meglio integrarsi con l'ambiente fantastico del Ghiacciaio del Gigante, un vero santuario della natura!

    All'interno del canale (seconda sezione) abbiamo notato dei chiodi posti molto più in alto rispetto al piano di ghiaccio, abbiamo preferito quindi non utilizzarli preferendo assicurarci con viti da ghiaccio. Probabilmente l'utilizzo di queste protezioni (tra cui anche uno spit all'inizio del canale) si rivelano molto più utili in condizioni invernali, quando il canale è completamente coperto di neve e si presenta quindi ad un livello molto più elevato.
  • Aggiornamento: relazione a cura di Mauro Luinetti & Davide Franchini, da una ripetizione del 6 giugno 2010.
  • Disclaimer
    L'alpinismo su roccia e ghiaccio è un'attività potenzialmente pericolosa se non praticata con adeguata prudenza e cognizione di causa.
    Le vie descritte in queste relazioni sono state da noi percorse e descritte "di prima mano" con la maggior precisione possibile, ma questo non può in alcun modo sostituire la vostra valutazione e responsabilità personale.