Catinaccio, Dirupi del Larsec, Pala della Ghiaccia (m.2423) - via Weiss-Battisti-Colli

Catinaccio, Dirupi del Larsec, Pala della Ghiaccia (m.2423) - via Weiss-Battisti-Colli

Dettagli

  • Accesso stradale: raggiungere Pera di Fassa in Val di Fassa.
  • Avvicinamento: da Pera di Fassa è possibile salire fino alla zona del rifugio Gardeccia in diversi modi:
    • con bus navetta, partenza dal piazzale fra Pera e Pozza di Fassa (comodo, informarsi sugli orari);
    • a piedi da Moncion, per strada asfaltata chiusa al traffico (1h30);
    • con seggiovia Catinaccio, con partenza da Pera di Fassa e, dal termine del tronco Cigolade, per sentiero in 0h20;
    • da Ciampedie 2000m, a cui si arriva con la funivia da Vigo di Fassa, quindi per sentiero in 0h45.
    Arrivati nei pressi del rifugio Gardeccia, a valle di esso individuare il sentiero 583 del Larsec, che passa sotto la Pala di Socorda e poi sale verso il Passo delle scalette. Salendo nel vallone dove il sentiero diventa ripido, a valle del Passo, si vede la bella Pala della Ghiaccia sulla destra. Non è la prima parete giallastra che si incontra, ma la successiva grigia, più appartata e dall’aspetto triangolare. Lasciare il sentiero poco più a valle della parete, prima che diventi impossibile passare a causa di un profondo canale. Si traversa verso di essa e si sale per canale con detriti, fino al punto più basso della parete.
  • Attacco: in corrispondenza del grande camino che contraddistingue il primo tiro, alla base di una spaccatura che sale ad un grande grottone-camino.
  • Discesa: indicazioni in senso di marcia.
    Dalla cima (ometto), andare a destra (sud), stando sotto la cresta sommitale. Si trova un secondo ometto, che indica di scendere per pendio detritico ed erboso a sinistra (sud-est). Non arrivare al termine del pendio, che poi si butta in un profondo canale, ma traversare a sinistra un po’ prima, doppiando uno spigoletto roccioso. Al di là dello spigoletto di trova uno spuntone con cordoni, attrezzato per una doppia.
    Fare una doppia di circa 25 metri, quindi scendere per breve canalino terroso. Ora traversare lungamente per prati e roccette verso destra (faccia a monte della montagna appena scesa), fino ad arrivare ad un colletto, che a sinistra dà su un orrido canale. Salire facilmente per pendii erbosi e fare un ampio giro a destra (per evitare un canale), arrivando infine ad un laghetto. Da qui si arriva al sentiero, che seguito verso sinistra porta in salita al Passo delle scalette e poi in discesa si riallaccia al sentiero utilizzato per l’avvicinamento.
    Tempo fino al Gardeccia circa 2h00.
     
  • Difficoltà: VI+ massimo, obbligato. Proteggibilità: R3, ma qualche punto R4. Alcuni tratti risultano poco proteggibili.
  • Sviluppo: circa 350 metri.
  • Attrezzatura: serie di friend fino al 3 BD. Può essere utile anche il n°4. Serie di nut, martello e qualche chiodo per sicurezza, 14 rinvii. Soste attrezzate genericamente su chiodi. Nei tiri qualche chiodo, molto radi.
  • Esposizione: ovest.
  • Tipo di roccia: dolomia di qualità buona/ottima, ma presenza di zone a cui fare attenzione.
  • Periodo consigliato: estate, autunno: parete all’ombra, tranne nel pomeriggio. I primi due tiri possono risultare bagnati, soprattutto dopo forti piogge.
  • Tempo salita: 7h00
  • Primi salitori: G.Battisti, T.Weiss,  D.Colli, 14/9/1980.
  • Relazione
  • Lunghezza 1, V+ max, 40 metri: salire per diedro, che poi diventa ampio camino. Quando si apre a grottone, si sta sulla parete di sinistra. A seconda che sia bagnato o meno, si sta leggermente all’interno o più in placca a sinistra. Si raggiunge poi una spaccatura che porta ad un terrazzino con la sosta su due chiodi.
  • Lunghezza 2, IV+, 25 metri: su per muretto con lame a sinistra, uscire su lista orizzontale e poi salire a destra per diedrino di rocce rotte. Si può sostare su due spuntoni, oppure preferibilmente arrivati a essi si traversa verso destra, leggermente più bassi, in una zona facile e si raggiunge una grossa clessidra leggermente più in alto.
  • Lunghezza 3, IV, 35 metri: traversare facilmente a destra, fino a trovare una debolezza nel muretto sovrastante. Lo si sale (attenzione alla qualità della roccia) e poi si traversa per liste e placchette verso sinistra, fino al termine. Si scende in un intaglio dove si trova la sosta su due chiodi e nut incastrato.
  • Lunghezza 4, VI all'inizio, poi V, 35 metri: si traversa alti a sinistra, su muro verticale e esposto (nut incastrato e chiodo visibili). Arrivati ad un punto più facile (chiodo), si traversa ancora e si rinvia ad un chiodo leggermente più in alto. Non si sale li, ma si traversa ancora a sinistra, andando a prendere una zona più rotta. La si sale e poi, quando possibile e più facile, si traversa a sinistra ad una zona abbattuta dove si trova la sosta su due chiodi.
  • Lunghezza 5, VI, 30 metri: salire verso uno strapiombino (chiodo visibile) e continuare poi per fessura, che presenta alcune zone con roccia delicata. Finita la fessura ci si trova davanti ad un muro compatto. Lì traversare a destra (cordino in clessidra) e raggiungere un'altra fessura. Si trova un chiodo all’inizio e poco sopra un altro chiodo, alla cui destra, non visibile dal basso, c'è un secondo chiodo in un buco. Organizzare la sosta qui. Tiro continuo.
  • Lunghezza 6, VI, 30 metri: salire per la fessura-lama. Si arriva ad un muro proteggibile all’inizio, ma in seguito occorre salire decisi per qualche metro improteggibile e poi traversare a destra, per salire sopra una caratteristica sporgenza della roccia. Qui si sosta su due chiodi e un chiodo più lontano a sinistra. In pratica la sosta si trova sopra un evidente diedro giallo ad arco, che è a destra della fessura appena salita.
  • Lunghezza 7, V+, 25 metri: salire per fessura svasata sopra la sosta, quindi quando possibile traversare a sinistra ad una zona con buoni appoggi. Si traversa e si sale, e si traversa di nuovo, cercando i punti più facili e arrivando infine sotto una nicchia gialla all’estrema sinistra. Si sale fino ad un chiodo e da lì si traversa a sinistra e poi si sale in obliquo a sinistra, fino ad un terrazzino dove si trova la sosta con due chiodi e clessidra, sotto un marcato diedro.
  • Lunghezza 8, IV+, poi VI/VI+, 30 metri: su per il diedro fino al suo termine, quindi traversare a sinistra. Ci si trova su un muro abbastanza compatto, dove occorre seguire alcuni punti deboli, fino ad arrivare sotto un muro compatto con due chiodi. Salirlo ed uscire su roccia più ammanigliata, sostando su tre chiodi sotto gli strapiombi gialli.
  • Lunghezza 9, VI/VI+, 30 metri: traversare a destra in piena esposizione, grazie a dei provvidenziali buconi. Si trova un chiodo con fettuccia e poi un vecchio spit. Dallo spit traversare ancora a destra e prendere una lama, prima poco visibile. Salirla e poi continuare su muro verticale non proteggibile ma con alcuni buoni appigli. Si arriva ad un chiodo. Salire ancora, leggermente verso destra, fino ad un altro chiodo. Ora non salire più ma traversare a destra, leggermente più in basso, a raggiungere una spaccatura. La si sale e si arriva alla sosta sotto un diedrino, costituita da tre chiodi, a cui si possono unire anche due chiodi poco sopra. Dall’ultimo chiodo non è possibile proteggersi.
  • Lunghezza 10, VI, 30 metri: su per il diedrino e poi raggiungere una evidente nicchia. Salirla (chiodi, clessidre) ma uscire alla sua sinistra, dopo il secondo chiodo. Traversare verso sinistra e poi salire per roccia abbastanza compatta. Sosta su due chiodi sotto una breve fessura.
  • Lunghezza 11, V, poi IV+, 40 metri: salire la fessura, e poi traversare a sinistra quando si trovano dei buoni appoggi. Si sale poi per muro ammanigliato, si traversa nuovamente a sinistra e si sale poi per un diedro-canale appigliato, che porta alla cima. Sosta su spuntone.
  • Note: la lunghezza dei tiri è indicativa.
    Splendida via, davvero da non sottovalutare, breve ma intensa! L’impegno è costante su tutti i tiri, e alcuni risultano difficili soprattutto per la necessità di individuare correttamente l’itinerario e perché alcune zone sono poco proteggibili.
  • Aggiornamento: relazione a cura di Walter Pres Polidori, da una salita del 29 luglio 2018 con Alessandro Ceriani.
  • Disclaimer
    L'alpinismo su roccia e ghiaccio è un'attività potenzialmente pericolosa se non praticata con adeguata prudenza e cognizione di causa.
    Le vie descritte in queste relazioni sono state da noi percorse e descritte "di prima mano" con la maggior precisione possibile, ma questo non può in alcun modo sostituire la vostra valutazione e responsabilità personale.
Questo sito utilizza cookie per le proprie funzionalità, se vuoi saperne di piu` o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie clicca qui.
Chiudendo questo banner o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookie.