Moiazza, Pala del Belia - via Costantini
Dettagli
- Accesso stradale: dal Passo Duran, a cui si può arrivare sia da Longarone che da Agordo. Si giunge al rifugio C. Tomè e si parcheggia.
- Avvicinamento: dal Passo Duran seguire il sentiero 549 che parte a sinistra del rifugio, e si collega ad una strada sterrata. Andare verso sinistra e proseguire fino all'evidente canale ghiaioso che scende tra la Pala del Belia e la Pala del Bò. Salire nel canale, fino alla base della parete. In caso di neve impraticabile, salire sul lato sinistro del canale. (1h00)
- Attacco: in corrispondenza di un muretto verticale, sotto la direttiva della fessura-camino strapiombante che caratterizza il primo tiro.
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Discesa:
due possibilità:
- Andare a sinistra per tracce, fino a collegarsi alla Ferrata Costantini, da cui scendere (soluzione non verificata);
- Dall’uscita della via stare a destra, senza proseguire direttamente verso un canale, in modo da scendere più facilmente per dosso erboso con tracce, fino ad arrivare al canale tra le due Pale. Traversarlo (attenzione perché può esserci neve) e salire in breve sulla Pala del Bò. Si scende per prati seguendo tracce, che portano ad un canale ghiaioso a sinistra, da attraversare verso sinistra, fino ad un altro canale ghiaioso. Scendere fino a quando non è possibile uscire a destra, per costeggiare su prati e ghiaie la base della Pala del Bò. Raggiunto il sentiero segnato si può andare a destra fino all’attacco o scendere direttamente il canale seguito in avvicinamento. Se si intende andare al Rifugio Carestiato, dall’attacco è comodo seguire il sentiero che va a sinistra (faccia a monte), costeggiando la Pala del Belia.
- Difficoltà: VI+ max. Proteggibilità: R3. Attenzione, presenza di qualche zona con terreno pericoloso (roccia friabile).
- Sviluppo: circa 400 metri.
- Attrezzatura: serie di nut e serie di friend fino al n°4 BD, martello e qualche chiodo per eventuali emergenze. Soste su chiodi, mughi e qualcuna da attrezzare. Sui tiri presenti pochi chiodi.
- Esposizione: sud-est.
- Tipo di roccia: dolomia, buona ma con alcune zone a cui fare attenzione, soprattutto nei primi tiri.
- Periodo consigliato: estate, autunno.
- Tempo salita: 5h00.
- Primi salitori: G. Costantini, A. Sonego, F. Dal Magro, 24 luglio 1966.
- Riferimenti bibliografici: Zorzi E., Brigo L., Piovan C., IV grado Dolomiti Orientali parte 2, Edizioni Idea Montagna.
- Relazione
- Lunghezza 1, VI+, 35 metri: salire direttamente un muretto con fessura e poi superare uno strapiombo. Continuare per fessura-camino, con arrampicata faticosa, fino alla sosta su un pulpito, con tre chiodi e cordoni. Si trova una sosta intermedia, ma è evitabile.
- Lunghezza 2, V+, 30 metri: continuare per camino, prima aperto e poi più aggettante. Si prosegue più facilmente fino alla sosta su due chiodi e cordone.
- Lunghezza 3, V poi IV, 30 metri: su per muretto con rocce friabili, per poi continuare in canaletto-camino più facile. Poco prima di arrivare al suo termine, salire a sinistra su una cengia e attraversare a sinistra fino alla sosta, su chiodi e cordoni.
- Lunghezza 4, VI-, 60 metri: salire per bel muro nerastro, prima leggermente a destra, dove si trova una vecchia sosta da evitare, e poi leggermente a sinistra, cercando i punti deboli. Si arriva ad un diedro, da salire fino ad una cengia, sosta da attrezzare con friend.
- Lunghezza 5, II, 30 metri: traversare a destra sulla cengia, facile ma esposta in qualche punto, sosta su chiodi con cordone.
- Lunghezza 6, VI-, 60 metri: su a raggiungere una spaccatura atletica, poi più facile leggermente verso sinistra, a raggiungere un pulpito dove si sosta su chiodi e cordone.
- Lunghezza 7, V, 50 metri: salire sopra la sosta, per poi traversare a sinistra, salire sotto il tetto e andare a sinistra in un cunicolo formato dal tetto con una cengia rocciosa. Continuare a sinistra, scendere leggermente e poi salire alla sosta su mughi.
- Lunghezza 8, VI, poi IV, III, 50 metri: traversare a sinistra su cengetta, fino ad un ometto, che indica la zona dove superare uno strapiombo. Salire con attenzione, selezionando bene le prese, ristabilirsi e poi proseguire su roccette sempre più facili, fino ad una grande cengia dove si sosta su mugo, alla base di un grande diedro aperto.
- Lunghezza 9, III, 60 metri: salire il bel diedro inclinato, fino alla cima piatta, sosta da attrezzare.
- Note: bella via, poco chiodata, alpinistica e in bell’ambiente.
- Aggiornamento: relazione a cura di Walter Pres Polidori, da una ripetizione con Alessandro Ceriani, Battista Casiraghi e Matteo Frigerio, del 19 giugno 2021.
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Disclaimer
L'alpinismo su roccia e ghiaccio è un'attività potenzialmente pericolosa se non praticata con adeguata prudenza e cognizione di causa.
Le vie descritte in queste relazioni sono state da noi percorse e descritte "di prima mano" con la maggior precisione possibile, ma questo non può in alcun modo sostituire la vostra valutazione e responsabilità personale.