Alpi Orobie, Punta Osvaldo Esposito (m.2170) - via Calegari-Farina
Dettagli
- Accesso stradale: da Bergamo, risalire la Val Brembana fino a Carona. Seguire le indicazioni per il rifugio Fratelli Calvi parcheggiando ove la strada finisce: strisce bianche, gratis, o strisce blù, a pagamento (2 euro al giorno, acquisto biglietti presso gli esercizi commerciali del paese).
- Avvicinamento: seguire la strada per il rifugio Fratelli Calvi, a fondo in cemento, arrivando in località Lago del Prato (m.1650) (ampio slargo erboso e laghetto). Proseguire lungo la strada, e, dopo un tornante a sinistra, superato successivamente uno spiazzo pure a sx, individuare una netta traccia che scende nel bosco a destra. Seguirla giungendo in breve ad una presa d'acqua . Superarla e, poche decine di metri dopo, salire a sx seguendo degli ometti. Salire la pietraia seguendo gli ometti: dopo poche decine di metri, per non entrare nel fitto bosco di mughi, occorre portarsi a sx, superando così in breve la fascia di pini mughi. Si sale ora la pietraia seguendo radi ometti e puntando alla base del diedro della via (vedi foto). (2h00)
- Attacco: alla base del diedro.
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Discesa:
dal termine della via proseguire per cresta (qualche ometto) per una mezz'oretta: il percorso è obbligato e facile ma a tratti esposto e delicato, e va quindi percorso con attenzione. Si arriva così ad un profondo intaglio in cui si trova una calata (spit con anelli). Da qui è possibile scendere a sinistra (est) verso i laghi Zelto (visibili due laghetti) con una singola calata da 50 metri, che arriva sui prati sottostanti. Da lì si scende per pietraia disagevole, arrivando ad una zona erbosa dove si individuano alcuni ometti. Gli ometti portano ad un sentierino (*) che scende ai laghetti ed arriva poi alla presa d'acqua superata durante l'avvicinamento, da cui si va a riprendere la strada e si torna al parcheggio. (3h00)
Da alcune note trovate in rete è anche possibile calarsi dall'intaglio verso destra (soluzione non verificata).
(*) Nota: nella nostra ripetizione eravamo in tre. Uno di noi ha individuato agevolmente il sentiero descritto, mentre gli altri no. Questi ultimi sono scesi per boschetti ripidi tenendosi tendenzialmente verso sx viso a valle, per evitare alcuni salti rocciosi non ben visibili arrivando dall'altro. - Difficoltà: D-, III, IV, IV+
- Sviluppo: circa 280 metri.
- Attrezzatura: soste attrezzate con due spit e catene nei primi tiri, poi solo con due spit ed anelli di calata. Ultima sosta da attrezzare su massi. In via qualche chiodo agevolmente integrabile con friend (tutte le misure) e cordini su massi incastrati.
- Esposizione: nord, nord-est.
- Tipo di roccia: gneiss molto articolato, non sempre saldo: prestare attenzione.
- Periodo consigliato: estate, autunno.
- Tempo salita: 4h00.
- Primi salitori: Calegari, Poloni, Farina, Consonni, 18/10/1959.
- Riferimenti bibliografici: Cisana M., Nel giardino di pietra - Arrampicate tra il lago di Como e il lago d'Iseo, Idea Montagna Edizioni, 2015.
- Relazione
- Lunghezza 1, III, IV, 40 metri: risalire il diedro inizialmente semplice per una ventina di metri fino alla base di una lama verticale (2 chiodi con cordino), leggermente staccata dalla parete di destra del diedro, che rimane umida. Risalire la lama con passo atletico, posando con attenzione i piedi sulla parete umida, e proseguire poi lungo un tratto più appoggiato. Uscire infine leggermente a sinistra (delicato) fino alla sosta su due spit collegati da una catena con maglia rapida di calata.
- Lunghezza 2, III, IV+, 35 metri: il diedro ora prosegue su roccia migliore, ed è costituito a sinistra da una placca via via più compatta, e da un lato destro più verticale. Il primo tratto è relativamente semplice, mentre più in alto si raddrizza un poco, la parete di destra diventa poco utlizzabile e si arrampica prevalentemente sulla placca sinistra. Questo tratto è ben protetto da quattro/cinque chiodi infissi sul lato destro del diedro. Sosta su due spit collegati da catena e maglia rapida di calata.
- Lunghezza 3, IV, III+, 40 metri: superare un primo salto a sinistra (friend incastrato). Segue un camino verticale con blocchi da trazionare con attenzione, più facile (e più aereo) se si rimane esterni. Sosta su due spit collegati da catena e maglia rapida di calata.
- Lunghezza 4, III, 30 metri: per placche appoggiate fino alla cima di quello che si rivela essere un avancorpo della montagna. Sosta su spit con anelli, presenti numerosi cordini piuttosto marci.
- Dalla cima del torrione effettuare una calata in corda doppia di una ventina di metri: la sosta da usare è sul versante di calata, e c'è anche una cengetta per i piedi. Al termine della calata, corde in spalla, risalire poche decine di metri (delicato all'inizio) fino alla base di una fessura sulla destra di un pilastro appoggiato: evidente una sosta costituita da due spit con anelli collegati da un cordone, posta poco a destra di una fessura umida.
- Lunghezza 5, III+, II, 45 metri: la sosta di partenza non è in una posizione molto comoda: personalmente ho preferito che il secondo mi assicurasse stando comodamente alcuni metri più in basso. L'attacco della fessura era un po' umido, per questo sono salito più a destra su rocce un poco più rotte: non difficile ma delicato nella parte iniziale per qualche blocco mobile. Più sopra si rientra un po' a sinistra a prendere un chiodo con cordone giallo. Si prosegue poi in diedro sempre più aperto (chiodo in placca) fino sotto un evidente tetto sporgente, sotto cui si va a sostare. La sosta rimane leggermente a sinistra, alla base di un camino con massi incastrati, ed è visibile solo alla fine del tiro. Sosta su due spit con anelli, prestare attenzione ai numerosi sassi mobili.
- Lunghezza 6, IV-, III, 45 metri: uscire a destra in placca gradinata (chiodo) proseguendo poi per terreno più semplice fino alla sosta, costituita da due spit con anelli.
- Lunghezza 7, III+, 50 metri: traversare una cengetta su sassi mobili (attenzione) a raggiungere la parete di fronte (cordone giallo), salire per placche semplici e traversare poi a destra alla base di un netto diedro. Salire integralmente il diedro che diventa poi un canale che termina nelle ultime rocce sotto la vetta. Sosta su qualcuno dei grossi massi presenti sulla cima. Poco oltre c'è una targa con alla base un bussolotto che contiene il libro di vetta.
- Note: bella via in ambiente solitario. Continua, abbastanza atletica, roccia non sempre ottima (ma comunque discreta). L'impegno complessivo (avvicinamento, salita, discesa) la sconsigliano a principianti.
- Aggiornamento: relazione a cura di Riccardo Girardi e Cinzia Minghetti, da una ripetizione del 27 agosto 2019 con Cinzia Minghetti e Ivana.
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Disclaimer
L'alpinismo su roccia e ghiaccio è un'attività potenzialmente pericolosa se non praticata con adeguata prudenza e cognizione di causa.
Le vie descritte in queste relazioni sono state da noi percorse e descritte "di prima mano" con la maggior precisione possibile, ma questo non può in alcun modo sostituire la vostra valutazione e responsabilità personale.