Paganella, La Roda (m.2124) - via Diretta (Detassis)

Paganella, La Roda (m.2124) - via Diretta (Detassis)

Dettagli

  • Accesso stradale: raggiungere Andalo, che si trova a circa 40 km da Trento. Individuare il parcheggio della funivia per la Paganella.
  • Avvicinamento: si sale con la funivia fino al termine del tratto. Si procede quindi verso sinistra, seguendo i cartelli per la seggiovia, tramite la quale si raggiunge la cima della Paganella. E’ possibile salire anche a piedi da Andalo (soluzione non verificata).
    All’arrivo in cima, scendere verso il lato opposto a quello di salita, seguendo prima una stradina cementata, e poi dei cartelli per il sentiero che conduce alla Ferrata delle Aquile. Si arriva ad un pendio ripido (possibile arrivare qui anche direttamente dall’alto), che finisce verso la parete sud-est. Il sentiero per la ferrata continua verso sinistra, ma fermarsi ad un evidente grande parapetto in legno che sbarra l’accesso. NON scendere direttamente lì (ripido), ma seguire una traccia che costeggia, a destra, il bordo del precipizio, e poi scende su una dorsale, nel Canalone Battisti. Seguire le tracce, che poi vanno a destra, verso la parete, e la costeggiano. Scendere un breve camino (corda fissa, verticale e umido), si trova un altro tratto con corda fissa, e poi continuare nel canale detritico, ora più largo. Si arriva ad una zona aperta, dove scendere brevemente verso valle e inserirsi in un canaletto detritico, per poi uscirne poco dopo dove si trova un evidente varco tra i mughi. Si scende ancora per pendio, di fianco al canale sotto la parete, ora profondo. Si vede ora, sulla parete, una corda fissa attrezzata su una stretta cengia. Scendere nel pendio fino circa all’altezza dell’inizio della fissa. Traversare nel canale, a destra, ora più facile, raggiungendo la fissa. Seguirla in salita e poi in lungo traverso, fino al suo termine. Proseguire su cengia/pendio più larga , fin sotto ad un saltino di roccia, che superato porta alla culmine di uno specie di vago pilastro, dove attacca la via (evidente tratto di parete meno difficile).
  • Attacco: nei pressi del culmine del vago pilastro, in corrispondenza di una piccolissima selletta sotto la parete. Leggermente più in basso, a destra dell'attacco, è presente una lapide.
  • Discesa: salire leggermente e traversare a sinistra, evitando una barriera di mughi. Salire di nuovo e poi andare verso destra, sempre scegliendo i tratti più liberi da mughi. Si arriva ad un tratto ripido con corda fissa, dopo il quale si arriva all’ex rifugio Cesare Battisti. Da lì seguire la sterrata che posta alla cima e alla seggiovia.
  • Difficoltà: VII- (VI e A0). Proteggibilità: R3.
  • Sviluppo: circa 330 metri.
  • Attrezzatura: soste attrezzate su chiodi, clessidre, qualche vecchio spit e qualche fix recente, in qualche caso da rinforzare. Sui tiri pochi chiodi. Necessaria una serie di frend fino al n° 3BD, eventualmente nut, martello e qualche chiodo consigliati per eventuali emergenze.
  • Esposizione: sud-est.
  • Tipo di roccia: calcare, dolomia, da friabile a ottima. Diverse sezioni con roccia da verificare, per blocchi di dubbia tenuta.
  • Periodo consigliato: tutto l’anno, ma in estate troppo caldo e d’inverno attenzione alle poche ore disponibili e alla neve presente nell’avvicinamento.
  • Tempo salita: 5h00.
  • Primi salitori: Bruno Detassis, A. Pedrotti, G. Corrà, N. Bianchini, 1932.
  • Riferimenti bibliografici:
  • Relazione
  • Lunghezza 1, III, IV, 55 metri: salire per roccette facili, spostandosi progressivamente verso sinistra, cercando i punti più facili e con roccia migliore. Si arriva ad una sosta con chiodi e cordone, su un pilastrino. E' possibile continuare, salendo il breve ma verticale pilastrino, per uscire su cengetta a sinistra, dove si trova un vecchio spit. Continuare a salire facilmente, fino a fermarsi prima della parete, sosta da attrezzare su mugo.
  • Lunghezza 2, II, III, 25 metri: dal mugo salire verso la parete su terreno facile, con un saltino prima della sosta, leggermente a sinistra, visibile già dal basso. Sosta su chiodo e fix con cordoni.
  • Lunghezza 3, IV, V, 50 metri: seguire la fessura-diedro a sinistra della sosta. Si evita una sosta, e si continua. Prima di arrivare ad un tratto difficile e strapiombante, si traversa a sinistra (delicato) e poi si sale per roccette. Individuare un piccolo ballatoio da raggiungere, più a sinistra e più in alto di un evidente grosso mugo con rami contorti. Sosta su chiodo e vecchio spit, meglio rinforzarla. Lunghezza pericolosa per la presenza di blocchi e pilastrini a cui fare attenzione.
  • Lunghezza 4, V-, 30 metri: salire per muretto a sinistra, continuare per muretti. Il terreno si abbatte, puntare alla parete sovrastante, dove individuare la sosta su due chiodi.
  • Lunghezza 5, VI, 30 metri: su per ripido muro, fino ad un tratto difficile che porta ad una lama rovescia. Continuare superando uno strapiombino e muro verticale. Arrivati ad un chiodo sotto un tratto compatto, non salire dritto, ma traversare leggermente a destra per raggiungere rocce più facili. Puntare ad una nicchia dove si sosta su due clessidre e tre chiodi.
  • Lunghezza 6, VI, 40 metri: traversare a destra per un paio di metri, quindi salire verticalmente e leggermente verso sinistra. Salire ancora per tratti verticali, puntando ad una cengia sovrastante, dove si sosta su mugo.
  • Lunghezza 7, II, III, 25 metri: scendere sulla cengia verso sinistra, e traversare a sinistra fin sotto una nicchia. Salire alla nicchia superando un breve muretto. Sosta su vecchio chiodo e fix. Presente una targa commemorativa dedicata a Celso Gilberti e Erberto Pedrini. Sul fondo della nicchia si trova una piccola madonnina e, alla base, la scatola con il libro di via.
  • Lunghezza 8, VI, 30 metri: traversare a destra, quindi salire dritto e poi verso destra. Si continua su fessura strapiombante e poi per roccette alla sosta su fix e chiodo.
  • Lunghezza 9, VII-, 45 metri: salire e spostarsi in obliquo a destra. Si segue un diedro fessurato fino ad uno strapiombo, che si supera da sinistra verso destra. Si continua fino ad un altro strapiombo che si affronta direttamente (difficile, cordone lungo in posto). Poco dopo si arriva ad una sosta su anello cementato, che si evita. Continuare su roccette facili, fino a sostare al termine delle difficoltà, su mugo.
  • Note: salita di un certo impegno. Il tratto iniziale è facile, ma con roccia a cui prestare attenzione, poi la qualità migliora, ma bisogna comunque fare attenzione ad alcune prese dubbie. La difficoltà aumenta sempre più verso la fine, con alcuni passaggi obbligati non banali. Ambiente selvaggio, poco frequentato.
  • Aggiornamento: relazione a cura di Walter Pres Polidori, da una ripetizione con Alessandro Ceriani e Alessandro Pelanda del 5 giugno 2022.
  • Disclaimer
    L'alpinismo su roccia e ghiaccio è un'attività potenzialmente pericolosa se non praticata con adeguata prudenza e cognizione di causa.
    Le vie descritte in queste relazioni sono state da noi percorse e descritte "di prima mano" con la maggior precisione possibile, ma questo non può in alcun modo sostituire la vostra valutazione e responsabilità personale.