Torre Venezia (m.2337) - via Andrich-Faè
Dettagli
- Accesso stradale: dal paese di Listolade, alcuni chilometri vicino ad Agordo (Valle Agordina), si individua la stradina che sale alla Capanna Trieste, Val Corpassa, dove si lascia l'auto (grosso parcheggio sterrato).
- Avvicinamento: dalla Capanna Trieste seguire la sterrata che passa sotto alla Torre Trieste e poi vicino al Rifugio Vazzoler (1h00), buon punto di partenza per l’ascensione. Continuare ancora per la sterrata che sale in direzione del Rifugio Tissi, e poi diventa sentiero verso destra, fino a quando si arriva ad un grosso masso isolato nel Pian di Pelsa (grande zona pianeggiante). Individuare una traccia che va a destra, verso la Punta Agordo (la montagna a sinistra della Torre Venezia), puntando al canalone più a sinistra di quello dove si trova l’attacco. Si arriva ad una traccia orizzontale, che con alcuni saliscendi verso destra porta nel canalone tra la Torre Venezia e la Punta Agordo. Salire nel canalone, fino ad un ometto vicino ad un muretto con grossi buchi, poco sotto la direttiva della cengia che taglia la parete (circa 1h00 dal Rifugio Vazzoler).
- Attacco: in corrispondenza dell’ometto e del muro a buchi. Per raggiungere l’attacco vero e proprio vedere la relazione dei primi due tiri. Probabilmente salendo ancora nel canale si riesce ad attraversare direttamente sulla cengia principale, ma non abbiamo verificato questa soluzione.
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Discesa:
dall’uscita traversare verso sinistra, faccia a monte, seguendo una marcata traccia, che gira intorno alla cima vera e propria. Presenti anche ometti.
Si arriva ad un ometto ed una marcata freccia rossa che indica di scendere per gradoni e canaletto esposti (passi, di II, attenzione!). Si trova quindi un enorme anello di calata. Ogni anello di calata indica a quanti metri, direttamente in verticale, si trova il successivo anello.
Noi abbiamo fatto solo due doppie lunghe da circa 55m, saltando alcune doppie (ne abbiamo unite tre nella prima doppia e altre tre nella seconda doppia), e siamo arrivati sul fondo della parete, in corrispondenza di un grosso quadrato rosso nel canale sottostante.
Nel canale tracce, ometti e bolli rossi indicano di scendere prima a sinistra e poi a destra (faccia a valle), raggiungendo la parte più incassata del canale (passi di II, max. III).
Si continua nello stretto canale, con qualche altro passo di arrampicata di max. III grado. Si trova un chiodo con cordino e maglia rapida, ma meglio scendere arrampicando.
Si arriva quindi sopra un salto costituito da un masso strapiombante. Calarsi con una breve doppia di pochi metri (anellone sulla parete di destra, faccia a valle), fino alla traccia che, invece di continuare nel canalone, prende a destra (faccia a valle) in corrispondenza di un ometto, percorrendo una esile traccia sopra la parete. Si scende leggermente e si raggiunge così un sentiero che va verso il Rifugio Vazzoler, prima attraverso un pendio ghiaioso, poi su un crestone con mughi, e infine in un pendio tra i mughi (circa 1h30 al Vazzoler).
Da lì tornare alla Capanna Trieste, sullo stesso sentiero dell'andata (tot 2h30 circa). - Difficoltà: VI max., spesso V/V+. Proteggibilità: R2-R3 a seconda delle zone.
- Sviluppo: circa 400 metri (90 metri di cengia + 315 metri la via).
- Attrezzatura: serie di friend (utile anche il n° 4 BD), nut, martello e chiodi per sicurezza. Soste genericamente su due o più chiodi, lungo i tiri qualche chiodo (pochi).
- Esposizione: sud-ovest.
- Tipo di roccia: dolomia di ottima qualità su quasi tutto il percorso.
- Periodo consigliato: dalla primavera all’autunno, ma a inizio stagione attenzione al canale di discesa, dove facilmente si può trovare neve.
- Tempo salita: 5h00/6h00.
- Primi salitori: Alvise Andrich e Ernani Faè, 17/08/1934.
- Riferimenti bibliografici: Rabanser I., Civetta, Guida dei Monti d’Italia.
- Relazione
- Accesso all’attacco della via, dalla cengia:
- Lunghezza 1, passi di III, 60 metri: salire il muretto a buchi in prossimità dell’ometto, continuare ancora a salire leggermente a destra e arrivare ad una cengia spiovente abbastanza esposta. Traversare nei punti più facili, fino a quando non è possibile salire verso la cengia più grande che si trova qualche metro più sopra, dove si sosta su mugo. Probabilmente (ma non verificato) conviene arrivare qui direttamente dalla cengia superiore, salendo più sopra nel canale.
- Lunghezza 2, passo di IV+, 30 metri: traversare a destra, superando un passaggio delicato ed esposto (un chiodo, un paio di clessidre con cordone), fino ad arrivare al termine della cengia, dove si trova la sosta su tre chiodi.
- Inizio della via vera e propria:
- Lunghezza 3, VI, 30 metri: traversare a destra e salire la fessura che ci si trova subito sopra. Arrivati ad uno strapiombo si esce a destra e si sale un'altra fessura. Raggiunto un piccolo pulpito, non si continua per un'altra fessura (chiodo con cordino inutilizzabile), ma conviene uscire a destra per murettino e gradoni. NON continuare verso una zona facile con gradoni erbosi (si trova una sosta a sinistra dopo i gradoni, prima della parete successiva), ma traversare a sinistra un facile tratto roccioso, fino a trovare la sosta su due chiodi.
- Lunghezza 4, V+, 35 metri: traversare a sinistra, puntando ad una fessura con evidente lama sporgente. Salirla ed uscire su rocce più facili, fino ad una cengetta con sosta su tre chiodi.
- Lunghezza 5, VI, 35 metri: salire a destra della sosta, evitando uno strapiombetto. Traversare poi a sinistra, sotto il muro sovrastante, fino ad un chiodo. Ora salire il muro, impegnativo, per poi spostarsi verso la fessura strapiombante che si trova sopra. Continuare a salire per muro, sfruttando anche la fessura per proteggersi, fino ad uno strapiombetto, dopo il quale si esce a destra su lista rocciosa, dove si trova una sosta su brutti chiodi, dall’aspetto poco affidabile. Meglio continuare salendo un muro lavorato alla sua destra, fino a raggiungere una fessura-lama, che permette di uscire a sinistra ad una piccola cengetta, sosta su tre chiodi. Tiro chiave, inizialmente poco proteggibile.
- Lunghezza 6, V, poi IV+, 55 metri: salire per muretto fin sotto uno strapiombo con lama, che si supera alla sua sinistra. Ora continuare abbastanza linearmente verso l'alto, cercando i punti deboli costituiti da una vaga spaccatura, fino ad arrivare ad una grande cengia, dove si sosta su masso con cordoni.
- Lunghezza 7, I, IV, 30 metri: traversare e destra sulla cengia, fino ad arrivare ad una sorta di spigolone. Volendo ci sono due chiodi, poco visibili, dove poter sostare. Conviene però salire sulla paretina a sinistra dello spigolo, fino ad arrivare ad una cengia con sosta su due chiodi.
- Lunghezza 8, VI-, 30 metri: salire per roccia abbastanza compatta (chiodo), fino ad una sosta a destra su chiodo e clessidra. Continuare leggermente a sinistra, per poi tornare a destra verso una zona gialla. Salire evitandola alla sua sinistra, fino a quando non è possibile traversare delicatamente a sinistra verso rocce più facili. Si sale ancora brevemente fino alla sosta su due chiodi e due clessidre.
- Lunghezza 9, V+, 40 metri: salire sopra la sosta, superando una zona poco proteggibile, dopo la quale si continua fino ad arrivare in cima ad un pilastrino. Si continua ora nel bellissimo diedro, fino ad arrivare ad una lista rocciosa dove si sosta su tre chiodi.
- Lunghezza 10, V, 60 metri: continuare nel diedro, superare un masso incastrato e arrivare sotto ad uno strapiombo, che si evita a sinistra. Arrivati alla fine delle difficoltà si trovano due chiodi. Possibile continuare sulla cengia ghiaiosa, fino a delle roccette dove si trova un chiodo, da rinforzare.
- Note: via molto bella, non eccessivamente difficile ma seria, alpinistica, continua nelle difficoltà. La parte bassa è percorsa da varianti e chiodi fuori via, occorre prestare molta attenzione.
- Aggiornamento: relazione a cura di Walter Polidori, da una ripetizione con Alessandro Ceriani del 12 settembre 2021.
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Disclaimer
L'alpinismo su roccia e ghiaccio è un'attività potenzialmente pericolosa se non praticata con adeguata prudenza e cognizione di causa.
Le vie descritte in queste relazioni sono state da noi percorse e descritte "di prima mano" con la maggior precisione possibile, ma questo non può in alcun modo sostituire la vostra valutazione e responsabilità personale.