Cima Canali (m.2897), Campanile Buhl, Parete Ovest - via Heidi
Dettagli
- Accesso stradale: autostrada del Brennero con uscita a Trento. Da quì risalire la Valsugana fino al bivio per Fiera di Primiero. Giunti a Fiera di Primiero seguire la strada che sale verso Agordo e passare l'abitato di Tonadico. In corrispondenza di un tornante prendere la deviazione per la località Cant del Gal (Val Canali) e seguire la strada fino al suo termine. Si parcheggia l'auto presso alcuni bar dove comincia il sentiero (parcheggio a pagamento).
- Avvicinamento: da Cant del Gal prendere il sentiero n° 709 verso il rifugio Pradidali. La prima parte del sentiero si addentra nella valle guadagnando ben poca quota, poi la traccia si fa ripida e porta con numerosi tornanti al Rifugio Pradidali. Il sentiero è comunque molto ben segnalato ed è impossibile sbagliare. A circa metà salita si incontrano delle catene che potrebbero servire se il terreno è bagnato, altrimenti risultano inutili. (2h00)
- Attacco: la parete ovest è proprio davanti al rifugio. Dal rifugio si scende nella valletta sottostante passando vicino al lago e si risale, per chiare tracce per ghiaie e roccette il versante opposto aggirando lo zoccolo della Cima Canali sul suo lato sinistro. Si traversa verso destra sulla cengia fino al punto più debole della parete, in fondo alla cengia, caratterizzato da rocce arrampicabili e facili in mezzo a due tetti gialli strapiombanti. Qui è possibile attrezzare una S0 in comune con la via Bhul. (0h30 circa dal rifugio)
-
Discesa:
la via termina in cima al pilastro Bhul, è possibile dalla S11 raggiungere l’uscita della via Bhul e calarsi su di essa (soluzione da noi non verificata).
In alternativa è possibile continuare fino in vetta alla Cima Canali (calcolare almeno 1/2 ore). E scendere per la normale (soluzione lunga e complessa, calcolare 2/3 ore fino al rifugio Pradidali). Dall’uscita della via, noi abbiamo continuato in conserva, facendo un lungo traverso ascendente verso sinistra fino ad una selletta (ometto), da qui siamo entrati un canale detritico che abbiamo salito (II grado) fino a sbucare in cima. Da qui la discesa si svolge sulla via normale, reperendo i numerosi bolli rossi e fittoni resinati, si segue la cresta esposta fino ad iniziare dei tratti di disarrampicata (possibili doppie su soste a resinati e catena ogni 30 metri circa nei tratti più esposti) fino a raggiungere il canalone detritico visibile da rifugio a destra della cima, lo si ridiscende stando sul lato sinistro (faccia a valle, bolli rossi) per arrivare sul nevaio/ghiaione sottostante e sbucare nella conca al di sotto dello zoccolo, da qui in breve si raggiunge il rifugio. - Difficoltà: VI dolomitico
- Sviluppo: 550 metri di sviluppo la via, circa 150 metri di dislivello per la cima.
- Attrezzatura: soste a chiodi con cordini, a volte da verificare. In via chiodi e clessidre radi. Consigliati circa 10 rinvii, cordini anche aperti per clessidre, nut, una scelta di tricam e un set di friend totem (essendoci numerosi piazzamenti in buchi ciechi, questa scelta si rivela migliore rispetto ai classici BD C4), utile anche un c4 misura 3.
- Esposizione: ovest.
- Tipo di roccia: dolomia di ottima qualità.
- Periodo consigliato: estate.
- Tempo salita: 8h00.
- Primi salitori: Diego Dalla Rosa, Marco Simoni, 1978.
-
Riferimenti bibliografici:
-
S. Scalet e AA.VV., Pale di San Martino, Edizioni Versante Sud, 2002
-
Manolo, Arrampicate scelte sulle Pale di San Martino, Zanichelli, 1983
-
G.Buscaini, S.Metzeltin, Le dolomiti occidentali, Zanichelli
-
-
Cartografia:
- Kompass n° 76, Pale di San Martino - scala 1:50.000
- Kompass n° 622, Pale di San Martino - scala 1:25.000
- Relazione
- Via Bhul
- Lunghezza 1, IV, 40 metri: salire le facili roccette da sinistra verso destra fino a sostare a destra di una nicchia gialla al di sotto di un diedro.
- Lunghezza 2, V, 50 metri: risalire il diedro sopra la sosta, superare uno strapiombino, e continuare a destra della grossa fessura, ignorando una sosta all'interno di essa, fino ad uscire su un grosso terrazzo.
- Via Heidi
- Lunghezza 3, VI-, 25 metri: spostarsi per rocce più facili verso destra fino alla base di una fessura gialla con una scaglia sonante (chiodo), salire prestando attenzione ai primi metri friabili, e sostare alla base del diedro giallo.
- Lunghezza 4, VI, 35 metri: superare il diedro giallo strapiombante per uscire su un terrazzino chiuso da uno strapiombo, affrontarlo e uscire in sosta su un terrazzino sotto ai gialli per una fessurina più facile.
- Lunghezza 5 e 6, V+, 50 metri: noi abbiamo unito questi tiri, risalendo il diedro giallo sopra la sosta per poi traversare a sinistra su una bellissima roccia grigia al termine di esso.
- Lunghezza 7, VI, 50 metri: risalire la bellissima placca, a tratti strapiombante a destra della sosta fino ad arrivare ad una sosta comoda su 3 clessidre.
- Lunghezza 8, IV+, 25 metri: anche se facile, l'esposizione non manca nemmeno su questo tiro! Dalla sosta traversare su bellissimi grigi verso sinistra fino a arrivare ad una rampa da risalire in obliquo fino alla sosta sotto un tetto giallo.
- Lunghezza 9, VI-, 35 metri: esistono diverse possibilità: si può affrontare direttamente il tetto giallo (friabile) o aggirarlo sulla destra per poi traversare sopra di esso a sinistra e continuare ad obliquare a sinistra per roccia grigia, arrivati ad una placca gialla chiusa da uno strapiombino, seguirla verso destra e superare lo strapiombo, poi per rocce più facili arrivare in sosta su un terrazzino.
- Lunghezza 10, V, 55 metri: qui noi abbiamo traversato pochi metri a destra fino a trovare una fessura che si segue fino ad uscire su uno spigolo decisamente più facile (roccia da verificare) oltre il quale abbiamo seguito per un facile canaletto fino a sostare su una cengia alla fine delle difficoltà (sosta da attrezzare in loco).
-
Note:
via verticalissima e di sicuro ingaggio, dove un non esperto della zona come me ha sicuramente sucato male. Nel complesso roccia molto bella, e arrampicata di prima categoria, ma mi sento di consigliare un’eventuale ripetizione a persone esperte del terreno, dato che risulta fondamentale sapersi proteggere in maniere non proprio congeniali per noi occidentali e soprattutto non sempre risulta ovvio trovare il percorso quando la via si svolge in piena parete.
La discesa lungo la via normale è decisamente più lunga e impegnativa rispetto alle calate sulla via, tuttavia regala sicuramente una soddisfazione maggiore e permette a pieno di apprezzare il fantastico panorama delle Pale di S.Martino. Per rendere l’idea delle tempistiche, noi siamo partiti dal Cant del Gal alle 6.30, attaccata la via alle 9.00, usciti alle 17.00, arrivati in cima alle 18.00, al rifugio alle 20.00 e rientrati alla macchina alle 21.30.
A fine agosto alla fine del canalone abbiamo trovato ancora della neve.
Infine, si consiglia di verificare ulteriori relazioni oltre alla presente, in quanto, data la lunghezza e l’impegno della via, la memoria e la stanchezza potrebbero aver giocato brutti scherzi. - Aggiornamento: relazione a cura di Pietro Ceriani da un’ascensione effettuata con Lorenzo Dal Santo, Roberto Bianchetto e Andrea Conforto il 16 Agosto 2024.
-
Disclaimer
L'alpinismo su roccia e ghiaccio è un'attività potenzialmente pericolosa se non praticata con adeguata prudenza e cognizione di causa.
Le vie descritte in queste relazioni sono state da noi percorse e descritte "di prima mano" con la maggior precisione possibile, ma questo non può in alcun modo sostituire la vostra valutazione e responsabilità personale.