Gemello Settentrionale di Tredenus (m.2786) - via Federico Giovanni Kurtz

Gemello Settentrionale di Tredenus (m.2786) - via Federico Giovanni Kurtz

Dettagli

  • Accesso stradale: dal paese di Cimbergo in Val Camonica, salire fino alla frazione Volano, dove è presente un parcheggio sulla destra, poco prima di raggiungere il rifugio Volano - De Marie (20 minuti a piedi). Con un mezzo adeguato è possibile anche raggiungere il rifugio e andare poco oltre.
  • Avvicinamento: dal rifugio (m.1480) proseguire fino alla malga del Dosso (m.1930) e al Bivacco Cai Macherio (m.2590), per l’infinito sentiero, circa 3h30.
    ATTENZIONE: l’unica fontanella d’acqua potabile è situata presso la malga del Dosso, ma potrebbe essere chiusa, poco sotto il bivacco pascolano greggi di pecore, quindi tutti i rivoli d’acqua NON sono potabili, qualora non ci fosse neve al bivacco, portare da giù la quantità d’acqua necessaria.
    Per raggiungere l’attacco della via, dal bivacco seguire gli ometti verso destra, prima in traverso e poi in discesa fino a un ometto e ad una targa in bronzo (dedicata a Giulia) che segna l’attacco della via nei pressi di un diedro (15 minuti dal bivacco, possibile nevaio ripido).
  • Attacco: presso un diedro con lame verticali, con ometto in roccia e targa in bronzo.
  • Discesa:
    • Dalla sosta su spuntone in cima calarsi per 25 metri in direzione di uno spuntone cordonato leggermente a destra all’intaglio tra i due gemelli;
    • seconda doppia da 50 metri nel canale opposto al versante di salita.
    Seguire una traccia accennata (radi ometti) dapprima in orizzontale per prati ripidi (ATTENZIONE!) e poi in leggera discesa fino ad uno spuntone cordonato.
    • Terza doppia da 25 metri fino a terra.
    Da qui proseguire orizzontalmente per pietraia fino a incrociare il sentiero che conduce al forcellino di Tredenus e in breve raggiungere il bivacco (bolli rossi e bianchi). Circa 1h00/1h30.
    Secondo alcune relazioni è possibile calarsi in doppia dalle soste a spit della via "Notte di luna piena". Soluzione da noi non verificata. 
    Dal bivacco tornare a ritroso alla macchina, in un paio di punti è possibile evitare gli infiniti tornanti (scopriteli voi).
  • Difficoltà: VI. Proteggibilità: R2.
  • Sviluppo: 350 metri.
  • Attrezzatura: le soste sono tutte a chiodi da verificare ed eventualmente integrare, in via pochissimi chiodi. Consigliamo, oltre alla normale dotazione alpinistica, 10 rinvii, martello e qualche chiodo da granito (anche a lama), friend BD da 0.2 a 4, doppiare le misure 0.75, 1 e 2.
  • Esposizione: ovest.
  • Tipo di roccia: tonalite (granito dell’Adamello a funghi).
  • Periodo consigliato: estate.
  • Tempo salita: 5h00.
  • Primi salitori: Severangelo Battaini e Giuseppe Chiaf, 1° ottobre 1989.
  • Relazione
  • Lunghezza 1, V, 30 metri: salire il diedro a lame fino ad un terrazzino sulla destra dove si sosta (chiodi).
  • Lunghezza 2, V+, 40 metri: spostarsi a sinistra e salire integralmente il diedro (evitare una sosta a cordoni sulla sinistra), a volte stando in mezzo, a volte spostandosi sulla faccia sinistra (lame), verso l'uscita rinviare una vecchia sosta (marcia) su tre chiodi e sostare sul terrazzino sovrastante (2 chiodi leggermente sulla sinistra).
  • Lunghezza 3, V, 30 metri: traversare decisamente a sinistra e risalire la lama fino ad un grosso spuntone cordonato, poi seguire il diedro sulla destra fino ad una sosta (chiodi).
  • Lunghezza 4, VI, 55 metri: il tiro più bello della via, c'è poco da capire, salire tutto il lungo diedro, su roccia molto lavorata (con pochissime protezioni in loco), quasi arrivati alla fine (chiodo da incravattare), ignorare il pilastro cordonato sulla destra, ma traversare decisamente a sinistra, prima su placche e poi lame, verso una zona più abbattuta (sosta 50 metri). Consiglio di evitare la sosta su roccia non bellissima, e salire di altri 5 metri per sostare su un terrazzino, dove ho usato un chiodo a lama, uno spuntone e un friend 0,4.
  • Lunghezza 5, III, 30 metri: raggiungere il pilastrino cordonato (un po' si muove), disarrampicare 2 metri e risalire il diedro successivo che obliqua leggermente verso destra (sosta scomoda).
  • Lunghezza 6, IV, 35 metri: proseguire nel diedrino e obliquare leggermente a destra (senza mai doppiare lo spigolo), continuando a salire in direzione del diedro del tiro successivo (sosta appesa, consiglio di rinforzare), la roccia su questo tiro non è bellissima ed è poco proteggibile, il blocco poco prima della sosta è lì per miracolo (credo). ATTENZIONE: qualche metro destra della sosta a chiodi è presente una sosta a fix, NON USATELA, in caso di caduta del secondo le corde scorrerebbero sulle lame, è rischierebbero seriamente di venire tagliate!
  • Lunghezza 7, V, 35 metri: salire per il diedro molto lavorato superando una lama rovescia e alla fine uscire sulla destra su un terrazzino a sostare (chiodi).
  • Lunghezza 8, VI+, 25 metri: seguire il diedro subito sopra la sosta aiutandosi con i numerosi knobs (utili microfriend per proteggersi), uscire su una cengia e trovare il modo migliore per superare la successiva placca sulla sinistra, fino ad entrare in un corto, ma duro diedro, che si supera e si esce a sostare sul terrazzo successivo (due chiodi ed un fix).
  • Lunghezza 9, V, 25 metri: salire verticalmente la bellissima placca sovrastante, poi aiutandosi con delle fessure prima a destra e poi a sinistra raggiungere la cima (spuntone cordonato), volendo è possibile sostare su dei fix e saltare dietro alla lama sommitale successivamente.
  • Note: via abbastanza ripetuta del gruppo del Tredenus, su roccia eccezionale e una linea veramente logica, l’ambiente è grandioso e la salita di sicuro impegno, veramenete consigliata agli amanti del genere.
    Sono passati due anni esatti dal quel venerdì, quando da questa via Giulia iniziò la sua ultima salita. Ciao Giulia, è stato un onore averti conosciuto, ora ovunque tu sia continua a scalare, ma ti prego basta far cadere le scarpette dalle vie! (Cerio).
  • Aggiornamento: relazione a cura di Pietro Ceriani da una ripetizione con Enrico Brambilla del giorno 9 agosto 2026.
  • Disclaimer
    L'alpinismo su roccia e ghiaccio è un'attività potenzialmente pericolosa se non praticata con adeguata prudenza e cognizione di causa.
    Le vie descritte in queste relazioni sono state da noi percorse e descritte "di prima mano" con la maggior precisione possibile, ma questo non può in alcun modo sostituire la vostra valutazione e responsabilità personale.