Piccole Dolomiti, Sojo d'Uderle - via Boschetti-Zaltron con variante iniziale Balasso

Piccole Dolomiti, Sojo d'Uderle - via Boschetti-Zaltron con variante iniziale Balasso

Dettagli

  • Accesso stradale: raggiungere la località Ponte Verde (in loco Trattoria Ponte Verde), arrivando dal Pian delle Fugazze (raggiungibile da Rovereto con SS46), oppure da Vicenza-Schio tramite SP46. Sul tornante vicino alla Trattoria si trovano cartelli per la Strada delle 52 Gallerie e per il Passo Xomo. E’ possibile parcheggiare vicino al tornante (parcheggio sterrato), oppure proseguire seguendo la ripida strada per Passo Xomo – 52 Gallerie (in questo caso lasciare la macchina poco sopra, in uno degli slarghi presenti o direttamente nello slargo dove parte la sterrata descritta sotto).
  • Avvicinamento: durante l’avvicinamento abbiamo sicuramente sbagliato qualcosa, dato l’alto numero di strade forestali e sentieri che si intersecano senza indicazioni.
    Di seguito una descrizione ricavata dopo la salita, in base anche a quanto indicato da altre relazioni.
    Salire la strada per il Passo Xomo e la Strada delle 52 Gallerie. Dopo circa 500 metri si trova una strada forestale che sale a sinistra. Dovrebbe essere possibile parcheggiare anche qui.
    Seguire la strada forestale a sinistra (è la strada che conduce all’imbocco del sentiero per Val Fontana d’Oro), evitando un paio di sterrate a destra con sbarra. Arrivati ad un bivio, non seguire una strada sterrata in discesa a sinistra ma continuare con la strada forestale principale, fino ad arrivare alle indicazioni per il sentiero 317 per il Voro d’Uderle (da dove si tornerà durante la discesa). Evitare di salire e continuare fin sotto la direttiva dello spigolo della parete del Sojo d’Uderle. Salire verso di esso fino alla parete.
    Tempo: senza contrattempi circa 0h45.
  • Attacco: individuare la rampa erbosa dove sale l’itinerario originale. Poco più a destra si trova un evidente diedro verticale, un po' erboso, con qualche chiodo visibile.
  • Discesa: assolutamente non semplice da relazionare, quindi questa descrizione è da prendere come indicativa. Indicazioni nel senso di marcia.
    Dalla cima scendere ad un intaglio sul lato opposto a quello di arrivo (ovest), grazie ad una breve paretina abbastanza ammanigliata. Ora costeggiare a sinistra la parete che ci si trova di fronte. Si oltrepassa un mugo e si arriva ad un evidente canale erboso. Salire per esso (alla base occorre superare un breve passaggio roccioso) e arrivare al punto in cui spiana.
    Ora
    • Individuare un ometto un po' disfatto sulla sinistra, poco sotto.
    • Scendere su terreno scosceso ed esposto fino ad una traccia orizzontale (tratto impegnativo).
    • Seguire la traccia verso destra (nord), che poi sale tra i mughi e scende alla Bocchetta d’Uderle (cartello con indicazione alla bocchetta). In alternativa, sotto l’ometto io ho traversato più alto, continuando lungamente e faticosamente tra mughi su pendio scosceso, per poi scendere ad un boschetto libero da mughi, e da lì, salendo su prati ripidi a sinistra, sono arrivato alla bocchetta.
    • Alla bocchetta scendere nel Voro d’Uderle (lato opposto a quello con mughi e prati, verso est), presente evidente catena che aiuta nel primo tratto molto ripido.
    • Continuare a seguire lungamente il sentiero, con saltini di roccia sul II grado (in alcuni punti presenti ancoraggi per effettuare doppie se lo si ritiene opportuno).
    • Si passa infine sotto le pareti del Sojo Rosso e si arriva ad una strada forestale.
    • Percorrere la strada verso sinistra, arrivando alla strada che sale alle 52 Gallerie e Passo Xomo.
    • Scendere verso destra per tornare.
    Tempo: circa 2h00, ma tenere in conto che capire subito come arrivare alla Bocchetta d’Uderle non è facile, quindi si può arrivare tranquillamente alle 3h00.
    In alternativa può essere consigliabile scendere in corda doppia, dalla sosta di L11. Alcune relazioni indicano di scendere tramite una via a fix che si nota nei pressi dello spigolo, per poi continuare sulle soste della via salita (soluzione non verificata).
  • Difficoltà: VI+ e A0 oppure fino al VII+, e un pendolo. Proteggibilità: R3. Spesso possibile aggiungere friend, ma in alcune lunghezze si potrebbero solo piantare chiodi aggiuntivi (R3+).
  • Sviluppo: circa 530 metri (345 metri fino a L11 + 185 metri per arrivare in vetta).
  • Attrezzatura: soste mediamente su chiodi e grossi golfari. Sui tiri chiodi (la via non è protetta abbondantemente come descritto in diverse relazioni). Portare una serie completa di friend, dai micro al n° 3 BD. Può tornare utile anche il n°4 BD. Consigliati anche martello e qualche chiodo, per eventuali necessità.
  • Esposizione: est, sud-est.
  • Tipo di roccia: dolomia mediamente buona. Tratti con roccia da verificare, ma soprattutto zone erbose pericolose.
  • Periodo consigliato: primavera (se non c’è presenza di neve residua), inizio estate, autunno.
  • Tempo salita: 8h00/10h00.
  • Primi salitori: Mario Boschetti, Cesco Zaltron 1-2/05/1953.
    Variante bassa fratelli Balasso: Tranquillo Balasso e Placido Balasso, 1989.
  • Riferimenti bibliografici: Casarotto G., Piccole Dolomiti e dintorni. Arrampicate scelte, Cierre Edizioni.
  • Relazione
  • Variante bassa Balasso
  • Lunghezza 1, VI, 30 metri: salire su muretto compatto, poi raggiungere il diedro a sinistra. Proseguire nel diedro, fino ad uscire a sinistra ad un ballatoio terroso, dove si sosta su radici con cordoni.
  • Lunghezza 2, VI+ e A0 oppure VII+, 30 metri: continuare nel diedro, prima abbastanza facile e poi impegnativo e strapiombante. Al termine del diedro non salire l'ultimo breve tratto che porta alla parete, ma traversare a sinistra alla sosta su 4 chiodi.
  • Lunghezza 3, VI-, 25 metri: salire un diedrino sopra la sosta, con partenza difficile. Dopo il diedro, in parete verticale un po' erbosa, si va verso sinistra, poi verso destra, ed infine di nuovo verso sinistra, salendo infine verso una parete gialla, dove si trova la sosta su golfare.
  • Prosecuzione sulla via originale
  • Lunghezza 4, VI, 30 metri: salire il diedro grigio erboso sopra la sosta (attenzione ai chiodi poco visibili) ed una paretina impegnativa. Sosta verso sinistra, a sinistra di un diedro, su 3 chiodi.
  • Lunghezza 5, VI, 20 metri: salire il diedro a destra, inizialmente impegnativo. Poco prima del suo termine si esce a destra e si sale su un pulpito, sosta su 4 chiodi.
  • Lunghezza 6, VI-, 40 metri: si sale su parete aperta un po' erbosa, puntando inizialmente ad un vicino chiodo. Si sale poi leggermente a sinistra e poi dritto, sosta su un fittone.
  • Lunghezza 7, IV, passo di V+, 35 metri: traversare a sinistra su stretta cengia molto erbosa. Salire poi in corrispondenza di un chiodo e andare verso destra per raggiungere una paretina. Salirla, con passo non banale, per poi traversare a sinistra. Non salire ad una sosta a fix visibile più in alto sulla parete, ma traversare ancora e salire fino allo spigolo della parete, dietro il quale si trova la sosta su un golfare.
  • Lunghezza 8, VI, 40 metri: salire a sinistra di alcune lame, per poi tornare a destra. Ora si prosegue su muro abbastanza ammanigliato, spostandosi poi a destra, in corrispondenza di chiodi. Salire con maggiori difficoltà, raggiungere una paretina liscia, salirla e proseguire ancora su parete fino alla sosta verso sinistra, su golfare.
  • Lunghezza 9, VI e A0 oppure VII?, 20 metri: su per diedro difficile, fino ad una fessura con chiodi. Salirla (difficile, a sinistra si vede una vecchia fettuccia, probabilmente il tratto originale sale a sinistra ed esce nello stesso punto al termine della fessura con chiodi) e poi continuare su diedro giallo, uscendo a destra prima del suo termine. Salire su parete ammanigliata e individuare la sosta verso destra, su golfare e chiodo.
  • Lunghezza 10, VI e pendolo, 35 metri: salire una parete gialla, poi traversare a sinistra fino a raggiungere dei chiodi che portano verso il tetto (cordoni visibili). Poco sotto il tetto rinviare le corde nella maglia rapida presente e farsi calare oltre lo spigolo, dove occorre andare verso un terrazzino a sinistra, sosta su 2 chiodi (presenti chiodi per rinviare la corda). Invece di scendere con il pendolo, è possibile salire verso i cordoni penzolanti sopra il tetto e seguire la variante Balasso superiore, che arriva direttamente alla sosta di L11 (A0 o difficoltà sostenute), soluzione non verificata, ma probabilmente preferibile.
  • Lunghezza 11, V+, 40 metri: traversare a sinistra su esile cengia erbosa, fino a trovare un chiodo sotto una parete erbosa evidentemente meno difficile. Salire direttamente, cercando di individuare alcuni chiodi presenti, e puntare poi ad un albero più in alto verso destra, sotto la parete gialla. Per gradoni erbosi si arriva alla destra dell'albero e si prosegue su muretti fino ad arrivare ad un pulpito, dove si trova la sosta su fittone. Tiro molto impegnativo, per la presenza di erba e la necessità di fare alcuni passaggi su erba-terra.
  • Lunghezza 12, passo di VI, poi IV, 40 metri: salire la paretina sopra la sosta stando a destra, sfruttando una lama. Ora salire verso destra (chiodo) e arrivare ad una zona erbosa con albero con cordone.
  • Lunghezza 13, qualche passo di III, 40 metri: salire su tratto erboso, cercando i segni di passaggio, prima dritto e poi in obliquo verso destra (clessidra con cordone). Si sale un breve tratto roccioso e si traversa verso destra, ad un albero con cordone. Attenzione al terreno delicato.
  • Lunghezza 14, II, III e gradoni, 55 metri: salire verso destra ad un grosso pino mugo, passare alla sua sinistra e continuare per vago canale erboso, facendo sosta verso la fine del canale (spuntone).
  • Lunghezza 15, II, III, 50 metri: traversare a sinistra su cengia erbosa, fino ad arrivare ad una cresta rocciosa (fittone alla base). Seguire la facile cresta fino ad una anticima, poi proseguire sulla cima (masso squadrato visibile), dove si sosta su spuntone.
  • Note: via dal carattere molto alpinistico, con alcune lunghezze piscologiche a causa del terreno poco proteggibile e con presenza di vegetazione. Nel complesso impegnativa. Probabilmente è consigliabile seguire sia la variante bassa che quella alta dei fratelli Balasso, per evitare le lunghezze molto erbose.
  • Aggiornamento: relazione a cura di Walter Pres Polidori, ripetizione del 17 giugno 2023 con Battista Casiraghi.
  • Disclaimer
    L'alpinismo su roccia e ghiaccio è un'attività potenzialmente pericolosa se non praticata con adeguata prudenza e cognizione di causa.
    Le vie descritte in queste relazioni sono state da noi percorse e descritte "di prima mano" con la maggior precisione possibile, ma questo non può in alcun modo sostituire la vostra valutazione e responsabilità personale.
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