Prima Torre del Sella (m.2533) - via Fiechtl–Katzer o fessura di sinistra
Dettagli
- Accesso stradale: arrivare al Passo Sella (Dolomiti), raggiungibile dalla Val di Fassa, dalla Val Gardena, dal Passo Gardena (provenendo dalla Val Badia) o dal Passo Pordoi (provenendo dall’agordino). Parcheggiare poco sotto il passo, versante Val di Fassa.
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Avvicinamento:
poco sotto il passo, versante Val di Fassa, si trova la fermata dell’autobus. Da lì parte un sentiero che sale verso le Torri del Sella e il Piz Ciavazes. Seguirlo, scegliendo poi il sentiero che sale più in alto, piega verso destra e, in piano, passa sotto la I Torre del Sella. Dopo lo Spigolo Sud (quello di sinistra, dove sale la via Steger), si trova la parete Ovest. Questa parete è chiusa a destra da una torre minore, che forma un grosso camino con la parete principale. La via Fiechtl-Katzer sale in quel grosso camino. Individuare una rampa erbosa che sale da destra verso sinistra, e poi una rampa con roccette, facili ma detritiche, che va da sinistra verso destra, prima in salita e poi in piano, fino ad arrivare alla base delle prime difficoltà. Si sosta su un vecchio fix arancione. Conviene imbragarsi e preparare il materiale già dal sentiero, più comodo. (0h30)
In alternativa, si può arrivare in questo punto anche salendo, direttamente dal sentiero, la paretina molto più a destra dell’inizio della rampa, e il successivo tratto detritico, evitando così la rampa e aggiungendo una lunghezza alla via (soluzione non verificata). - Attacco: all’attacco si trova solo un vecchio fix arancione, sotto una rampa rocciosa.
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Discesa:
dall’ultima sosta seguire una evidente traccia che scende ad un colletto e sale alla II Torre (è quella che ci si trova davanti, uscendo dalla via), dove è visibile un grosso ometto.
Continuare su traccia, a tratti esposta, che traversa alla base della II Torre. Quando si trova una marcata traccia che scende, seguirla con attenzione, con qualche passo di arrampicata in discesa di II grado.
È facile perdere la via, ma ci si accorge velocemente di avere sbagliato, perché in quel caso non si trovano grandi tracce di passaggio né rocce “unte” dal passaggio.
In loco si trovano diversi fittoni per eventuali calate, nel caso non si voglia scendere in arrampicata (attenzione, si tratta di singoli fittoni!). Si raggiunge quindi una traccia molto più marcata e larga, visibile anche dall’alto, utilizzata anche da chi scende dalla Cengia dei Camosci al Piz Ciavazes (la parete a sinistra, faccia a valle). Arrivati ad un ometto molto grosso, su un pulpito, proseguire con la traccia di destra (faccia a valle). Con altri passaggi facili e tracce si arriva ad una sosta con catena e moschettone inox, per la calata.
Con una doppia di circa 40 metri (necessarie due mezze corde) si arriva alla base della parete. Da qui, faccia a valle, seguire il sentierino verso destra, che riporta a quello usato per l’avvicinamento, e quindi alla strada. (1h00) - Difficoltà: VI- (vedi note). Proteggibilità: R3.
- Sviluppo: circa 130 metri.
- Attrezzatura: serie di friend fino al 4 BD, martello e chiodi non indispensabili ma potrebbero tornare utili per emergenze e/o per ribattere chiodi malsicuri. Soste attrezzate con fix, chiodi, anelli cementati e chiodi cementati (vedere la relazione). Nei tiri presenti chiodi, spesso distanziati, e qualche cordone.
- Esposizione: ovest.
- Tipo di roccia: dolomia di buona qualità.
- Periodo consigliato: estate, autunno.
- Tempo salita: 2h00/3h00.
- Primi salitori: Hans Fiechtl e O. Katzer, 1924.
- Relazione
- Lunghezza 1, III, 20 metri: salire la prima paretina abbattuta sopra la sosta, uscendo a destra al suo termine, su una cengia, dove si trova una sosta con due fix. Difficoltà nel proteggersi.
- Lunghezza 2, V+, passi di VI-, 40 metri: attraversare la cengia verso destra, per raggiungere la parete (chiodo). Salire una placca fino a raggiungere una larga fessura, che diventa man mano più difficile. Quando si allarga e diventa più liscia, conviene salire un breve tratto sulla parete alla sua destra (delicato), per poi rientrare. Si raggiunge una sosta a chiodi che conviene superare, per continuare nella fessura di sinistra, quella più larga. Qui si trovano due chiodi nel tratto più difficile. La difficoltà poi diminuisce, fino a raggiungere un canale all'interno del grande caminone che si vede già dal basso. Sosta al termine del breve canale, su due chiodi con cordone e maglia rapida.
- Lunghezza 3, V-, 20 metri: salire il grande diedro che si trova sopra la sosta, molto liscio e poco proteggibile, in spaccata e poi sulla parete di sinistra, fino ad una clessidra con cordoni. Salire ora in un canalino alla sua sinistra, fino ad un grosso masso incastrato con cordone, dove fare sosta (stretto e angusto). Se possibile, sarebbe bene aggiungere un cordone proprio. Qui noi non ci siamo fermati, e abbiamo proseguito sul tiro successivo, unendo L3 e L4 (ma attenzione agli attriti della corda!).
- Lunghezza 4, V+, 25 metri: passare sotto il grande masso incastrato, e sotto il masso successivo, sbucando sul versante opposto della parete. Ora salire sul secondo masso incastrato appena superato, e da lì proseguire verso l'alto, nel camino. Indicazioni con faccia verso l'esterno del camino: - salire verso l'esterno, dove si vedono un paio di chiodi nella parete di sinistra. Si sale in spaccata e poi con tecnica camino schiena-piedi, fino ad arrivare ad un buon appoggio sulla parete di destra. Salire ora sulla parete di sinistra, in questo punto più facile, raggiungendo delle paretine e un diedrino liscio in alto a sinistra (qualche chiodo, utili cordini per rinviarli, perché non moschettonabili). Dopo il diedrino si raggiunge un pulpito a sinistra, dove si sosta su grosso anello cementato. Diversi chiodi, presenti alcuni residui di chiodi spezzati.
- Lunghezza 5, III+, 25 metri: salire sopra la sosta e poi verso destra. Salire ancora, leggermente a sinistra, cercando i punti più facili, fino al termine delle difficoltà, su cengia. Individuare un chiodo cementato a destra, dove fare sosta. Da qui, se si vuole salire alla vicina vetta, seguire una traccia che sale un dosso erboso-ghiaioso.
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Note:
via per nulla scontata, di stampo prettamente classico dolomitico. Le relazioni disponibili indicano difficoltà decisamente basse, mediamente max. V-. Sarà per il tipo di arrampicata a cui non sono abituato ma, secondo me, le difficoltà sono maggiori, come indicato in questa relazione.
È sicuramente una via di soddisfazione, ma con lunghezze chiuse ed un po' anguste.
La fessura del II tiro potrebbe anche essere valutata di VI, ma non vorrei stravolgere la storia dell’alpinismo, che vede la Solleder-Lettenbauer al Civetta, del 1925, come prima salita di VI grado.
Nota della redazione: cogliamo l'occasione per ricordare SARA, allieva del nostro corso di alpinismo, scomparsa sul Monte Bianco nel settembre 2024. - Aggiornamento: relazione a cura di Walter Pres Polidori, da una salita del 30 giugno 2024 con Sara Stefanelli e Matteo Maino, durante una uscita del corso A2-2024 della Scuola Guido della Torre.
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Disclaimer
L'alpinismo su roccia e ghiaccio è un'attività potenzialmente pericolosa se non praticata con adeguata prudenza e cognizione di causa.
Le vie descritte in queste relazioni sono state da noi percorse e descritte "di prima mano" con la maggior precisione possibile, ma questo non può in alcun modo sostituire la vostra valutazione e responsabilità personale.