Spalti di Pratovecchio, Tof Malignos (m.1320) - via Spirito Baldense
Dettagli
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Accesso stradale:
sull’autostrada del Brennero, uscire al casello di Ala-Avio e prendere la via Valle dei Molini, che sale verso San Valentino e il Monte Baldo. Dopo circa 14 Km dal casello, prima in piano e poi per strada in salita a tornanti, si trova una palina a destra con cartelli in legno, che indica per Piagù. Parcheggiare subito dopo, a sinistra, in corrispondenza di un grande slargo.
Di seguito il link con le coordinate del parcheggio: https://maps.app.goo.gl/uP29DASE38cQTfH36 - Avvicinamento: prendere la strada forestale per Piagù e poco dopo lasciarla, seguendo il sentiero a sinistra che arriva più direttamente (indicazione). Arrivati alla Contrada Piagù, si sale verso destra, fino ad individuare una condotta dell’acqua orizzontale. Si vedono dei cartelli che indicano a sinistra per il sentiero 683, Bocca D’ardole, Malga Susine, Polsa di Brentonico. Seguire il sentiero, fino ad un tratto dove piega a destra (albero con freccia in legno indicatrice). Qui abbandonare il sentiero e procedere per tracce (qualche raro ometto), salendo poco e muovendosi in orizzontale verso la direzione della base della parete. Arrivati sotto di essa, si sale un breve tratto ripido su erba e roccette, raggiungendo una cengia. (0h50)
- Attacco: seguire brevemente la cengia verso sinistra, fino ad un fix con cordone e scritta sbiadita col nome della via.
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Discesa:
due possibilità
- A piedi, soluzione da noi non verificata, per la presenza di neve. Descrizione presa da: https://www.nikobeta.net/climbing/sport-climbing/via-spirito-baldense/ Non salire l’invitante placca ma traversare a sinistra per terreno esposto, poi scendere pochi metri fino a guadagnare l’impluvio boschivo. Salire senza percorso obbligato fino ad un bel pianoro sommitale. Stare ancora alti e traversare a destra, viso monte, per leggera traccia tra fogliame nel bosco (! esposta e malsicura) fino a pervenire in una spianata alla sommità di alcuni canali. Prendere quello a N che è il più ampio ed evidente e che su terreno viscido e pieno di fogliame permette di abbassarsi velocemente (passi di II). Giunti nei pressi del canalone ghiaioso lo si scende brevemente fino a ritrovare la traccia di sentiero dell’andata (lasciato ometto sulla sinistra alla base di una pianta).
- In doppia sulla via (soluzione utilizzata da noi):
- doppia 1 da S6 a S5;
- doppia 2 da S5 a S4 (attenzione! Un po' spostata a destra, viso a monte);
- doppia 3 da S4 a S1;
- doppia 4 da S1 fino al bosco sotto alla cengia.
- Difficoltà: 6b/6b+ (6a+ e A0). Proteggibilità: S2, su alcune lunghezze possibilità di aggiungere dei friend.
- Sviluppo: circa 165 metri.
- Attrezzatura: soste attrezzate con due fix. Lungo i tiri fix e un paio di chiodi. Può tornare utile una serie di friend, se ci si vuole proteggere di più, ma soprattutto un friend n°6 BD (per la lunghezza 3) e un friend n°5 BD (per la lunghezza 5) aiutano a ridurre la distanza tra le protezioni.
- Esposizione: sud-est.
- Tipo di roccia: calcare, dolomia, mediamente ottima, tranne in L1 e L6, dove è più delicata (appigli/blocchi da verificare).
- Periodo consigliato: tutto l’anno, ma in estate è troppo caldo. Ideale d’inverno. Attenzione alle nevicate, nella nostra ripetizione siamo dovuti scendere in doppia, a causa del terreno insidioso.
- Tempo salita: 2h30/3h00.
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Primi salitori:
- Beppe Vidali, Diego Perotti, Sebastiano Munari, autunno 2014
- Beppe Vidali, Sergio Coltri, Giuliana Steccanella, 20/04/2015
- Riferimenti bibliografici: Coltri S., Steccanella G., Arrampicare in Val d'Adige, Edizioni ViviDolomiti.
- Relazione
- Lunghezza 1, 5c, 6a, 30 metri: salire lo speroncino a sinistra del fix di attacco (primo fix visibile). Raggiungere un albero con cordone e proseguire su erba-arbusti, fino ad una esile cengia erbosa, alla base di un bel muro compatto (chiodo poco visibile, e poi fix sul muro). Traversare a sinistra e salire il muro, con arrampicata su tacchette, fino alla sosta in corrispondenza di una piccola lista per i piedi.
- Lunghezza 2, 5c, 25 metri: traversare a sinistra a raggiungere un diedro-fessura. Salire fino ad un alberello che aiuta a proseguire. Continuare nella fessura ed arrivare alla sosta scomoda appesa, alla base di un diedro con grande lama-fessura.
- Lunghezza 3, 6b/6b+, 25 metri: salire la splendida lama, quasi sempre ottima per le mani. Attenzione però ad un blocco poco rassicurante, all'altezza del terzo fix. Spesso non ci sono buoni appoggi per i piedi, così che l'arrampicata risulta faticosa ma molto bella. L'ultimo tratto della lama è leggermente più facile. Si riesce a salire proteggendosi solo con i fix, ma in alcuni tratti, soprattutto verso la fine, la distanza tra di essi non è banale: un friend n°6 BD torna utile.
- Lunghezza 4, 6a, 30 metri: seguire la fessura-lama, ora più piccola e con appoggi migliori per i piedi. Quando diventa difficile, un fix indica di salire più a destra, dove si trova roccia con più appoggi, per poi tornare a sinistra alla sosta.
- Lunghezza 5, 6b, 30 metri: continuare a seguire la fessura-lama, ora di nuovo più larga, superando inizialmente un camino e muretto ostico, e poi continuando più facilmente (qui utile un friend n°5 BD) fino al termine della fessura, sotto un tetto, in corrispondenza di un albero con cordone. Traversare a sinistra su muro con piccole tacche (chiodo), alzarsi quindi ad un fix e poi traversare ancora a sinistra, raggiungendo una spaccatura, punto debole di uno strapiombo. Salire lì (attenzione alle lame da tirare), raggiungendo un terrazzino comodo, dove si sosta.
- Lunghezza 6, 5c, 25 metri: salire a destra della sosta, su roccia grigia bella, fino a raggiungere, leggermente a sinistra, un ultimo muretto inciso da una fessura. Salirla ed arrivare alla sosta finale. Attenzione, anche se la roccia è buona sondarla accuratamente: a noi è rimasto in mano un grosso masso.
- Note: via veramente bella. Per una serie di fattori (zona selvaggia, lunghezze esposte ed estetiche, chiodatura non ascellare), è di grande soddisfazione nonostante sia breve. Una perla della Val d’Adige secondo me, alpinistica nonostante i fix presenti.
- Aggiornamento: relazione a cura di Walter Pres Polidori, da una ripetizione del 21 febbraio 2026 con Alessandro Pelo Pelanda e la cordata Alessandro Ceriani-Alessandro Agresti.
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Disclaimer
L'alpinismo su roccia e ghiaccio è un'attività potenzialmente pericolosa se non praticata con adeguata prudenza e cognizione di causa.
Le vie descritte in queste relazioni sono state da noi percorse e descritte "di prima mano" con la maggior precisione possibile, ma questo non può in alcun modo sostituire la vostra valutazione e responsabilità personale.