Monte Bianco, Petit Capucin (m.3693) - via Gervasutti

Monte Bianco, Petit Capucin (m.3693) - via Gervasutti

Dettagli

  • Avvicinamento: dal rifugio Torino (vecchio) dirigersi in direzione dell'Aiguille du Midi seguendo la battutissima traccia. Da sotto il Roi du Siam risalire il canale a sinistra del Pic Adolphe Rey fino alla sella tra questa struttura e il Petit Capucin (Brèche du Pic Adolphe). Lungo questo canale (pendenza max 50°, roccia misto ghiaccio) troviamo due anelli di cordone su spuntune per eventuali calate di ripiego. (rif. Torino-Brèche: 1h30).
    Da quì è necessario portarsi nel canale che si trova oltre il colletto traversando su pendio ripidissimo. Abbiamo effettuato due tiri di traverso, utilizzando come sosta un cordone su spuntone predisposto al colletto e un chiodo trovato su un comodo terrazzino a circa metà dello sviluppo tra la Brèche e l'attacco della via (non sottovalutare).
  • Discesa: dalla sommità scendere arrampicando lungo la cresta Ovest in direzione del Gran Capucin per circa 40m. Qui sono presenti due chiodi con cordone per la prima calata. Onde evitare problemi di recupero della corda abbiamo allestito una nuova doppia più esposta su un terrazzino comodo dopo appena 5m di calata dalla prima sosta (consigliato). Da qui si susseguono doppie di 30-40 m ciascuna, tutte attrezzate con chiodi o su clessidre (verificare lo stato dei cordoni!) che portano nel culuoir tra Gran e Petit Capucin. Probabilmente è possibile evitare qualche sosta sfruttando meglio la lunghezza delle corde, tuttavia abbiamo preferito utilizzare tutte le soste di calata per minimizzare il rischio di incastro delle doppie. Attenzione all'ultima doppia che porta sulla crepaccia terminale: consigliamo di arrivare alla base della parete direttamente con i ramponi. Non sottovalutare il tempo per la discesa: 3h30.
  • Difficoltà: IV+; V+ il camino alla seconda lunghezza.
  • Sviluppo: 8 lunghezze per circa 250 metri di dislivello.
  • Attrezzatura: la prima parte della via è piuttosto obbligata (camino, spaccature), ci si può orientare seguendo la chiodatura anche se scarsa; mentre la seconda si presta maggiormente a varianti più o meno difficoltose del tracciato originale. Soste attrezzate con chiodi vecchi o da attrezzare completamente, in via pochi chiodi nei tratti difficili. Portare dadi, friend. Utili corde da 60 metri.
  • Esposizione: est.
  • Tipo di roccia: granito
  • Periodo consigliato: estate.
  • Tempo salita: 4h30/5h00.
  • Primi salitori: C.Arnoldi, G.Gervasutti, G. Gagliardone, 1946.
  • Riferimenti bibliografici:
    • Bassanini G., Monte Bianco - Le classiche, Collana "Le Guide di Alp - alpinismo", Vivalda Editori, 1998 - (schizzo discretamente dettagliato)
    • Buscaini Gino, Monte Bianco vol. I, CAI-TCI
  • Cartografia: Kompass, foglio 85 - Monte Bianco - scala 1:50.000
  • Relazione
  • Lunghezza 1, IV, 50 metri: salire per sfasciumi e spuntoni verso l'evidente spaccatura alla base dell'evidente camino sovrastante. Sosta su due chiodi.
  • Lunghezza 2, V+, 50 metri: risalire lungo il camino. Tiro faticoso, opposizioni difficili da trovare con uno zaino troppo ingombrante. A circa metà camino è presente un cordone (aspetto poco rassicurante!) che permette di proteggersi per superare un passaggio molto delicato costituito da un sasso incastrato che rende necessario uscire dal camino per essere superato. Sul tiro troviamo altri due chiodi ma è comunque necessario proteggersi ulteriormente in quanto è facile trovare appigli bagnati o coperti di neve. Sosta con chiodi su comodo terrazzino.
  • Lunghezza 3, IV+, 40 metri: salire leggermente a sinistra. Tiro da non sottovalutare su una serie caratteristica di canne d'organo, che a volte rendono difficile la protezione. Sosta su chiodi.
  • Lunghezza 4, IV, 40 metri: risalire le lame verticali, tiro simile al precedente. Particolare lama staccata dalla parete che sembra essere sospesa su se stessa. Sosta su chiodi.
  • Lunghezza 5, IV, 50 metri: prosecuzione del tiro precedente, molto lungo. Siamo stati costretti a sostare su uno spuntone perchè non riuscivamo ad arrivare ai chiodi di sosta posti qualche metro poco su di noi.
  • Lunghezza 6, IV, 40 metri: risalire in verticale cercando le debolezze della parete. Sostiamo su spuntone.
  • Lunghezza 7, IV+, 50 metri: risalire la lama verticale posta a sinistra della sosta. Tiro faticoso. Probabilmente poco più in alto rispetto a dove ci trovavamo era presente un terrazzino con sosta. Riteniamo qui di aver seguito una variante (due chiodi vecchi) che portava ugualmente al tiro terminale.
  • Lunghezza 8, III, 50 metri: superato un muretto iniziale le difficoltà decrescono fino alla cima, dove finalmente io e l'amico Mario ci stringiamo la mano. Davanti a noi il Gran Capucin incute reverenziale timore...
  • Note:
    • abbiamo attaccato la via alle ore 13:00 circa e dopo le calate siamo arrivati alla base del Grand Capucin che già avevamo poca visibilità. Il rientro alla tenda (posizionata fuori dal rifugio Torino) è avvenuto (come del resto avevamo previsto) alla sola luce delle stelle (stupendo!). Consigliamo pertanto di prendere dei riferimenti per orientarsi nel buio!
    • ripetendo la via nel pomeriggio abbiamo trovato molti tiri bagnati dalla neve che si scioglieva nonostante la via fosse completamente in ombra. Disagi sul granito bagnato...
    • sulla guida di Bassanini, in copertina, è presente un'immagine che viene attribuita ad una lunghezza della via qui descritta: sarà che forse abbiamo seguito delle varianti, ma non abbiamo assolutamente incontrato un tiro con quella conformazione!!!
  • Aggiornamento: relazione a cura di Mauro Luinetti, da una ripetizione con Mario Colombo, agosto 2007.
  • Disclaimer
    L'alpinismo su roccia e ghiaccio è un'attività potenzialmente pericolosa se non praticata con adeguata prudenza e cognizione di causa.
    Le vie descritte in queste relazioni sono state da noi percorse e descritte "di prima mano" con la maggior precisione possibile, ma questo non può in alcun modo sostituire la vostra valutazione e responsabilità personale.