Alpi Retiche, Masino-Bregaglia, Pioda di Sciora (m.3238) - spigolo Ovest, via Bramani
Dettagli
- Accesso stradale: da Bondo per strada sterrata fino al parcheggio in val Bondasca: la strada è a pedaggio, 12 franchi nell'estate 2003.
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Avvicinamento:
dal parcheggio si sale al rifugio Sciora per sentiero in circa 2h00.
Per raggiungere l'attacco varie relazioni consigliano di salire direttamente il pendio alle spalle del rifugio: il percorso è indicato da ometti ma poco agevole, con un continuo sù e giù tra massi. Più agevole, seppur più lungo, è seguire il sentiero per il passo di Cacciabella per 15/20 minuti, e piegare poi decisamente a destra verso la base della Pioda, con dei saliscendi per morene, ma percorso non troppo disagevole.
Si sale poi ad un colle un centinaio di metri sopra piede dello spigolo. Sul colletto vari ometti alti. Nevaio e poi roccette. In altre annate e prima in stagione l'accesso è difeso da un nevaio: potrebbero essere utile dei ramponi.
Dal colletto risalire per placche semplici per 50/60 metri fino ad un ripiano e una targa commemorativa posta leggermente a destra. (1h30) -
Discesa:
con una successione infinita di doppie, di varie lunghezze, quasi tutte su anelloni, alcune su maglie rapide. Una descrizione dettagliata è inutile, si presti comunque attenzione alla calate che attraversano il tetto, specialmente se si segue il percorso descritto (che aggira il tetto), e non se ne conosce esattamente la posizione: quelle del tetto in sè sono piuttosto corte. Si faccia pure attenzione ad alcune calate sbilenche nella parte bassa. Calcolare circa 18 doppie che richiedono 4 ore di tempo.
Nella parte bassa c'è anche un anellone che consente di evitare il tratto di roccette arrampicate in salita. La calata rimane a destra su placca. Poco sotto il colletto ci sono un paio di calate (cercare quella su spit) che consentono di scendere fino al nevaio.
E' anche possibile scendere per altra via (era il percorso abituale prima che fossero attrezzate le calate). Di questa discesa alleghiamo uno schizzo di Davide Rogora, che, insieme a Paolo Mainotti, saliva il giorno successivo alla nostra ripetizione, la medesima via. A loro detta la discesa è sicuramente meno noiosa delle calate, ma decisamente più alpinistica, impegnativa, e non priva di pericoli oggettivi, per cui ci sentiamo di consigliare la discesa a doppie. - Difficoltà: max V- (seguendo l'itinerario descritto).
- Sviluppo: 24 lunghezze per circa 700 metri di dislivello.
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Attrezzatura:
soste attrezzate (vengono usate per le calate). In via qualche spit. Consigliati dadi/friend e qualche chiodo: in certi tratti il percorso non è evidente.
In dipendenza della stagione possono essere utili i ramponi per raggiungere l'attacco. - Esposizione: ovest.
- Tipo di roccia: granito.
- Periodo consigliato: estate.
- Tempo salita: 7h00 (cordata da tre).
- Primi salitori: E. Bozzoli-Parasacchi, V. Bramani, 16 agosto 1935.
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Riferimenti bibliografici:
- Jürg von Känel, Plaisir Sud, Edition Filidor, 2000
- Fiorucci L., Miotti G., Dimensione quarto. Le più belle arrampicate delle Alpi Centrali, L'Arciere - Vivalda, 1994
- Cartografia: Kompass, foglio 92 - Chiavenna, Val Bregaglia - scala 1:50.000
- Relazione
- Lunghezza 1, IV: salire leggermente a sinistra della targa e piegare poi a destra: tiro breve, sosta su due spit. Difficoltà all'inizio, poi semplice (ma si può comunque partire in più punti).
- Lunghezza 2: per rocce semplici fino alla base di un camino-canale. Qui si può probabilmente arrivare direttamente con la prima lunghezza.
- Lunghezza 3, IV: risalire il diedro-camino fino ad una sosta (anello).
- Lunghezza 4, III+: un po' a destra, poi salire per placche ben lavorate fino alla cresta: sosta con anellone proprio sul filo dello spigolo. Fino a quì si rimane sul lato destro dello spigolo.
- Nota: il percorso delle prime lunghezze è stato dedotto durante le calate a corda doppia. Salendo abbiamo aggirato a sinistra il primo evidente spuntone, con soste su spuntoni e trovando anche un chiodo. Dalle descrizioni che avevamo non era evidente che si dovesse salire a destra del primo spuntone.
- Lunghezza 5, III: per cresta semplice, sosta ancora a destra del filo.
- Lunghezza 6, IV-: ancora per qualche metro a destra del filo di cresta, fino ad un chiodo. Da quì salire in placca a sinistra del filo, e proseguire in placca.
- Lunghezza 7, III, III+: tratto di rocce rotte, semplici, che ridiventa poi compatto, rimanendo comunque semplice. Tratto di circa 70 metri: con corde da 60 metri i secondi devono partire prima che il primo arrivi in sosta... Per evitarlo è sufficiente risalire all'inizio di una quindicina di metri, attrezzando un'ulteriore sosta.
- Lunghezza 8, V-: placca compatta, breve risalto, placca. Anello e spit.
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Lunghezza 9, V-:
placca compatta, ma appoggiata e percorsa da fratture superficiali, a sinistra vecchia sosta moschettonabile. Si è all'inizio di un diedro che si risale per 5/6 metri fino alla sosta. Un paio di chiodi.
Qui esistono due possibiltà:- con due lunghezze di corda superare direttamente l'evidente strapiombo. Possibiltà che abbiamo solo valutato nelle calate: sembra trattarsi di due tiri brevi. Il tiro del tetto, che attraversa prima da sx a dx sembra ben chiodato, mentre poco chiodato e' il tiro precedente, su placca compatta, ma che sembrerebbe ben fessurata a sx, almeno all'inizio;
- seguire la via dei primi salitori, che a grandi linee, traversa a destra, aggirando lungamente il tratto strapiombante. Nella nostra salita abbiamo seguito questa possibilità.
- Lunghezza 10: traversare a destra per qualche metro e salire poi fino ad una sosta. Circa 15/20 metri.
- Lunghezza 11, III/III+: tiro pressochè orizzontale verso destra, per cengette varie da raccordare. Trovato un chiodo di passaggio e due chiodi di sosta, che ci hanno confermato di essere sul percorso giusto. Circa 50 metri. Probabilmente il percorso originale traversa direttamente dalla base del diedro, senza salire.
- Lunghezza 12, III/III+: ancora per cengette, a tratti bagnate e sabbiose, alzandosi in alcuni tratti, arrivando fino a scendere nel canale (in realtà siamo rimasti troppo alti, e per scendere abbiamo fatto una calata di 4/5 metri su un chiodo, risalendo poi nel canale). Sosta da attrezzare.
- Lunghezza 13, II: risalire il canalone, stando sul suo bordo sinistro. Terra, sassi mobili, sosta da attrezzare.
- Lunghezza 14, III (passi): idem come sopra, più sassi, coperti da una fastidiosa sabbia.
- Lunghezza 15: appena possibile abbandonare il canalone, rientrando a sinistra: cengia, paretina e placca semplice e poi ancora placche. Sosta su una provvidenziale lama-spuntone in mezzo alla placca.
- con questa lunghezza si esce dallo sgradevole canalone, che presenta poche tracce di neve e scarica sassi in continuazione. Il percorso descritto dovrebbe essere abbastanza protetto, perchè si rimane sulle rocce rotte a sinistra, ma non si può mai dire: passare in fretta!
- Lunghezza 16, II/III: traversare a sinistra con una lunghezza semplice ritornando verso lo spigolo.
- Lunghezza 17, IV: con questa lunghezza si ritorna sullo "spigolo", ripendendo il percorso "attrezzato". In realtà lo spigolo è molto ampio, costituito da placche molto lavorate, un po' lichenose, discretamente proteggibili (presente anche qualche spit).
- Lunghezza 18, IV+: si prosegue su terreno abbastanza simile: placche lavorate, appoggiate, ogni tanto uno spit. Ci sarebbe un anello di dosta dopo 40 metri: saltato e proseguito fino alla sosta successiva.
- Lunghezza 19: dalla sosta, posta in mezzo alla placca, seguire una cengetta ascedente verso destra, poi dritti per spigoletto non semplice.
- Lunghezza 20, IV+/V-: per una specie di canalino verso destra, poi obliquare a sinistra su placche compatte e difficili, con qualche spit.
- Lunghezze 21, 22: per rocce semplici e rotte, fino ad uno spit con maglia rapida. Sostare. Proseguire poi per una specie diedro-canale con lame sulla sinistra. Seguono delle placche compatte e, piegando leggermente a sinistra, si arriva alla sosta.
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qui ci fermammo per vari motivi: il tempo sembrava incerto e, per di più il percorso in quel punto sembrava tutt'altro che chiaro: ci trovavamo poco sotto una fascia strapiombante, e le relazioni che avevamo erano poco chiare sul come proseguire. Fu così che decidemmo di scendere.
Due svizzeri che ci precedevano avevano invece traversato orizzontalmente a destra seguendo una cengia, ed imboccando poi un canale, probabilmente attrezzando una sosta. Da lì, con un altro tiro dovrebbero essere usciti in vetta. - Note: solo recentemente ho ripreso in mano questa relazione insieme ad alcune delle foto che avevo scattato all'epoca: non capisco dove avessimo visto il tempo incerto, considerando che ormai, arrivati al punto in cui eravamo, la discesa non avrebbe potuto comunque essere rapida...
- Aggiornamento: relazione a cura di Riccardo Girardi, 8 agosto 2003.
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Disclaimer
L'alpinismo su roccia e ghiaccio è un'attività potenzialmente pericolosa se non praticata con adeguata prudenza e cognizione di causa.
Le vie descritte in queste relazioni sono state da noi percorse e descritte "di prima mano" con la maggior precisione possibile, ma questo non può in alcun modo sostituire la vostra valutazione e responsabilità personale.