Cima di Cantone (m.3354) - Parete Nord

Cima di Cantone (m.3354) - Parete Nord

Dettagli

  • Attacco: dall'arrivo della funivia dell'Albigna (aperta da inizio giugno a fine settembre) salire al rifugio dell'Albigna ove è possibile pernottare (0h45). A giugno il rifugio è aperto solo nei fine settimana, ma dispone comunque di un locale invernale sempre aperto.
    Dal rifugio scendere per sentiero (cartelli di segnalazione) di qualche decina di metri fino ad una vecchia condotta dell'acqua, che va seguita su sentiero praticamente orizzontale fino ad entrare in un ampio vallone detritico, che conduce alla Vedretta di Cantone. Poichè questo tratto viene di solito percorso ancora al buio, alla luce delle lampade frontali, si suggerisce un sopralluogo il giorno prima, meglio se con un binocolo, per valutare l'apertura della crepaccia terminale.
    Una volta nel vallone detritico proseguire ancora in piano e risalire poi progressivamente verso sinistra sull'evidente morena (detriti, pietraia, manca un percorso segnato). Risalire lungo il filo della morena (ora su qualche traccia di sentiero) fino a che questa non spiana, perdendosi nel ghiacciaio: quì è opportuno calzare i ramponi, ed eventualmente legarsi in cordata. Traversare ora il ghiacciaio facendo un ampio semicerchio verso destra (viso a monte) che, con una serie di falsipiani e brevi strappi più ripidi, conduce alla base della parete nord, nei pressi della crepaccia terminale.
  • Discesa: dalla cima (un ammasso di sfasciumi), seguire la cresta che piega verso sinistra (rispetto all'ultimo tratto di cresta che ha condotto in vetta). Secondo le varie relazioni che abbiamo consultato, avremmo dovuto individuare un canalino più o meno nevoso che, scendendo sulla destra rispetto al senso di marcia, ci avrebbe ricondotto sul ghiacciaio, eventualmente anche con una corda doppia. In realtà quale sia questo canale non è affatto chiaro: dall'alto se ne vede più di uno, tutti abbastanza friabili e poco invitanti. Abbiamo così deciso di proseguire lungo la cresta fino a che questa non ha iniziato ad abbassarsi sul ghiacciaio. Dalla cresta siamo scesi arrampicando per uno sperone di solide rocce, attrezzando infine due corde doppie da 20/30 metri che ci hanno consentito di raggiungere il ghiacciaio.
    Questa soluzione ci è sembrata la più logica e semplice: consigliamo quindi di portare qualche cordino da abbandono e qualche chiodo da roccia, nel caso non fosse semplice individuare ancoraggi naturali (noi abbiamo usato uno spuntone e una clessidra formata da massi incastrati).
    Una volta sul ghiacciao si scende (in cordata!) rimanendo sulla destra (viso a valle, dx orografica), spostandosi a sx quando il pendio inizia a diventare più ripido, e tornando poi verso destra.
    Da qui, secondo le varie relazioni consultate, è possibile scendere direttamente verso il lago dell'Albigna. Noi abbiamo cercato di costeggiare la Punta dell'Albigna traversando pietraie e, dopo aver aggirato da valle anche un avancorpo della Punta dell'Albigna, abbiamo individuato un sentierino. Il sentiero rimane inizialmente in quota, ma scende poi quasi a livello del lago, le due soluzioni sono quindi probabilmente equivalenti, e la prima è forse più semplice. Quasi a livello del lago, si attraversa sulla dx un torrente su una passerella fatta con due grossi tronchi di legno accostati, e si imbocca poi un sentiero segnalato che risale al rifugio dell'Albigna (150 metri di dislivello) da cui infine a valle.

    Recenti ripetitori (luglio 2012) ci segnalano la possibilità di percorrere in discesa il canale sotto la vetta, scendendo per quindici metri in cresta verso la cima di Castello. E' poco invitante e detritico, ma con una semplice doppia (cordini già presenti in loco) da 25/30 metri si mette piede sul ghiacciaio.
    Ci segnalano inoltre la possibilità di effettuare l'attraversata completa della cresta della cima di Cantone (in direzione della cima di Castello), che risulta attrezzata con spit nei punti più critici (passaggi di III+) fino al passo di Cantone.
  • Difficoltà: AD+, inclinazione massima sui 55°.
  • Sviluppo: circa 300 metri di dislivello dalla crepaccia terminale alla vetta.
  • Attrezzatura: consigliata da piolet traction: due picozze. Ramponi, una o due mezze corde, viti da ghiaccio, qualche nut/friend per la lunghezza in goulotte, cordini da abbandono per le doppie e, prudenzialmente, qualche chiodo da roccia.
  • Esposizione: nord.
  • Periodo consigliato: fine della primavera: anche in un'annata molto nevosa come questa (2009), ad inizio di luglio la parete presentava zone di ghiaccio e una fascia rocciosa: probabilmente un mese prima (inizio giugno) la copertura sarebbe stata migliore e più uniforme.
  • Tempo salita: (vedi note)
    • rifugio - crepaccia terminale: 2h30
    • crepaccia terminale - vetta: 2h30
    • vetta - rifugio: 3h30
  • Primi salitori: C. Godet, H. Rutter, 1912.
  • Riferimenti bibliografici:
    • Miotti G., Gogna A., Dal Pizzo Badile al Bernina, Zanichelli
    • Vanis E., Gogna A., Cento pareti di ghiaccio nelle Alpi, Zanichelli
    • Reazione in rete su Gulliver.it

  • Cartografia:
    • Meridiani Motagne - Pizzo Badile - scala 1:40.000
    • Kompass, foglio 92 - Chiavenna, Val Bregaglia - scala 1:50.000
  • Relazione: nella nostra ripetizione la crepaccia terminale si superava agevolmente su un comodo ponte di neve.
    Poco sopra abbiamo preseguito dritti lungo un canale nevoso per una cinquantina di metri, fino alla base di una fascia di rocce, dove ci siamo legati in cordata. Attrezzata una sosta, abbiamo superato la fascia di rocce lungo una goulotte (roccia e ghiaccio) di una cinquantina di metri (un tiro di corda). Probabilmente prima in stagione la goulotte è innevata e non ghiacciata. Superata la crepaccia terminale sarebbe comunque stato possibile aggirare la fascia rocciosa con un lungo spostamento verso destra, rientrando poi più sopra a sinistra, sopra le rocce.
    Da qui abbiamo proseguito a tiri alterni, inizialmente su neve poi su ghiaccio mirando al punto più basso della parete. Sarebbe stato possibile seguire qualche costola maggiormente nevosa stando più a destra (la parte ghiacciata scende proprio dal punto più basso della parete) ma rimanendo sul ghiaccio abbiamo potuto attrezzare rapidamente delle soste (e usare un paio di chiodi in ogni tiro). Nell'ultimo tratto la parete si abbatte progressivamente, ritornando su neve, e dalla massima depressione si sale verso destra per semplice cresta per un centinaio di metri fino alla cima rocciosa.
  • Note: si consiglia di partire presto: la parte alta della parete prende sole già al mattino. Nella nostra ripetizione ci siamo alzati alle 3.00 (il rifugista ci aveva lasciato la colazione su un tavolo), siamo usciti dal rifugio alle 3.45, alle 8.45 eravamo in vetta e alle 12.35 al rifugio (ma avremmo potuto fare prima se avessimo avuto più chiaro il percorso della discesa).

    Bella salita molto varia: avvicinamento su sentiero, pietraia, ghiacciaio. Salita su neve, ghiaccio e in goulotte. Discesa per roccette, con corde doppie e sentiero. Molto consigliabile. Essendo domenica pensavamo che ci sarebbe stata altra gente, invece eravamo soli, e questo ci ha permesso di goderci maggiormente la salita.
  • Aggiornamento: relazione a cura di Riccardo Girardi, 4-5 luglio 2009.
  • Disclaimer
    L'alpinismo su roccia e ghiaccio è un'attività potenzialmente pericolosa se non praticata con adeguata prudenza e cognizione di causa.
    Le vie descritte in queste relazioni sono state da noi percorse e descritte "di prima mano" con la maggior precisione possibile, ma questo non può in alcun modo sostituire la vostra valutazione e responsabilità personale.