Punta Angela al Cengalo (m.3215) – Spigolo Sud-Sud-Ovest, via Vinci
Dettagli
- Accesso stradale: dalla strada statale che da Colico porta a Sondrio, superato il centro abitato di Morbegno, svoltare a sinistra all'altezza di un ponte in cemento a tre arcate e seguire le indicazioni per S. Martino in Val Masino. Giunti al centro del paese, in corrispondenza di un ponte e di un ampio parcheggio sulla sinistra, svoltare a sinistra e seguire le indicazioni per i Bagni di Masino, dopo alcuni tornanti ed un rettilineo alberato la strada termina poco prima dell'ingresso delle Terme. Lasciare la macchina nel piccolo parcheggio sulla sinistra oppure ai lati della strada (leggere bene i cartelli di divieto di sosta e rimozione forzata).
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Avvicinamento:
dal parcheggio proseguire lungo la strada che costeggia gli edifici dei Bagni fino ad una radura con paline indicative, seguire a destra l'indicazioni per il rifugio Gianetti e salire il sentiero nel bosco. Raggiungere l'Alpe Corte Vecchia e successivamente le Termopili, una caratteristica strettoia tra due grossi massi. Proseguire ancora nel bosco fino ad una grande cascata.
Oltrepassarla e raggiungere il grande altipiano detto il "Pianone". Superare un ponte e proseguire su un ripido sentiero rimontando sulla sinistra un costone roccioso. Proseguire ancora per il sentiero intervallato da alcune placche di roccia e raggiungere un grosso ometto di pietre con bandierine colorate. Proseguire ancora per dossi e pietraie fino al rifugio a quota 2534 metri. (3h00) - Attacco: dal rifugio imboccare il sentiero Roma per il rifugio Allievi, superare l'evidente ed isolato sperone della Punta Enrichetta caratterizzato da una grande placconata basale, salire ora per detriti e magri pascoli seguendo sporadici ometti di pietra in direzione dell'isolotto roccioso posto alla base della parete Sud Ovest del Cengalo. Superarlo sulla destra per un facile canalino (corda fissa in posto) e salire per pietraie o neve a seconda delle condizioni, fino alla base di un canalino con masso incastrato sulla sua sommità dove attacca la via. (1h00 dal rifugio, 4h00 dai Bagni di Masino)
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Discesa:
con sette (7) calate in corda doppia sulla via Carosello. La prima di 25 metri dallo spuntone posto sulla cengia dove termina la via, le altre pressochè verticali su soste attrezzate costituite da spit fix inox collegati da cordoni e maglie rapide che conducono alla base della parete Sud-Ovest. Seguendo poi a ritroso il percorso di avvicinamento si torna al rifugio Gianetti.
NB: Giunti in prossimità della grande cengia, non superatela ma fermatevi alla sosta attrezzata sopra il piccolo tetto aggettante, potendo ora usufruire di tutta la lunghezza delle corde calarsi nuovamente tendendo a destra (faccia a monte) in direzione di un ometto di pietre collocato al limite della cengia, facendo attenzione ai molti massi instabili, superare in sicurezza la cengia e puntare alla sosta inferiore costituita da un cordone bianco che collega uno fix inox e una piccola clessidra ricavata artificialmente in una sottile lama di roccia. - Difficoltà: TD (max VI+).
- Sviluppo: 400 metri.
- Attrezzatura: soste attrezzate a chiodi normali collegati da cordini, qualche sosta è da attrezzare su spuntoni, perciò risultano molto utili i cordoni di almeno 3,00 metri. La via è chiodata ma è indispensabile portare friend fino al n°3 B.D. Utili i moschettoni piccoli a ghiera da utilizzare per attrezzare le soste, poichè quasi la totalità dei chiodi infissi possiedono l'occhiello molto piccolo.
- Esposizione: sud.
- Tipo di roccia: granito.
- Periodo consigliato: estate.
- Tempo salita: 5h00/6h00.
- Primi salitori: E. Bernasconi, P. Riva e A. Vinci il 16 Ottobre 1939.
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Riferimenti bibliografici:
- Miotti G., Mottarella L., Sul granito della Valmasino - Ascensioni ed escursioni, Melograno Editore, aprile 1982.
- Sertori M., Lisignoli G., Solo Granito - Masino Bregaglia Disgrazia. Arrampicate classiche e moderne, Edizioni Versante Sud, luglio 2007
- Gaddi A., Masino Bregaglia - Regno del Granito, giugno 2007
- Miotti G., Gogna A., Dal Pizzo Badile al Bernina, Zanichelli Editore, ottobre 1986
- Cartografia: Kompass, Foglio 92 – Chiavenna, Val Bregaglia, scala 1:50.000
- Relazione
- Lunghezza 1, IV, 50 metri: dirigersi all'estremità destra del canale, salire facilmente per balze rocciose (chiodo), superare un piccolo risalto e portarsi sotto il grande masso incastrato, aggirarlo sulla sinistra per un'ampia fessura e sostare sulla cresta in una piccola forcella.
- Lunghezza 2, IV+, 40 metri: scalare una bella placca compatta leggermente concava, scendere qualche metro in un intaglio e sostare alla base di un piccolo muretto. Punto di fermata molto scomodo.
- Lunghezza 3, IV-, 20 metri: rimontare sulla sinistra il breve muretto fessurato e proseguire superando diversi pinnacoli e piccoli torrioni rimanendo preferibilmente sul lato ovest della cresta, raggiungere una piccola cengia e sostare su un caratteristico spuntone di roccia allungato alla base di un grosso masso triangolare. Sosta da attrezzare.
- Lunghezza 4, IV, 35 metri: aggirare sulla destra il masso triangolare, rimontare alcuni gradoni, superare un breve diedro con masso incastrato, proseguire poi sul filo di cresta e raggiungere una piccola cengia alla base di un liscio salto di roccia gialla chiamato Schiena di Mulo, dove iniziano le difficoltà.
- Lunghezza 5, VI+, V, 50 metri: lunghezza chiave della via. Salire la placca, delicata i primi metri, raggiungere la fessura con i bordi arrotondati e seguirla in verticale (chiodi), continuare per fessura aggirando sulla destra l'impennata monolitica, proseguire poi con meno difficoltà fino ad un piccolo pulpito (2 cunei di legno). Sostare su chiodo e spuntoni. Tiro lungo e faticoso, la fessura successiva al monolito è priva di chiodi, i cunei sono marci ed ovviamente inutilizzabili, ma è comunque ben proteggibile con friend medi.
- Lunghezza 6, IV+, 50 metri: traversare a sinistra in graduale ascesa, aggirare sulla destra una piccola fascia di roccia aggettante e proseguire fino alla base di un piccolo diedro (chiodi), scalarlo sulla parete destra, scendere a sinistra per qualche metro costeggiando la parete e sostare su una grande cengia, alla base di un diedro di roccia grigia noto come Diedro Nero.
- Lunghezza 7, V, VI, 40 metri: scalare il diedro, viscido nei primi metri, superare un breve tratto liscio ed uscire a destra superando atleticamente una serie di splendide lame verticali (molti chiodi), raggiungere la cresta e sostare comodamente su cengia.
- Lunghezza 8, III, 10 metri: percorrere facilmente la cresta e scendere in una piccola forcella, sostare alla base di un salto di roccia gialla inciso da una fessura sul lato orientale chiamato Salto Giallo.
- Lunghezza 9, V+, V, 25 metri: salire l'estetico spigolo, delicati i primi metri, tirando verso sinistra la fessura (chiodi), puntare ad un grosso fungo di roccia grigia, raggiungerlo e continuare con meno difficoltà fino alla sommità dello spigolo, proseguire sulla cresta ancora per qualche metro e sostare alla base di una parete a lame di roccia grigia.
- Lunghezza 10, IV+, 30 metri: dalla sosta traversare a sinistra per circa 3 metri e portarsi sulla parete, salire sulla sinistra la successione di lame e sostare alla base del tetto. Punto di fermata scomodo. Nessun chiodo lungo il tiro, buone possibilità di proteggersi con friend medio piccoli, attenzione a qualche lama sottile.
- Lunghezza 11, IV, III, 30 metri: aggirare sulla destra il tetto a grosse lame (chiodo) e proseguire facilmente per lame e fessure. Sosta su piccola cengia.
- Lunghezza 12, III, 20 metri: breve ed ultima lunghezza: salire una serie di facili placche fessurate e raggiungere una comoda cengia dove termina la via. Sosta sullo spuntone attrezzato per la discesa in doppia.
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Note:
sulla via in molti punti sono ancora visibili i resti degli spit che nell'estate del 2003 alcuni scalatori elvetici avevano posizionato su alcune soste e nei punti più delicati dell'itinerario. Il lavoro di despittatura è stato portato a termine dopo poco tempo da alcune guide locali tra cui Jacopo Merizzi e Luca Maspes. Dopo aver percorso la via, approviamo l'azione delle guide della Val Masino, poichè al giorno d'oggi l'alpinista che ha intenzione di ripetere un'itinerario classico, in molti casi, deve fare i conti con l'uso smisurato di spit e fix. Coloro i quali utilizzano questi preparati inseguono l'obbiettivo di rendere le ascensioni più sicure e quindi alla portata di un maggior numero di persone, ma così facendo modificano inevitabilmente la linea originale di salita e di conseguenza la memoria storica dell'itinerario. Nel particolare la via Vinci considerata la chiodatura, la qualità della roccia e linea seguita era già da reputarsi sicura, pertanto non era necessario intervenire in tal senso.
Tra le vie più belle e frequentate del gruppo, roccia ottima, percorso logico ed elegante. Abbiamo effettuato la salita in giornata partendo alle prime ore del mattino dai Bagni di Masino.
Scalare lo Spigolo Vinci ci ha regalato emozioni indimenticabili.
Nota settembre 2018: un gentile ripetitore ci suggerisce una modifica alla suddivisione degli utlimi tiri: ...Il decimo tiro sulle lame "canterine" l'ho proseguito per altri 10-15m, rinviando la scomodissima sosta da voi indicata, aggirando il tetto e sostando su due ottimi chiodi (eventualmente rinforzabili con un friend) al termine delle difficoltà di IV. A questo punto restano solo 40 metri di III per arrivare allo spuntone di calata. Con questa soluzione si risparmia un tiro, si evita una sosta piuttosto scomoda e si omogeneizzano le difficoltà dei due tiri... - Aggiornamento: relazione a cura di Simone Rossin ed Emanuele Nugara, da un'ascensione effettuata il 4 luglio 2009.
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Disclaimer
L'alpinismo su roccia e ghiaccio è un'attività potenzialmente pericolosa se non praticata con adeguata prudenza e cognizione di causa.
Le vie descritte in queste relazioni sono state da noi percorse e descritte "di prima mano" con la maggior precisione possibile, ma questo non può in alcun modo sostituire la vostra valutazione e responsabilità personale.