Corno Rat (m.906) - via Dell'Oro

Corno Rat (m.906) - via Dell'Oro

Dettagli

  • Accesso stradale: da Valmadrera (Lecco) salire in auto fino alla frazione Belvedere (indicazioni per S.Tomaso). Parcheggio difficoltoso nei fine settimana (rispettare i divieti!).
  • Avvicinamento: salire per comoda strada prima e mulattiera poi alla chiesetta di San Tomaso, seguendo successivamente le indicazioni per la ferrata e il Corno Rat stesso. Arrivati all'attacco della ferrata, traversare orizzontalmente a destra (viso a monte) per poche decine di metri, salendo poi per tracce di sentiero e rampa obliqua che sale da destra a sinistra sopra il primo salto superato dalla ferrata. (0h50/1h00)
  • Attacco: in breve all'attacco delle vie: cartello con mappa degli itinerari e cartellino poco visibile che indica il punto di attacco.
  • Discesa: al termine della via mantenere casco e imbrago. Salire per facili roccette nel bosco, deviando leggermente verso sinistra, fino ad incrociare una traccia di sentiero, inizialmente poco marcata, che si segue in piano verso sinistra, arrivando così alla base dell'ultimo salto della ferrata (Via Ferrata Trentennale O.S.A.). Risalirlo, assicurandosi opportunamente. Seguire brevemente un sentiero, e poi tracce che scendono ripidamente nel bosco a sinistra, e si immettono poi su un sentiero più marcato (segnavia n° 8). Seguendolo, in meno di mezz'ora, si ritorna a San Tomaso, e da quì alla frazione Belvedere.
  • Difficoltà: max V e A0.
  • Sviluppo: 4/5 lunghezze, per circa 130 metri di sviluppo.
  • Attrezzatura: soste attrezzate con spit e catene. In via chiodatura poco omogenea: scarsa sulla prima lunghezza, nulla nella seconda, abbondante nella terza e sufficiente nella quarta. Consigliati friend (medio-grossi), dadi e cordini per clessidre ed alberelli.
  • Esposizione: sud-est.
  • Tipo di roccia: calcare.
  • Periodo consigliato: mezze stagioni.
  • Tempo salita: 2h30.
  • Primi salitori: Darvino Dell'Oro, Pierino Dell'Oro, 1940.
  • Riferimenti bibliografici:
    • Pesci E., Arrampicate sportive e moderne fra Lecco e Como, Edizioni Versante Sud, 2006
    • AAVV, Valmadrera - Escursioni e itinerari alpinistici, 1996
    • http://digilander.libero.it/greenrockac/climb/L051-RatDelloro.htm (descrizione dettagliata)
  • Cartografia:
    • TCI - Gruppo delle Grigne - scala 1:20.000
    • Multigraphic - Brianza, Prealpi Lombarde - scala 1:25.000
  • Relazione
  • Lunghezza 1, IV+/V-: salire l'evidente diedro, che nella prima parte è abbastanza verticale. Possibilità di proteggersi sfruttando inizialmente alcuni spit di una via che sale sul bordo sinistro del diedro, più sopra invece con friend medio-grossi nella fessura di fondo del diedro, fino ad arrivare ad un primo grosso chiodo con anello. Più sopra segue un secondo chiodo. Da tale chiodo stare un poco più a destra, salendo una bella placca di calcare gradinato e lavorato. Da ultimo, salire obliquamente a destra alla sosta ben visibile (spit e catena), sosta che si trova in corrispondenza di un albero.
  • Lunghezza 2, III: dalla sosta a sinistra per un diedro-canale, inizialmente facile, poi più verticale nel tratto in cui costeggia sulla destra una grossa radice. Più sopra si sale agevolmente, senza percorso obbligato, per saltini di bel calcare, a tratti disturbato dalla vegetazione, piegando progressivamente verso destra con percorso logico. Da ultimo ci si sposta orizzontalmente a destra di alcuni metri fino ad una comoda sosta in corrispondenza di alcuni alberi. Ignorare una sosta più bassa, a destra, in piena placca, e due soste più sopra, su una cengia, alla base di una placca verticale e compatta. La sosta da usare si riconosce anche perchè in alto a destra, ad una decina di metri dalla sosta, si vede un grosso chiodo con anello.
  • Lunghezza 3, IV+, V, A0 (VI): salire obliquamente a destra: inizialmente semplice, poi più delicato. Chiodo. Aggirare un breve strapiombino arrivando al chiodo che era visibile dalla sosta. Da quì salire in obliquo a destra seguendo un'evidente fessura: chiodo e scarsi appoggi per i piedi, passi parzialmente azzerabili. Si arriva così ad una nicchia, sotto uno strapiombino obliquo, da cui si riprende a salire in obliquo verso sinistra, sempre seguendo una fessura ben chiodata, con pochi appoggi per i piedi. Dopo pochi metri si arriva ad un tratto più semplice (chiodo), da cui, salendo su facili blocchi, si arriva alla sosta, posta alla base di un camino-fessura verticale. Da da quì è ben visibile il cavo della traversata in artificiale, che caratterizza l'ultima lunghezza.
  • Lunghezza 4, V- e A0: salire nel camino-fessura (chiodo) raggiungendo poi il cavo metallico. Seguirlo verso sinistra (a mo' di ferrata) fino alla base di un nuovo camino-fessura. Risalirlo con difficoltà (appiglio fuori dal camino a sinistra)(chiodo) superando poi un breve strapiombo (maniglione e blocco). Nei metri seguenti il camino diviene più semplice e porta in breve alla sosta su spit e catena.
  • Lunghezza 5, II: salire a sinistra, poi in verticale per facili roccette, con percorso non obbligato, fino a fermarsi poi a piacere sostando su alberi.
  • Note: bella via, in qualche tratto disturbata dalla vegetazione, con un singolare traverso attrezzato. In base alle relazioni indicate è anche possibile evitare l'uso del cavo, seguendo alcune delle varianti a spit presenti (difficoltà di 6b+).
  • Aggiornamento: relazione a cura di Riccardo Girardi, 21 ottobre 2007.
  • Disclaimer
    L'alpinismo su roccia e ghiaccio è un'attività potenzialmente pericolosa se non praticata con adeguata prudenza e cognizione di causa.
    Le vie descritte in queste relazioni sono state da noi percorse e descritte "di prima mano" con la maggior precisione possibile, ma questo non può in alcun modo sostituire la vostra valutazione e responsabilità personale.
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