Val Masino, Placche del Monte Piezza (m.1800) - via Ottobre Rosso
Dettagli
- Accesso stradale: dalla statale che da Colico porta a Sondrio, superato il centro abitato di Morbegno, svoltare a sx all'altezza di un ponte in cemento a tre arcate e seguire le indicazioni per S. Martino in Val Masino. Nell'abitato di Filorera, subito dopo la strettoia, quando la strada principale svolta a sx, proseguire dritto seguendo i cartelli che indicano Predarossa – Rif. Ponti. Seguire la strada fino a quando questa svolta a dx per passare sul lato opposto della valle. Parcheggiare a bordo strada prima della svolta.
- Avvicinamento: in corrispondenza del punto più basso del muretto che costeggia il lato opposto della strada parte un sentierino (ometto) che sale molto ripido nel bosco e che in circa 10 minuti porta sulla vecchia strada per la Predarossa, ora ostruita dalla frana di più di 30 anni fa. Seguirla per un tornante fino a che questa è nuovamente ostruita dalla frana. Risalire per 50-80 metri i sassoni seguendo i numerosi ometti e bolli blu, quindi deviare a sx (ometto) nel bosco e continuare per ottimo sentiero fino a dei paletti con filo spinato. Continuare dritti per qualche metro e quindi deviare a dx (ometto) per traccia più ripida fino ad incontrare una placca un po' esposta che si attraversa senza difficoltà arrivando poi contro la parete. Proseguire brevemente fino a che il sentiero scende qualche metro ad un terrazzane delimitato da un grosso sassone piatto. (0h45)
- Attacco: la via, la terza che si incontra costeggiando la struttura, attacca direttamente dal terrazzane (spit visibile sopra una cengetta all'altezza del sentiero prima della discesa) .
- Discesa: in doppia sulla via (soste con due spit e anello di calata) oppure con una doppia da 60 metri si raggiunge l'ultima sosta della via I punti di Berti e per questa si prosegue la discesa in corda doppia.
- Difficoltà: 6a+ e A0 (6c+/7a).
- Sviluppo: 7 lunghezze per circa 250 metri.
- Attrezzatura: 2 corde da 60 metri, friend fino al 2.
- Esposizione: sud.
- Tipo di roccia: granito.
- Periodo consigliato: primavera, estate (caldo), autunno.
- Tempo salita: 3h00.
- Primi salitori: M. Cisana, L. Natali, P. Scotti, 2006.
- Riferimenti bibliografici: Gaddi A., Masino Bregaglia - Regno del Granito – Volume II
- Cartografia: Kompass, foglio 92 – Chiavenna, Val Bregaglia – scala 1:50.000
- Relazione
- Lunghezza 1, V+, 25 metri: rimontare sulla cengetta quindi, con un passo delicato in placca, raggiungere una zona più facile e fessurata che conduce alla sosta verso sx.
- Lunghezza 2, V+, 35 metri: traversare orizzontalmente in placca qualche metro, poi in verticale entrare e risalire il diedrino successivo fino ad una cengia erbosa. Attraversarla brevemente e risalire un muretto tecnico fino alla sosta.
- Lunghezza 3, IV+, 45 metri: attraversare una zona erbosa quasi pianeggiante, quindi risalire il diedro sulla dx con facile ed entusiasmante dulfer ed uscire in placca puntando alla sosta sulla placca superiore a dx sopra alcuni alberelli.
- Lunghezza 4, 6a+ e A0 (6c+/7a), 50 metri: salire la bella placca a tacche sopra la sosta fino ad una fessura che si segue obliquando a sx fino ad uno strapiombino che si supera faticosamente. Puntare al successivo strapiombo che si contorna a dx su roccia rossiccia e con passi difficili (6c+/7a intenso, informazione gentilmente fornita da Glauco Cugini che ha salito il tiro in libera) e delicati fino a raggiungere, sempre con difficoltà costanti di 6a/6a+, il terrazzo di sosta.
- Lunghezza 5, 6a+, 40 metri: salire verticalmente la placca e contornare lo spigolo a sx. Raggiungere la bella fessura e risalirla con splendida dulfer e difficoltà abbastanza costanti di 6a/6a+ fino alla sosta.
- Lunghezza 6, 6a, 40 metri: attraversare la facile placca fino a raggiungere la successiva che si sale verticalmente con qualche passo iniziale delicato e poi più facilmente fino alla sosta.
- Lunghezza 7, V+, 40 metri: per rocce rotte e qualche lama raggiungere la sommità della struttura dove si sosta.
- Note: bella via, in luogo abbastanza appartato, interessante e impegnativa soprattutto nel suo tiro chiave. La chiodatura è sempre sicura, ravvicinata nei tratti più impegnativi e più distanziata dove è meno difficile in modo da obbligare i vari passaggi.
- Aggiornamento: relazione a cura di Alessio Guzzetti, da una ripetizione del 7 dicembre 2015 con Massimo Bertoldo e Francesca Castelli.
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Disclaimer
L'alpinismo su roccia e ghiaccio è un'attività potenzialmente pericolosa se non praticata con adeguata prudenza e cognizione di causa.
Le vie descritte in queste relazioni sono state da noi percorse e descritte "di prima mano" con la maggior precisione possibile, ma questo non può in alcun modo sostituire la vostra valutazione e responsabilità personale.