Pilastri del Moregallo, Pilastro Gabriele Comi (m.850) - via Bibì Bibò e Capitan Cocoricò

Pilastri del Moregallo, Pilastro Gabriele Comi (m.850) - via Bibì Bibò e Capitan Cocoricò

Dettagli

  • Accesso stradale: entrare in Valmadrera (Lecco) e da lì seguire la strada con indicazioni per San Tomaso. Parcheggiare la macchina al termine della strada, solitamente occorre parcheggiare almeno un tornante più sotto, facendo attenzione ai divieti di sosta.
  • Avvicinamento: seguire la strada cementata che sale verso S.Tomaso. Quando si arriva ad una cappelletta, non andare a sx per S.Tomaso ma proseguire dritto per Sambrosera (palina con indicazioni).
    Si segue il sentiero fino ad arrivare alla Sorgente di Sambrosera (fonte con panchine e tavolo, circa 0h30). Da qui individuare il cartello per il Canale Belasa e seguirlo. Il canale è facile, nel bosco, con qualche tratto attrezzato con catena e saltini da arrampicare (II). Non percorrere tutto il canale, ma arrivare ad un ampio slargo sotto i pilastri, che si trovano a sx della continuazione del canale. (1h00)
  • Attacco: subito a sx del canale che divide il pilastro Comi con il Grissino alla base di una placchetta sulla verticale di uno strapiombino inciso da una fessurina verticale.
  • Discesa: avviene nel canale a dx dei pilastri (guardandoli di fronte). Indicazioni nel senso di marcia:
    • dal colletto che si raggiunge con il tiro n°6 scendere a dx per circa 15 metri su prato ripido e arrivare ad una pianta con funi metalliche e maillon per la calata in doppia. Trovando parecchia neve, noi siamo scesi a questa pianta con una prima doppia da alberello dal colletto (lasciato un cordone di calata);
    • segue doppia fino ad un canale appoggiato. E' possibile scendere direttamente con la prima doppia fino a qui, grazie al lungo cordone di calata lasciato al punto precedente;
    • scendere il canale a piedi (in alternativa doppia da albero) fino ad un'altra pianta con funi metalliche e maillon di calata, sulla sx orografica;
    • altra doppia che porta alla base dei pilastri (eventualmente è presente sulla sx orografica un'altra pianta attrezzata per una calata intermedia);
    • ora è possibile tornare indietro dal sentiero di avvicinamento, oppure salire per il canale Belasa fino al suo termine e arrivare in cima al Moregallo per uno dei sentieri disponibili (consigliato se si ha tempo, per il magnifico panorama) e poi scendere per sentiero (documentarsi in merito).
  • Difficoltà: VI e A0.
  • Sviluppo: 150 metri + 40 metri per raggiungere la calata.
  • Attrezzatura: via protetta con chiodi normali. Alle soste due spit oppure uno spit ed un chiodo. Portare serie di friend fino al n° 3 Camelot, nut, qualche chiodo e martello.
  • Esposizione: sud-est.
  • Tipo di roccia: calcare, quasi sempre di ottima qualità e ben lavorato, con poche zone friabili. Un po' disturbato dalla vegetazione e dall'erba.
  • Periodo consigliato: primavera, autunno ed inverno (se giornate soleggiate e poco ventose). Troppo caldo in estate.
  • Tempo salita: 3h00.
  • Primi salitori: Gabriele Crippa, Roberto Mandelli, Gian Maria Mandelli, 2002.
  • Riferimenti bibliografici: Scuola Intersezionale di Alpinismo Attilio e Piero Piacco, CAI, Sezioni di Valmadrera e Oggiono, L'ISOLA SENZA NOME, storie di uomini e montagne dal Moregallo ai Corni di Canzo fino al Cornizzolo, Cattaneo Paolo Grafiche s.r.l., Oggiono (LC), 2005 (ormai introvabile).
  • Relazione
  • Lunghezza 1, V+, 40 metri, 4 chiodi: salire una breve placca e portarsi alla base dello strapiombino fessurato (chiodo), superarlo grazie alla fessurina verticale che lo incide al centro e proseguire su una serie di placchette erbose poco proteggibili. Un passaggio delicato protetto bene da un chiodo porta ad un diedrino verticale ed erboso, uscire a dx (chiodo) e portarsi sullo spigolo del pilastro.
  • Lunghezza 2, VI, 30 metri, qualche chiodo: salire direttamente sopra la sosta per muretto e poi leggermente a sx. Si deve puntare allo strapiombino a sx, dove si vede un chiodo più in alto. Superato lo strapiombino, si continua per roccia più articolata ed una cengia che porta ad un bel diedro da salire direttamente fino alla sosta su chiodo e spit.
  • Lunghezza 3, A0, VI, V, 25 metri, chiodi ed un nut incastrato: in artificiale per la fessurina verticale e lo strapiombo successivo. Dopo il nut incastrato uscire a sx abbracciando un solido pilastrino e proseguire per un breve diedro erboso da proteggere fino in sosta.
  • Lunghezza 4, VI, 30 metri, qualche chiodo: salire per placchetta verso il diedro sopra la sosta, chiodo visibile nel diedro. Si scala il bel diedro ed infine si esce su roccia più ammanigliata e si arriva ad una comoda cengetta dove si sosta su albero.
  • Lunghezza 5, III+, 30 metri, un chiodo: proseguire sullo spigolo del pilastro fino in vetta, sosta da attrezzare su spuntone.
  • Lunghezza 6, un passo di IV+, 40 metri: tiro di collegamento per arrivare alle calate: proseguire sulla dx (faccia in direzione della salita) su terreno facile ma erboso, arrivati ad uno spuntone roccioso scendere alla sua sx ed arrivare ad un altro tozzo spuntone roccioso da salire verso un albero. Qui salire un muretto di 3 metri (spit). Si continua su erba e si arriva all'uscita della via Il Grissino. Da qui procedere con cautela verso un canalino erboso a dx, da risalire per poi uscire a sx sulla sommità del dosso erboso. Scendere brevemente a sx ad un colletto fino ad un ramo con cordini.
  • Note: salita alpinistica, con roccia mediamente buona, ma da sondare, perchè la via è poco ripetuta. Martello e chiodi non indispensabili ma molto utili, soprattutto per ribattere eventuali chiodi insicuri. Interessante abbinare due vie dei pilastri.
    La zona è molto appartata e selvaggia, merita una visita, ma solo per gli appassionati del genere...
  • Aggiornamento: relazione a cura di Walter The Pres Polidori e Simone Paglia Rossin, da un'ascensione effettuata il 10 marzo 2013 in abbinamento alla via Lo spirito del Barba sulla Torre Piero Piacco.
  • Disclaimer
    L'alpinismo su roccia e ghiaccio è un'attività potenzialmente pericolosa se non praticata con adeguata prudenza e cognizione di causa.
    Le vie descritte in queste relazioni sono state da noi percorse e descritte "di prima mano" con la maggior precisione possibile, ma questo non può in alcun modo sostituire la vostra valutazione e responsabilità personale.
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