Valle del Sarca, Cima alle Coste, Scudo - via Zilynder Weg

Valle del Sarca, Cima alle Coste, Scudo - via Zilynder Weg

Dettagli

  • Accesso stradale: autostrada MI-VE, a VR prendere per il Brennero e poi uscire a Rovereto sud. Proseguire per Mori-Arco di Trento. Sulla statale Arco-Trento, superato il paese di Dro, individuare a sx un cartello per "Lago Bagattoli". Seguire l'indicazione e parcheggiare in corrispondenza di un grande curvone, vicino ad un idrante, fuori dal parcheggio privato del laghetto.
  • Avvicinamento: seguire la strada forestale che va verso sx . Continuare lungamente mantenendo questa direzione, passando visivamente "sotto" la parete di Cima alle Coste. Evitare un primo sentiero che va a dx verso l'avancorpo di Cima alle Coste, fino a trovare una evidente traccia a dx che va verso la parete. Seguire il sentiero, che arriva fino alla parte sx dello zoccolo della parete. Si trova un ometto nel punto in cui occorre traversare verso lo zoccolo roccioso (è uno scivolo roccioso con cengette).
    Seguire le evidenti tracce che traversano per cengette lo scivolo fino ad una zona con detriti (ancora tracce e ometti). Si segue infine una traccia che porta alla parete circa 100 metri prima del grande diedro di dx. Tempo circa 0h45.
  • Attacco: in corrispondenza di una grossa scritta che riporta "ZW", pochi metri a sx della targhetta di attacco della via "Destinazione Paradiso".
  • Discesa: dall'albero al termine della via, traversare assicurati a dx (faccia a monte), fino ad un albero dove abbiamo messo un cordone per la prima calata. Traversando ancora pochi metri a dx, si dovrebbe trovare la sosta finale della via "Destinazione Paradiso". Ora scendere in corda doppia seguendo la linea di spit, in modo da individuare le soste attrezzate della via moderna.
  • Difficoltà: VI+ max.
  • Sviluppo: circa 300 metri.
  • Attrezzatura: serie di nut e friend (fino al n°3 camelot), due mezze corde. Martello e chiodi consigliabili per emergenze e per ribattere alcuni chiodi.
  • Esposizione: est.
  • Tipo di roccia: calcare.
  • Periodo consigliato: salibile tutto l'anno, ma in estate fa troppo caldo e in inverno occorre evitare le giornate con vento freddo. La parete in inverno va in ombra già in tarda mattinata.
  • Tempo salita: 5h00 circa.
  • Primi salitori: L.Reiser, H. Enthofer, 1981.
  • Riferimenti bibliografici:
    • Polidori W., Sarca Verticale, Alpine Studio Editore, 2017

    • Filippi D., Pareti del Sarca, Edizioni Versante Sud

  • Relazione
  • Lunghezza 1, IV+, 50 metri: dalla scritta di attacco ("ZW") seguire il vago diedro/fessura al termine del quale si piega man mano verso destra incrociando la via "Destinazione paradiso". Si sosta su due spit al termine di una rampa verso destra.
  • Lunghezza 2, V/V+, 50 metri: traversare a dx, salire un dosso roccioso facile ma abbastanza liscio e arrivare ad una cengia. Traversare più a dx di un fix che si può rinviare e salire una zona evidentemente più facile e rotta. Si arriva così alla dx di un tettino con un chiodo con cordone. Si traversa delicatamente verso il chiodo, quindi ancora a sx a raggiungere una spaccatura che sale a sx del tettino. Si segue la spaccatura e si raggiunge così la sosta su tre chiodi.
  • Lunghezza 3, IV, 20 metri: salire verso dx per una rampetta, superare una breve placca, salire sulla cengia e sostare su due clessidre.
  • Lunghezza 4, V+, 50 metri: traversare a sx e salire per una svasatura nella roccia, dove è più "articolata". Si trova dopo qualche metro un chiodo. Si seguono i punti deboli della roccia, andando leggermente a dx, per poi salire fino quasi ad arrivare ad un evidente chiodo (più sopra visibile anche una sosta a spit di una via sportiva). Non si sale al chiodo, ma si traversa a sx a raggiungere tre chiodi dove si sosta.
  • Lunghezza 5, V, 25 metri: dalla sosta salire leggermente e poi traversare a sx (non andare fin sotto il tetto che c'è sopra, dove c'è una vecchia fettuccia su radice secca). Si raggiunge una zona di rocce più rotte e si continua fino ad un chiodo con cordone. Si traversa verso una pianta con chiodo con cordone poco sopra. Si traversa ancora su grossi massi (attenzione) e si raggiunge così la sosta su tre chiodi.
  • Lunghezza 6, V+, 35 metri: salire il vago diedro fessura verso destra (qualche chiodo) al termine del quale si rientra verso sinistra fino alla sosta su chiodi.
  • Lunghezza 7, VI+ o VI e A3 con passo su cliff su piccola lista, 40 metri: salire direttamente la parete compatta, ma con qualche buon appiglio. Si raggiunge (dopo diversi metri...) un vecchio spit giallo. Si punta ad un altro spit giallo più in alto, cercando sempre i passaggi migliori. Da qui c'è un altro "viaggio" a raggiungere un chiodo a pressione ed un altro chiodo a pressione poco dopo. Ora arriva il tratto chiave, dove bisogna salire direttamente verso un rottura nella roccia dove si vedono una vecchia fettuccia e vecchi cordini (in un chiodo). Il tratto dai pressione al chiodo è lungo e su roccia povera di appigli (alcuni anche di qualità dubbia), tratto obbligato di VI+. Raggiunto il chiodo si continua ad un altro chiodo, da cui occorre traversare a dx, verso due chiodi dove si sosta, accoppiandoli volendo con un chiodo poco più sopra in fessura.
  • Lunghezza 8, VI, 20 metri: salire sopra la sosta, dopo il chiodo si trova un tratto delicato, per poi uscire su rocce più facili ed arrivare alla sosta su chiodo e alberello. In alternativa, abbiamo rinviato il chiodo sopra la sosta, traversato a dx e salito un pancetta liscia, per arrivare a roccette rotte. Da lì salire fino a poter traversare verso sx alla sosta. Per agevolare il secondo, meglio non proteggersi fino a quando non si è abbastanza alti (SOLUZIONE SCONSIGLIABILE).
  • Lunghezza 9, V+, 50 metri: salire per roccia rotta sopra la sosta, obliquando verso dx si trova un chiodo. Puntare ad uno strapiombino verso destra, superarlo e cercando il facile salire verso sinistra fino agli alberi di sosta.
  • Note: la lunghezza dei tiri è indicativa.
    Difficoltà non elevate, ma assolutamente da non sottovalutare. Chiodatura rada, chiodi spesso precari, proteggibilità molto bassa.
    Il tiro chiave è veramente molto impegnativo dal punto di vista psicologico, e si rischia di cadere su un chiodo a pressione...
    Un vero capolavoro.
  • Aggiornamento: relazione a cura di Walter Pres Polidori e Emanuele Nughi Nugara, da una ripetizione del 22 dicembre 2014.
  • Disclaimer
    L'alpinismo su roccia e ghiaccio è un'attività potenzialmente pericolosa se non praticata con adeguata prudenza e cognizione di causa.
    Le vie descritte in queste relazioni sono state da noi percorse e descritte "di prima mano" con la maggior precisione possibile, ma questo non può in alcun modo sostituire la vostra valutazione e responsabilità personale.