Torre Trieste (m.2458), Spigolo Sud-Est - via Cassin

Torre Trieste (m.2458), Spigolo Sud-Est - via Cassin

Dettagli

  • Accesso stradale: dal paese di Listolade, alcuni km vicino ad Agordo (Valle Agordina), si individua la stradina che sale alla Capanna Trieste (val Corpassa), dove si lascia l'auto.
  • Avvicinamento: dalla Capanna Trieste superare la stanga e seguire la sterrata che sale verso il Rif. Vazzoler. Se si decide di pernottare al Vazzoler (comodo), occorrono circa 1h00/1h30 di facile avvicicnamento.
    Per andare verso l'attacco occorre seguire il sentiero 558 Van delle Sasse segnalato da cartelli indicatori (verso dx salendo al Vazzoler). Questo bivio si trova a circa 0h50 dalla Capanna Trieste e 0h15 in discesa dal Vazzoler.
    Si segue il sentiero che passa sotto la parete gialla e strapiombante della Trieste, sale leggermente e scende poi ad un canale. Il sentiero qui continua dritto, ma bisogna lasciarlo e seguire tracce sulla sx del canale, con qualche saltino di roccia (III). Arrivati ad una zona facile si traversa il canale verso dx (sassoni) e si segue una traccia vicina ai mughi che sale sulla sponda dx del canale (faccia a monte). Continuare fino ad un masso molto grosso strapiombante (possibile bivacco), dove è comodo lasciare del materiale se necessario (circa 1h00 dal Vazzoler, circa 1h45 dalla Capanna Trieste).
  • Attacco: dal masso continuare brevemente sulla sponda del canale per tracce, fino ad un ometto che indica di scendere nel canale. Qui si punta a delle roccette facili più in basso da salire per raggiungere l'evidente cengia erbosa. Seguire con attenzione la cengia verso sx, doppiare uno spigoletto e continuare fino a trovarsi sotto una placca più facile (0h15). Presente un chiodo con cordino, e a dx di uno spigolino un altro chiodo.
  • Discesa: indicazioni tutte faccia a valle.
    • Puntare ad un primo ometto sulla cima (è molto ampia), e da lì continuare verso il lato opposto (direzione rif. Vazzoler e Busazza, qualche ometto);
    • si raggiunge una corda fissa, da seguire verso un intaglio con enormi massi incastrati (attenzione, usurata);
    • si deve scendere nell'intaglio ad un canalino, stando sul lato ovest (a sx, noi abbiamo fatto una breve doppia ancorando la corda ad un anello nella corda fissa). Si trova ancora un ometto;
    • si segue in discesa il canalino superando in arrampicata dei brevi salti (II), fino ad un punto dove occorre fare attenzione e puntare ad un ometto che rimane più in alto, evitando di continuare nel canalino. Dall'ometto si seguono delle tracce che girano verso dx ed arrivano ad un primo ancoraggio per doppie;
    • prima doppia di circa 40 metri dritta fino a quando si può camminare costeggiando a dx la parete fino ad un terrazzino in un intaglio. Si continua brevemente in direzione Busazza (non si scende nel primo canalino che ci si trova davanti), fino ad una paretina con una sosta attrezzata;
    • seconda doppia di circa 50 metri fino ad un ancoraggio verso dx;
    • terza doppia di circa 45 metri fino ad un ancoraggio verso dx;
    • quarta doppia di circa 40 metri fino ad una zona abbattuta al limite di un salto;
    • attraversare verso sx per pochi metri su cengia monolitica (attenzione), fino ad un anello resinato (qui per terra contenitore per libro di vetta, purtroppo assente);
    • quinta doppia di quasi 60 metri ad una cengia (possibili zone dove effettuare bivacco);
    • attraversare a sx sulla cengia (vicino a delle rocce strapiombanti presente chiodo per possibile rinvio durante il traverso). Si continua sotto la zona strapiombante (II, III) e poco dopo, subito sotto un ometto, si trova un anello resinato;
    • sesta doppia di circa 55 metri direttamente alla seconda cengia;
    • si seguono tracce in discesa e qualche ometto, attraversando poi ad una spalla e arrivando infine, verso sx, ad un anello resinato (poco più sotto un vecchio mugo morto e rinsecchito con vecchi cordoni);
    • settima doppia, circa 50 metri, in direzione del canale sottostante. Si deve arrivare su un isolotto roccioso (presente un ancoraggio sull'isolotto, da noi non usato) e scendere nel successivo canale (il canale più a sx). Ci si ferma nel canale in una zona adagiata (attenzione alla corda, disporla bene in modo che possa essere recuperata);
    • si scende nel facile canale, con facili passi di arrampicata (I, II), e ci si tiene a sx, fino ad un intaglio dove subito dietro si trova una sosta sulla sx;
    • ottava doppia di circa 50 metri nel canale sotto la sosta; noi abbiamo evitato una calata e siamo scesi fino alla successiva su masso incastrato con cordini (attenzione ai sassi);
    • nona doppia di altri 30 metri fino ad una sosta per calata sopra un salto strapiombante;
    • decima calata di 50 metri fino alla base del canale. Fino a qui circa 4h00;
    • ora seguire il canale ed arrivare brevemente al punto dove si è arrivati alla cengia di attacco;
    • seguire a ritroso la traccia e il sentiero di andata, fino alla Capanna Trieste, in circa 1h30.
  • Difficoltà: VI+ e A1.
  • Sviluppo: circa 700 metri.
  • Attrezzatura: rinvii, serie di nut e friend (fino al n°3 BD, utile anche il n°4), martello e chiodi per emergenze e per ribattere alcuni chiodi presenti, staffa, corde da 60 metri.
  • Esposizione: sud-est.
  • Tipo di roccia: dolomia, più friabile nella prima parte fino alla seconda cengia (ma ripulita dalle ripetizioni) e più compatta nella parte superiore.
  • Periodo consigliato: da maggio a settembre: dipende molto dallo stato della via dopo l'inverno, soprattutto per la discesa.
  • Tempo salita: 11h00/13h00.
  • Primi salitori: Riccardo Cassin, Vittorio Ratti, 15-17 agosto 1935.
  • Riferimenti bibliografici:
    • Rabanser I., Vie e vicende in dolomiti
    • Kelemina O., Civetta
  • Relazione
  • Lunghezza 1, V-, 40 metri: salire sopra la sosta e spostarsi verso dx; obliquando salendo scegliere i punti di minore resistenza. Si sale poi dritto, arrivando alla sosta sotto delle rocce difficili (1 chiodo, roccia non proteggibile se non con chiodi);
  • Lunghezza 2, IV+, 20 metri: traversare orizzontalmente a destra fino alla base di un muro verticale di roccia scura, superarlo (chiodo) e proseguire per una serie di facili placche abbattute. Sosta su buona cengia alla base di una fascia rocciosa strapiombante nerastra.
  • Lunghezza 3, VI/A0, 20 metri: salire direttamente sopra la sosta un muretto ostico. In loco un paio di chiodi. Si traversa poi a dx, senza possibilità di proteggersi, e si sale brevemente alla sosta.
  • Lunghezza 4, A0, VI, 20 metri: non attraversare a dx (possibile variante difficile), ma salire con arrampicata artificiale la fessura strapiombante sopra la sosta (3 chiodi), traversare poi a destra su esile cornice per circa dieci metri collegando una serie di piccoli appigli, per la maggior parte mobili, fino alla sosta.
  • Lunghezza 5, VI e A0, 15 metri: si traversa leggermente a sx, cercando dei buoni appigli per salire e traversare di nuovo a dx ad un chiodo. Di qui con un passaggio in libera raggiungere un chiodo sopra uno strapiombino e poi traversare a sx in A0 su chiodi.
  • Lunghezza 6, VI, IV+ dolomitico, 40 metri: salire in verticale fin sotto una fascia rocciosa aggettante (chiodo), aggirare l'ostacolo sulla sinistra portandosi alla base di una placca articolata (la via Carlesso prosegue a sinistra). Traversare lungamente verso destra in costante ascesa (2 chiodi) e raggiungere lo spigolo. La sosta è segnalata da un cordino penzolante da uno dei chiodi ed è attrezzata alla base di un marcato diedro di roccia scura.
  • Lunghezza 7, V+, 40 metri: salire l'evidente diedro sopra la sosta, seguendo le fessure e poi stando poco a sx per cercare i punti più deboli. Si arriva ad una zona più abbattuta ed alla sosta sotto la continuazione del diedro.
  • Lunghezza 8, VI, V, IV+, 50 metri: scalando il diedro di questa lunghezza si raggiunge la Prima Cengia.
    Salire in verticale il diedro su buoni appigli, superare una fascia strapiombante leggermente a sx (2 chiodi vicini) e proseguire in verticale su buoni appigli, superare una piccola cengia erbosa e raggiungere una piccola nicchia dove è possibile spezzare il tiro attrezzando la sosta su 2 chiodi vicini. Proseguire in verticale in un camino di roccia chiara, aggirare una zona strapiombante sulla destra, oltrepassare un piccolo masso incastrato ed uscire a destra in prossimità dello spigolo. Traversare a sinistra sulla cengia per circa tre metri e sostare alla base di un muro fessurato molto strapiombante.
  • Lunghezza 9, VI e A0, 35 metri: traversare su cengia a sx per cercare il punto più facile per salire il muretto sopra la sosta. Si traversa ora di nuovo a dx e sulla direttiva della sosta salire su roccette friabili verso una zona gialla strapiombante. Si sale ora in A0, seguendo i chiodi verso sx e poi fin sotto un tetto, da cui si traversa a sx e si arriva ad una comoda sosta.
  • Lunghezza 10, IV+, V, 45 metri: salire il diedro abbattuto inclinato a sinistra, superare una zona erbosa e portarsi alla base di una placca grigia sovrastata da un netto diedro (visibile chiodo con cordino penzolante), è una variante d'uscita diretta alla seconda cengia (VI+). Non salire la placca verso il diedro ma traversare a sinistra in graduale ascesa (2 chiodi), doppiare uno spigolo poco marcato e salire in verticale su placca appigliata. Seguire poi una bella fessura che si trasforma in un diedro che porta in una grande nicchia formata da un enorme tetto aggettante. Sosta su 2 chiodi, uno di colore verde con fissato un cordino giallo, utile per individuare la sosta.
  • Lunghezza 11, V+, 50 metri: si traversa a sx su cengetta rocciosa, prima facilmente e poi con passi delicati a ridosso di un muro di roccia grigia (non ci si può proteggere). Si arriva ad una zona più facile sotto un camino che bisogna salire (non facile). Si traversa poi a sx a cercare la zona più semplice dell'ultimo muretto. Si esce nella distesa di mughi della seconda cengia, sosta su mugo.
  • Lunghezza 12, III, V, VI+ e A1, un passaggio in artif. su friend, 40 metri: portarsi sulla verticale di un diedro grigio molto netto posto a circa 30 metri da terra, facilmente individuabile da una recente frana avvenuta proprio alla sua base che ha interessato la via di salita. La zona gialla arancione contraddistingue il distacco di un grosso blocco di roccia che è rimasto intatto e ben visibile alla base della parete. L'itinerario passa ora immediatamente a sinistra della frana (chiodi visibili). Dalla verticale della frana spostarsi 5 metri a destra e salire la rampa abbattuta verso sinistra, continuare la traversata a sinistra sfruttando delle grosse lame e doppiare uno spigolo arrotondato. Salire ora in verticale contornando a sinistra la frana, rimontare uno spigoletto strapiombante (chiodi), proseguire per un breve diedro e sostare su 2 chiodi collegati da una fettuccia nera alla base del caratteristico diedro di roccia verdoniana.
  • Lunghezza 13, VI+ e A1 su friends, 15 metri: salire il bellissimo ma repulsivo diedro grigio. A circa 13 metri si trova un chiodo a sx, da tralasciare (posizione scomoda e brutto). Salire ancora (utile friend n°4 da posizionare in buco) e traversare a dx alla sosta. In posto pochissimi chiodi.
  • Lunghezza 14, VI, V, e poi camminando, 35 metri: salire il muro sopra la sosta, a dx del diedro, per poi rientrare nel diedro a sinistra e raggiungere un chiodo, traversare a sinistra e raggiungere una bella fessura, salirla interamente e uscire dalla parete su una comoda cengia detritica, rinviare la sosta a chiodi e traversare a sinistra contornando la parete successiva, superare una sosta attrezzata con 2 chiodi collegati da una fettuccia di colore verde e raggiungere la base di un diedro verticale di roccia gialla sovrastato da un grande tetto.
  • Lunghezza 15, VI, 20 metri: salire il diedro giallo, molto regolare e bello ma a zone con roccia liscia. Si sosta nel diedro sotto una zona gialla più friabile, su due chiodi brutti da rinforzare.
  • Lunghezza 16, VI+ e A1, 25 metri: salire il diedro strapiombante che alterna arrampicata artificiale e qualche passo in libera, raggiungere la base di un piccolo tetto aggettante che chiude il diedro (chiodo con la testa spezzata), aggirarlo a sinistra (chiodo accoppiato ad un cuneo marcio) e proseguire in artificiale per il diedrino strapiombante successivo espostissimo, spostarsi leggermente a destra fino ad un chiodo con fettuccia e raggiungere la sosta alla base del grande tetto. La sosta è attrezzata con un vecchio cordone che collega 2 vecchi chiodi (uno brutto) ed una piccola clessidra, assolutamente da rinforzare con un friend medio nella fessura di sinistra.
  • Lunghezza 17, VI, 30 metri: traversare a dx (un chiodo con vecchia fettuccia), per poi doppiare lo spigolo e trovare la sosta poco più a dx. Qui noi abbiamo continuato (attenzione agli attriti), salendo il muro sopra la sosta. Si segue una fessura a dx, per poi traversare a sx sotto uno strapiombino ad una zona più facile, da seguire fino alla comoda sosta su terrazzino roccioso sotto rocce compatte fessurate.
  • Lunghezza 18, II e III, 20 metri: traversare a sinistra su cengia aggirando uno spigolo, salire una serie di facili gradoni e portarsi alla base di un camino. E' possibile attrezzare una sosta su due piccole clessidre alla sua base.
  • Lunghezza 19, V, 30 metri: salire sopra la sosta per camino con due fessure ai lati. Seguire i punti più facili fino ad arrivare ad una c omoda sosta sotto una zona di roccia grigia compatta ma articolata (possibile unire questo tiro col precedente).
  • Lunghezza 20, A0, V, IV+, 30 metri: salire un muretto verticale fino ad un chiodo, proseguire per placche e diedrini poco marcati fino a sostare in un canalino.
  • Lunghezza 21, V, 35 metri: arrivare a dx ad un piccolo tetto giallastro che si evita a sx, salire ad un diedro grigio (qui noi abbiamo attrezzato una sosta non avendo visto la sosta precedente), andare a sx ed entrare in un camino. In uscita dal camino non salire per roccette sopra di esso, perchè portano ad un pulpito sotto un salto di roccia compatto (errore fatto da noi), ma andare a dx ed entrare in un caminone dove si sosta alla base. Per questo tiro abbiamo qualche perplessità: probabilmente si arriva qui da un camino facile direttamente sotto, da raggiungere a dx nel tiro precedente.
  • Lunghezza 22, IV+, 60 metri: seguire tutto il camino fino ad uscire sulle facili roccette sommitali (attenzione a sassi mobili e detriti), andando a sostare a dx su mughi o poco sotto su una sosta a spit di una via moderna.
  • Note: via mitica, splendida: la linea di salita è un capolavoro di intuito ed estetica. Complimenti al grande Cassin!
    Un sogno realizzato per noi che siamo due alpinisti della domenica, ma amici di serie A..., coronato da una bella esperienza di bivacco in vetta (ottimo posto con muretto a secco sotto un masso strapiombante).
    Roccia abbastanza buona nella prima parte, ripulita dalle ripetizioni, e molto più bella nella parte sopra la seconda cengia. Non mancano comunque tratti di roccia friabile e sassi mobili.
    Chiodatura sufficiente, molto rarefatta sulla maggior parte dei tiri (esclusi quelli strapiombanti in artificiale). Molti chiodi malsicuri, a cui fare attenzione.
    Si raccomanda sempre di documentarsi con altre relazioni e informazioni: la presente relazione potrebbe contenere qualche errore non voluto, soprattutto nella parte alta dove, in alcuni punti è facile sbagliare.
  • Aggiornamento: relazione a cura di Walter Polidori e Simone Rossin, da una ripetizione del 24 giugno 2012.
  • Disclaimer
    L'alpinismo su roccia e ghiaccio è un'attività potenzialmente pericolosa se non praticata con adeguata prudenza e cognizione di causa.
    Le vie descritte in queste relazioni sono state da noi percorse e descritte "di prima mano" con la maggior precisione possibile, ma questo non può in alcun modo sostituire la vostra valutazione e responsabilità personale.