Wildgall (m.3273), parete nord-est - via Goulotte Seltene Erden
Dettagli
- Accesso stradale: raggiungere Anterselva (BZ) e proseguire in direzione del Passo Stalle. Ad un certo punto, dopo il centro internazionale di Biathlon, parcheggiare sulla sinistra, in prossimità di un piccolo bar-rifugio – Tiroler Hutte - prima del lago di Anterselva.
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Avvicinamento:
seguire inizialmente la strada forestale e poi sfruttare il sentiero n. 39, più diretto, che porta più rapidamente dal bosco alla parte più detritica del vallone del Monte Collalto–Hochgall. Salendo troveremo il Wildgall alla nostra sinistra e di fronte il Monte Collalto–Hochgall.
Usciti dal bosco, specialmente ad inizio stagione, quando è ancora presente neve, andare verso la base del Monte Collalto–Hochgall, per poi deviare decisamente a sinistra, verso est. A questo punto vi troverete davanti l'evidente couloir che incide tutta la parete nord-est del Wildgall. Qui si presentano due possibilità di salita:- prendere direttamente il conoide nevoso che arriva ad una pendenza massima di 60°, ma che può risultare più faticoso, a causa dell'accumulo di neve che scarica dalla parete;
- prendere poco più a destra il canale, sempre nevoso, ma con qualche roccia, dove si accumula meno neve. Successivamente, bisogna poi rientrare verso sinistra, nel finale del conoide nevoso che porta all'attacco della via, con possibilità di proteggersi con protezioni veloci sulla parete laterale destra.
Per le condizioni trovate, abbiamo scelto la seconda opzione per la qualità della neve, a nostro avviso più compatta, rispetto al conoide diretto.
Dislivello avvicinamento: circa 1100 metri per circa 2h30. - Attacco: alla fine del conoide, ci si porta verso sinistra, all'inizio dell'evidente couloir, dove sulla parete rocciosa di sinistra, sono evidenti due chiodi di sosta.
- Discesa: per il medesimo itinerario di salita, o scendere dalla cima per la cresta nord-ovest.
- Difficoltà: 80°, M4+, V+
- Sviluppo: circa 350 metri, incluso il conoide.
- Attrezzatura: utili friend Camelot C3 piccoli 1, 2 - fino Camelot 2. Consigliate due mezze corde da 60 metri. Le soste sono tutte a chiodi, collegati direttamente con un cordino.
- Esposizione: nord-est. Si prende sole solo nel conoide iniziale.
- Tipo di roccia: granito, molto ruvido, ma in alcuni tratti anche molto detritico. La via è stata affrontata solo due volte, pertanto sono presenti anche alcuni massi instabili.
- Periodo consigliato: periodo invernale - inizio primavera. Dipende molto dall'innevamento e dalle temperature.
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Primi salitori:
Johannes Bachman e Tinkhauser Manuel, 8/4/2014.
Prima ripetizione: Thomas Engel e Monfrini Luca, 18/04/2014. - Relazione
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Lunghezza 1, 80°, 60°, 60 metri:
salire il couloir, partendo a destra della sosta. I primi 15 metri sono a 80°, poi diventa più facile fino a 60°. Due chiodi in sosta.
Noi siamo stati a sinistra della sosta, per cercare di sfruttare un pendio nevoso, all'apparenza più facile, ma dopo 10 metri, bisogna rientrare a destra e fare passaggi impegnativi su roccia: sconsigliato. - Lunghezza 2, 65°, 60°, 55 metri: continuare nella goulotte con pendenza a 65° e poi 60°. Un chiodo ed nut in sosta.
- Lunghezza 3, 80°, poi 60°, 60 metri: primo risalto di 10 metri a 80° e poi a degradare fino a 60°. Due chiodi in sosta.
- Lunghezza 4, 65°-70° all'inizio, poi 60°, 35 metri: continuare nella goulotte tra i 65°-70° iniziali, poi fino a 60° (1 chiodo).
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Lunghezza 5, M4+ (un tratto), 25 metri:
proseguire sempre nella goulotte, che gira gradatamente verso destra, dove si trova un breve tratto di M4+ con ultimi 2 metri un pò ostici (forse dipende anche dalle condizioni).
Si arriva poi all'evidente sosta che noi abbiamo rinforzato con un friend, in previsione del difficile tiro successivo. Due chiodi.
Possibilità di concatenare quarta e la quinta lunghezza senza grossi problemi di attrito. -
Lunghezza 6, V+, 35 metri:
partire in traverso a destra per qualche metro. Proteggersi quanto prima per evitare, in caso di caduta, di pendolare sotto la sosta. La via originale dopo 3-4 metri sale verticalmente per un'esile fessura con spuntone proteggibile e successivamente, si dovrebbe incontrare un solo chiodo. Noi siamo andati altri 2 metri più a destra in un diedro camino che è facilmente proteggibile, ma molto impegnativo e ostico da arrampicare con i ramponi. Ad aver avuto le scarpette, sarebbe stato una goduria... In entrambe i casi, si arriva ad un risalto finale che porta in uscita dalla via. Presente cordino viola di sosta.
Finita la goulotte e il tiro di roccia, si può proseguire in conserva lungo la cresta, prestando comunque attenzione per i tratti esposti, così da arrivare alla cima vera e propria del Wildgall, a 3273 metri. -
Note:
etimologia del nome: Seltene Erden (Terre Rare). Migliaia di anni fa dormivano nella terra, nessuno le conosceva, ma senza di loro la vita moderna non potrebbe esistere. Loro sono le materie prime più ricercate del mondo: sono le Seltene Erden (Terre Rare). Il nome della via - Seltene Erden - vuole trasmettere il messaggio che: Se si sta in natura, si può ritrovare se stessi.
La lunghezza dei tiri è indicativa. Bell'itinerario, in ambiente alpino e isolato, anche per il lungo avvicinamento. Le difficoltà non sono proibitive, ma il tratto finale del quinto tiro e il sesto tiro, sono da tenere molto in considerazione, solo per "gente dura" e che ha padronanza di questi gradi su questo tipo di terreno.
E' comunque facile orientarsi, in quanto il canale e la linea di salita sono logiche ed evidenti; quindi anche in caso di sopraggiungere del maltempo (come è successo a noi), se si è in discesa, non ci sono problemi.
Il selvaggio e severo ambiente intorno alla nostra via e lo straordinario panorama con vista sul Collalto, fa di tutto questo qualcosa di meraviglioso.
Ringraziamo i due amici tirolesi, Johannes e Manuel, che hanno avuto questa brillante idea di salire una linea nascosta, che si può trovare solo se si è andati a cercarla, in quanto sul versante opposto della strada statale che attraversa la magnifica valle di Anterselva.
Per informazioni: contattare Johannes Bachman 340-2588583. - Aggiornamento: relazione di Luca Monfro Monfrini e Thomas Tommy Engl, dalla prima ripetizione del 18 aprile 2014.
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Disclaimer
L'alpinismo su roccia e ghiaccio è un'attività potenzialmente pericolosa se non praticata con adeguata prudenza e cognizione di causa.
Le vie descritte in queste relazioni sono state da noi percorse e descritte "di prima mano" con la maggior precisione possibile, ma questo non può in alcun modo sostituire la vostra valutazione e responsabilità personale.